il seme

La vita di una parrocchia è un’eccezionale contenitore di storie, storie belle e tristi, nobili o ignobili, la maggior parte di queste ha me come unico depositario. Ho pensato di condividerle per quanto possibile… certe cose sono così belle che vanno raccontate. Fatalmente sono io protagonista, ma vi giuro che racconto queste cose non per mettere in mostra me stesso (con la maggior parte di voi non ne ho bisogno), ma semmai per testimoniare come vive e cosa fa oggi una comunità cristiana.
Ho scelto di aprire con la storia di Mathias sia perché è una delle più vecchie cronologicamente, risale a 12 anni fa, sia perché è alla base di tante altre. Se l’idea vi piace continuerò a tediarvi

Mathias non saprà mai che la sua vita è servita a qualcosa. È morto convinto di essere solo e abbandonato da tutti, invece la sua morte è stata come un seme fecondo, da cui è germogliato un robusto albero di bene.

Mathias era un operaio polacco, venuto a cercar fortuna in Italia, quando ancora la Polonia non era Europa. Con alterne fortune aveva lavoricchiato in diversi cantieri, riuscendo sempre però a mandare qualcosa a casa, dalla moglie e dai figli, che amava teneramente. Finché non è crollato il mondo.

Sua moglie, la donna per cui si rompeva la schiena ogni giorno, rimase incinta. Di un altro, visto che lui era in Italia da due anni. Mathias perse la testa, si lasciò andare pesantemente all’alcool e l’alcool lo finì di devastare, rapidamente perse l’uso delle gambe, prima una poi l’altra, poi la vista… alla fine era solo un’ombra d’uomo.

È stato allora che l’ho conosciuto, ero appena stato nominato parroco ed affrontavo con entusiasmo giovanile la mia nuova sfida, e così ho notato quest’uomo, che ogni domenica mattina veniva scaricato da una macchina davanti alla parrocchia, si trascinava fino al portone e restava là ore a chiedere l’elemosina, nonostante tutto dignitoso, in silenzio.

Iniziammo a parlare e conobbi così la sua storia ed insieme mi si aprì un mondo, un mondo terribile e violento, il racket dell’elemosina a Roma. Seppi così che viveva in una grotta, insieme ad una decina di connazionali, che chi si incaricava di accompagnarlo lì gli portava via quasi tutto quel poco che guadagnava in una giornata di elemosina, conobbi l’abiezione e la miseria della sua vita, varie volte sono andato a cercarlo in quella grotta, a rischio di buscarmi una coltellata, solo per portargli un po’ di panni caldi, d’inverno una stufa a kerosene, o un po’ da mangiare durante la settimana.

Dopo qualche mese la sua situazione peggiorò ulteriormente. Era stato un inverno freddissimo quello e fu necessario ricoverarlo in ospedale (e penai per farlo accettare), alla fine, quando fu fuori pericolo, uno dei medici, che come me se lo era preso a cuore, mi disse che non sarebbe sopravvissuto ad un altro inverno se fosse rimasto nella grotta.

Così dopo aver consultato il mio vescovo decisi di destinare una delle aule del catechismo a “casa di Mathias” e cominciai ad ospitarlo io. Naturalmente non aveva smesso di bere e la convivenza era a volte difficile, spesso dovevo andarlo a recuperare la notte nei posti più improbabili, come farebbe un genitore con un figlio tossico o alcolizzato, però, nei rari momenti di sobrietà, la gioia era tanto grande da compensare la fatica.

Purtroppo Mathias non passò comunque l’inverno, il suo organismo era troppo compromesso, dovetti così assolvere gli impegni che si pongono in ogni casa quando muore uno della famiglia: lavare il cadavere, rivestirlo, provvedere alle esequie, alla sepoltura… mentre facevo questi piccoli gesti d’amore postumo avevo una tempesta nell’animo, pensavo a questa vita spezzata, ad un uomo ancor giovane distrutto, pensavo a come poter fare per evitare che potesse succedere ancora.

Quel giorno, lavando il cadavere di Mathias, ho concepito un sogno: oggi, dopo dieci anni, quel sogno è una importante realtà che assiste più di 400 famiglie nella zona Roma nord: distribuzione alimentari e vestiti, mensa una volta alla settimana (quando la locale mensa Caritas è chiusa), ambulatorio odontoiatrico gratis, dispensario farmaceutico, ricerca di lavoro…

Sì caro Mathias, figlio mio, la tua morte non è stata vana, tu sei il concime che ha permesso a questa pianta di crescere.

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2 commenti

Archiviato in Piccole storie nobili

2 risposte a “il seme

  1. 61Angeloextralarge

    Continua con queste storie! Anche se mi hai fatto piangere. Posso inserire questo post nella mia rubrica?

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  2. Questo è il Vangelo, e il Vangelo è fatto per noi. Queste storie sono la giusta frequenza di risonanza che fanno vibrare tutte le cellule del nostro corpo. Grazie.

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