Impetuoso come le montagne/ 1

Questo articolo nasce da due omelie pronunciate il 28 e il 29/6/2008, durante il corso regionale del Lazio della Comunità Maria del Rinnovamento Carismatico. Ho cercato di conservare lo stile colloquiale dell’omelia per non perdere la vivacità del contenuto

STABILE COME PIETRO…

Hans Urs Von Balthasar, uno dei più grandi teologi del nostro tempo, ci ha aiutato a comprendere che i santi sono come prismi che scompongono la luce di Cristo, rendendoci più facile cogliere ciò che non siamo capaci di assumere nella sua interezza. Ognuno di loro incarna, per così dire, una “forma del cristianesimo” e per questa ragione diventano un punto di riferimento per tutta la Chiesa. Possiamo perciò parlare di una “forma petrina” o di una “forma paolina” del Cristianesimo, entrambe vere, entrambe utili a tutta la Chiesa (c’è anche, naturalmente, una forma “mariana” e una “giovannea”, come anche una francescana o ignaziana, ma è ovvio che non sono pertinenti in questo contesto).

Se dovessi sintetizzare in una parola la forma petrina credo di poter scegliere la parola “stabilità”. Pietro è infatti l’uomo scelto dal Signore per garantire stabilità alla Chiesa e al Vangelo (“Tu sei Pietro e su questa pietra…” Cfr. Mt. 16,18). Nel corso dei secoli la spiritualità cristiana ha sempre riconosciuto la stabilità come un valore fondamentale, tanto che ad esempio i monaci che seguono la regola di S. Benedetto ne fanno addirittura un quarto voto.

La stabilità è sicurezza, certezza, fermezza, legge, responsabilità e senso del dovere, da essa derivano la pace interiore e l’equilibrio. Chi è stabile sa dare il giusto valore alle cose, perché la sua stabilità gli consente di penetrare in profondo la realtà. Ha messo radici e quanto più queste arrivano in fondo tanto maggiore sarà la sua fermezza. Al contrario chi vive solo nella ricerca di sé e del suo profitto, chi non ha ancora compreso che ci sono cose per cui vale la pena morire e quindi valgono più di se stessi e della propria vita, vive solo di attimi e sensazioni. Alla fine, quando si volterà indietro, la sua vita gli apparirà come un romanzo le cui pagine sono state strappate e rimescolate a caso: una vita senza una trama!

Così, ad esempio, l’uomo stabile sarà fedele alla sua sposa o al suo Dio, perché vive un amore fortemente radicato, mentre l’uomo instabile cambierà continuamente partner in una fuga disperata dalle difficoltà che alla fine è incapacità di costruire. Solo chi è stabile può scoprire il mistero nascosto nelle piccole cose della vita.

Del resto anche nella Bibbia la stabilità è considerata un grande valore, la stessa parola “fede” in ebraico fa riferimento a questa idea, tanto che si potrebbe tradurre il verbo “credere” con “stare saldi”. Da qui l’identificazione di Dio con la Roccia. La roccia che dà sicurezza, che resta immutabile nel continuo mutare del tempo, la roccia che difende come una fortezza, a cui aggrapparsi nel pericolo (Cfr. ad esempio Sal 31,1-4).

Se è così allora ciò che sorprende nell’appellativo che Gesù dà a Pietro è che esso ha in sé prerogative divine. Come Dio, anche Pietro ora, in forza del mandato ricevuto da Gesù, può essere “la roccia”. Pietro è l’uomo stabile sulla cui stabilità anche altri possono appoggiarsi, come l’albero della parabola che accoglie gli uccelli del cielo (Cfr. Mt. 13,31-32). Pietro non è solo l’uomo saldo nella sua fede, come ogni credente dovrebbe essere, ma soprattutto è colui che con la sua stabilità incoraggia e sostiene quelli che vacillano (pasci le mie pecorelle).

È bello che sia Pietro il custode della stabilità, lui che per tre volte ha rinnegato il Signore! Perché Gesù non ha bisogno di superuomini, ma si serve di noi, così come siamo, ci guarisce, ci trasforma e ci rende capaci di ciò che magari non è nella nostra natura.

C’è però intorno a noi una diffusa allergia a tutto ciò che è regola o legge, nessuna autorità è più riconosciuta, in nessun campo, così che sempre più l’uomo moderno appare come un uomo “autonomo” (legge a se stesso). Perché meravigliarsi allora se il sentimento comune più diffuso è l’angoscia? In un mondo senza valori certi, dove la sola cosa che conta è la sopravvivenza, l’unica legge che può affermarsi è la legge del più forte, tanto peggio per i deboli e per quelli che non hanno nessuno che strilli al posto loro.

Così dalla stabilità siamo passati alla precarietà. Nell’etica, come in politica e nell’economia, come in ogni altro campo della vita, stiamo raccogliendo l’amara conseguenza del liberalismo, che è la precarietà. Se non ci sono più uomini stabili nelle loro scelte e nei loro valori allora tutto, la famiglia, gli affetti, il lavoro, diventa precario. Siamo precari universali e questo può a ben diritto essere definito il tempo della precarietà.

Ma certo non possiamo rinunciare ad un valore biblico così centrale come la stabilità. Dobbiamo imparare a vivere la stabilità nel tempo della precarietà. Come fare? Mi richiamo alla vita di una grande santa del nostro tempo, Chiara Lubich, la fondatrice dei Focolarini. La sua storia unica comincia sotto un bombardamento, mentre tutto intorno a lei crollava, nella precaria sicurezza del rifugio si è chiesta: “Che cos’è che neppure le bombe possono distruggere?”. E subito la risposta: la Parola di Dio, perché cieli e terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.

Mentre intorno a noi tutto vacilla, tutto diventa precario e scivola via nell’incertezza, dobbiamo attaccarci alla sola cosa che resterà salda, quella professione di fede contro cui nemmeno l’inferno può prevalere “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. Come anche Paolo ci dice: “Chi ci separerà dall’amore di Cristo?”.

Allora paradossalmente la precarietà cessa di essere una maledizione e diventa un punto di forza. Non per nulla la parola preghiera ha la stessa radice della parola precario. Prega chi è precario, perché l’uomo nella prosperità non comprende, è come gli animali che periscono (Sal. 49,13). Allora troviamo in questo la nostra stabilità, aggrappiamoci alla Roccia della nostra salvezza, e facciamo della nostra precarietà un vanto, perché, una volta stabiliti saldamente in lui, potrà crollarci il mondo intero intorno, ma noi ne rideremo, nulla e nessuno infatti potrà più toglierci pace e sicurezza.

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6 febbraio 2012 · 06:02

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