Elogio di Anania

Sono sempre rimasto impressionato dal personaggio di Anania.Avete presente il tipo? E’ quello che sulle prime ha paura di accogliere san Paolo nella Chiesa e poi però si lascia convincere dal Signore. Non sappiamo niente di lui, non ha fatto niente di notevole, se non accogliere Paolo e, presumibilmente, essere il suo primo catechista. Eppure senza di lui niente apostolo delle genti!

La sola cosa che possiam dire con certezza è che non era proprio un leone, vista la sua paura di Saulo/Paolo e magari era anche un pochino diffidente, che so, forse avrà pensato: “questo è un trucco, vuole infiltrarsi tra noi per sapere quanti siamo e dove ci riuniamo per poterci combattere meglio”. Il mosaico di Marco Ivan Rupnik qui rappresentato mostra Gesù stesso e non Anania che impone le mani a Paolo ed è più che corretto, perché certo neppure per un secondo uno come Anania può aver pensato di essere stato lui a fare il miracolo.

Non sappiamo niente di lui e allora mi piace inventare. Me lo immagino un po’ coniglio questo Anania, uno che è capitato nella Chiesa senza saper bene il perché, uno di quelli che nelle assemblee non prende mai la parola e annuisce sempre. Un uomo di fede, per carità, visto che lo vediamo pregare, ma non proprio un gigante della fede, ecco. Magari anche lui si sarà chiesto tante volte perché era capitato lì, quale era la sua missione e il suo compito e magari, chissà, il motivo stesso della sua nascita era accogliere Paolo. Lo dice il suo nome: Anania in Ebraico significa “Dio è misericordioso”, per questo Paolo lo ricorda, perché evidentemente a lui di questo Anania è rimasto impresso il nome, perché per lui è stato proprio lo strumento della misericordioa di Dio.

E poi? Cosa sarà successo ad Anania dopo quei formidabili giorni in cui alla fine han dovuto far scappare Paolo come un ladro perché non venisse lapidato dagli altri Ebrei? Mi piace pensare che sia tornato alla sua vita tranquilla, al suo cristianesimo piccolo, contento di stare al suo posto, che adesso però aveva acquisito un aspetto nuovo.

Quanto è importante stare al proprio posto e far bene il compito che ci è affidato! Noi ignoriamo il nostro ruolo nella grande trama del tessuto della Storia della Salvezza, ma proprio per questo non possiamo cedere all’illusione di crederci inutili e vuoti. Accettare di essere piccoli in una Chiesa grande è molto molto difficile, significa fare ogni cosa in assoluta umiltà, come un servo, e al tempo stesso mettendoci tanta cura e attenzione come se la salvezza del mondo dipende da quell’unico gesto. Ed è proprio così, forse non sarà la salvezza del mondo, forse sarà la salvezza dell’unica persona che incontreremo quest’oggi, ma chi può dire quale sarà poi il ruolo di quella persona nel disegno di Dio? E via via i cerchi della causalità si allargano e si intersecano e chi è capace di seguirli fino in fondo? Ma intanto è sempre più chiaro che io la mia parte la devo fare e la devo fare bene.

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