Ripubblico un ottimo articolo di Giovanni Marcotullio – pubblicato originariamente il 15 aprile 2012 dagli amici di La Porzione
Un testo meraviglioso e misterioso per introdursi alla settimana di settimane
Una delle cose che dai calendarî liturgici meno passa nella sensibilità comune è la durata delle feste. Già il lunedì dell’Angelo (altresì detto “pasquetta”) ci si sente dire, incontrando persone: «Buona Pasqua fatta!». Qualcuno, che forse cerca di essere più attento, aspetta martedì, dopo pasquetta, per cominciare a salutare in questo modo. A voler essere onesti, però, l’unico fondamento della pasquetta non è teologico, bensì gastronomico: è principio sacrosanto, cogliere l’occasione della consumazione degli avanzi del grande pranzo di Pasqua per incontrare altri amici, fare scampagnate e così via; d’altro canto però non si vede in cosa il lunedì dell’Angelo sarebbe diverso dal giorno successivo. In complesso, però, è meno distante dal vero la posizione di chi tratta pasquetta un po’ come Pasqua: questi sono imprecisi, anzi, per difetto, perché “pasquetta” – dal punto di vista liturgico – dura un’intera settimana. È facile farci caso: andando a Messa in un qualsiasi giorno della prima settimana di Pasqua ci si ritrova a cantare il Gloria, ed è possibile anche che prima del canto al Vangelo venga cantata o letta la Sequenza pasquale (Victimæ paschali laudes). Per chi recita la Liturgia delle Ore la cosa è ancora più evidente, visto che le ore maggiori (Lodi e Vespri) ripetono per tutta la settimana i salmi del giorno di Pasqua! Continua a leggere→
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