I mangiapreti di una volta (non ci son più)

Sarà perché son figlio di un repubblichino mangiapreti, ma ho sempre amato una certa letteratura anticlericale, sia classica (penso a certe pagine di Boccaccio o del Belli ad esempio) sia più recente, come certe pagine di Pasolini negli “scritti corsari” e in tempi più recenti a certi sketches di Benigni o Woody Allen.

A volte ho perfino vagheggiato di raccogliere una sorta di antologia di queste pagine per comporre un breviario anticlericale privato. Credo che sarebbe per un prete una lettura assai edificante. Vedere i propri vizi, a volte deformati e amplificati in modo grottesco, posti sotto la lente di ingrandimento sarebbe un grande aiuto per noi a rimanere con i piedi per terra. La consapevolezza del sottile confine tra sublime e ridicolo è la prima regola necessaria a non superarlo.

Amo coloro che ci accusano di non essere fedeli ai valori evangelici perché dimostrano di avere innanzitutto a cuore quei valori e come dicevo ci fanno un importante servizio agendo come coscienza critica, in estrema sintesi si potrebbe dire che questi anticlericali sanno distinguere tra l’uomo e il messaggio e se disprezzano l’uomo è proprio perché apprezzano il messaggio, voltare le spalle ai preti, perfino sputargli in faccia, non è per costoro un voltare le spalle a Dio.

Da un po’ di tempo però vedo intorno a me un altro tipo di anticlericalismo che invece è inutile e fa soltanto male (a chi lo pratica innanzitutto), è l’anticlericalismo di chi confonde l’uomo e il messaggio e rifiuta questo e quello.

Sarà frutto della esasperazione dei toni a cui ci porta questa marmellata mediatica che chiamiamo internet ed il cortocircuito tra vita e spettacolo che inevitabilmente subiamo, sarà che sembra essere diventato impossibile rispettare il proprio avversario, quale che sia, che deve essere sempre demonizzato, sarà che ormai tutti giocano al “lui è peggio di me”, in una sorta di collettiva gigantesca chiamata di correità, con cui forse la nostra società spera di autoassolversi, fatto sta che non vedo più quella consapevolezza di un terreno comune che rendeva utile, se non piacevole, l’anticlericalismo.

Certi attacchi, certe offese che oggi subiamo, mostrano non più il furore dell’amante tradito o del figlio respinto, che può essere pure terribile, ma è a suo modo una forma d’amore, quanto un odio puro che francamente mi spaventa un po’, non nel senso che temo per la mia incolumità personale figuriamoci, quanto perché so bene che una società che voltasse definitivamente le spalle a Dio non potrebbe che essere una società disumana.

Eppure ancora una volta la “simpatia immensa” del Concilio mi pare la sola risposta sensata. Tanto più sono violenti e sgangherati gli attacchi che subiamo, tanto più è radicale il rifiuto e il disprezzo a cui siamo sottoposti, tanto più grande è la disperazione che essi a malapena mascherano e tanto maggiore mi sembra quindi debba essere la compassione verso chi ci odia.

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2 commenti

Archiviato in Attualità, Vita da prete

2 risposte a “I mangiapreti di una volta (non ci son più)

  1. Uomovivo

    Sì, c’è quell’anticlericalismo costruttivo che è di chi non odia la Chiesa ma odia le sue degenerazioni, le violazioni del mandato evangelico.
    Una critica del genere, per essere tale, deve però essere mossa soltanto da chi ne è molto dentro o da chi ne sta molto fuori, fuori dal clima di ostilità.
    Il miglior giudice di un cristiano è il cristiano stesso o l’induista.
    Il peggior giudice di un cristiano è il cristiano semi-istruito.

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  2. 61Angeloextralarge

    Le mie origini non sono repubblichine ma comunque mangiapreti da generazioni. Vedevo la Chiesa come una congrega di persone che stavano sbagliando tutto: fuori strada soprattutto con i tempi. Saltando il fosso ho capito che non potevo permettermi il lusso di guardare gli sbagli della “Chiesa”, a partire dall’alto, cioè il Papa ed arrivare ai preti, frati e suore. A quei tempi mi sentivo tanto in colpa per i miei di errori: aver rifiutato categoricamente e caparbiamente l’Amore di Dio per anni ed anni! Quanti rimpianti! Mi dicevo: “Quanto tempo ho perso!”. Attraverso un forte percorso di guarigione del cuore (ovviamente il percorso è ancora percorso…) i sensi di colpa sono finiti nel dimenticatoio e sono arrivata alla conclusione che COMUNQUE se oggi sono così è anche grazie e SOPRATTUTTO al mio passato. Se avessi “ceduto” a Dio molto prima di quando ho ceduto, sarei forse stata una cristiana all’acqua di rose? O una perfetta? Non lo so ma la tigna che ho dentro oggi è frutto del sapere che certe convinzioni-prese-di-posizione sono sbagliate. Tra l’altro, senza accusare nessuno, ho avuto molte delusioni proprio da quelli che invece avrebbero dovuto non solo aiutarmi ma “incoraggiarmi”. Mi sono ritrovata spesso sola in tante occasioni e anche adesso a volte mi sento più un marziano che una cristiana. Molte volte ho pensato: “Ma chi me lo fa fare?”. Ringrazio Dio perché repentina la risposta è sempre arrivata dal mio cuore: “L’amore per Gesù!”. Solo questo! Altrimenti, garantito, sarei già mussulmana o altro. Io ho la tigna ma chi non ce l’ha se ne sta alla larga dalla Chiesa: la cosa diventa per me motivo di preghiera:

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