Storia di Renzo e Lucia (e di un ungherese)

Sono una bella coppia, in apparenza. Lui è un dirigente delle ferrovie (onesto, e di questi tempi è bene precisarlo), lei tutta per i figli. Una coppia borghese, piuttosto benestante, come ce ne sono tante.

Eppure qualcosa scricchiola. Renzo e Lucia (chiamiamoli così) non sono contenti. Noia, delusioni, brutte amarezze professionali (in un ambiente come quello chi non vuole piegare la schiena la paga, prima o poi), soprattutto una vita che scorre senza senso, “come un libro le cui pagine siano state strappate e rimescolate a caso”, mi confida lei, senza una trama, senza un protagonista.

La notte di Natale vengono alla Messa, come tanti, che si ricordano della fede dei loro padri due volte l’anno e partecipano più per convenzione che per convinzione. Ma quella notte è una notte speciale, il parroco è più ispirato del solito, o forse loro son più ricettivi, o forse lo Spirito Santo ha teso un “tranello” e li aspetta al varco… fatto sta che nell’omelia il parroco azzarda un invito, suggerisce ai suoi parrocchiani di invitare a pranzo nel giorno di Natale uno dei numerosi mendicanti che aspettano sul sagrato della Chiesa.

I due si guardano, hanno un attimo di esitazione e poi… sì, si può fare! Così il giorno dopo vengono al mattino e scelgono Joseph (altro nome di fantasia), un ubriacone ungherese, a volte violento, che entra ed esce dalla galera per piccoli furti, ubriachezza molesta etc etc.

Naturalmente Joseph non è sobrio, lo hanno scelto proprio perché è quello più male in arnese, fatto sta che se lo portano a casa, gli fanno fare la doccia, gli regalano un cambio di vestiti e naturalmente pranzano insieme e nel frattempo si fanno raccontare la sua vita. Joseph dorme sotto un ponte e non ha una gran vita, come è ovvio, fatta di botte, di violenza, di vodka…

Ci vuol poco a decidere, spediscono i figli dai nonni e quella notte Joseph si ferma a dormire da loro, e poi ovviamente è escluso che il giorno dopo Joseph torni alla sua vecchia vita, così se lo portano in vacanza, una settimana al paese natìo. È come avere un altro figlio, ma Joseph, una volta sobrio, si rivela persona di gran cuore, perfino divertente, simpatico, un compagno di vacanze piacevole.

Mi piacerebbe poter scrivere che tutto questo amore ha prodotto il miracolo, che Joseph ha cambiato vita e si è integrato, purtroppo invece l’alcool è stato più forte e una volta finita la settimana di vacanza è tornato alla sua vecchia vita ed è ormai al di là di qualsiasi possibile aiuto, perché non si può aiutare chi non vuole essere aiutato.

La vita che è cambiata però è quella di Renzo e Lucia, oggi non sono più i borghesi annoiati di prima, sono anzi tra le colonne di questa comunità parrocchiale e gestiscono la “casa di Mathias”, la nostra piccola struttura caritativa. Non hanno più il tempo di annoiarsi e al contrario percepiscono tutta la vita come un canto d’amore allo Sposo, come lo chiama con affetto tutto femminile Lucia.

Hanno percepito di essere gli strumenti e non la fonte dell’amore, sanno che l’amore che danno ai poveri non viene da loro stessi e per questo non vogliono essere ringraziati, né nominati. Solo lo Sposo conta, perché nessuno è buono se non Colui che è Buono per essenza.

4 commenti

Archiviato in Piccole storie nobili

4 risposte a “Storia di Renzo e Lucia (e di un ungherese)

  1. 61Angeloextralarge

    Don Fabio! Ma perché non abito a Roma? Mannaggia!
    A parte le battute, che ne pensi di raccogliere queste storie in un lbro? Farebbe ro mooolto bene all’anima. Smack!😀

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  2. 61Angeloextralarge

    Lo so! Ma chi le racconta? La “gente” pensa che nelle parrocchie si faccia tutt’altro. E che i preti non fanno nulla tutto il giorno… Ma a parte questo, perché non credo che sia compito tuo dimostrare il contrario di quello che la gente pensa (chi vuol pensare male lo fa lo stesso), credo che queste cose “raccontate” e non “esibite” (la gloria è meglio averla in Paradiso, no?) facciano bene al cuore soprattutto se tutto è fatto con umiltà e con discrezione come stai facendo tu. In fondo è vero il detto che fa più chiasso il male che il bene, ma se del bene realizzato non si parla mai o se ne parla poco (ripeto: tutto questo fatto come Dio “comanda”), chi potrà mai lodare Dio per questo? Chi potrà prendere l’esempio, Correggimi se sbaglio.

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