Il piacere perfetto

La doccia mi è sempre sembrato il piacere perfetto: è ripetibile all’infinito senza alcun rischio per la salute, non fa ingrassare, non induce in tentazione (bhe, almeno non nell’età adulta), è una catarsi dell’anima, una verità del cuore, un salto nell’infinito…

Ok, ho un po’ esagerato, ma non di molto. Fatto sta che L’acqua calda stimola in noi una serie di reazioni primordiali dall’utero materno alle acque della vita, che non possono non coinvolgere sensi e fantasia in un godimento pressocché infinito.

Secondo me ci sono due tendenze fondamentali: ci sono quelli che fanno la doccia la sera, come ultima cosa della giornata, per lavare via insieme al sudore tutte le tristezze e le angosce della giornata: sono quelli che pensano che il piacere va rimandato, per godere di più, quelli che inseriscono la loro giusta dose di piacere in un’attenta pianificazione, in modo che, non sia mai, non interferisca con il dovere. Sono in ultima analisi contabili del godimento, parsimoniosi amministratori della gioia.

Poi ci son quelli che fanno la doccia al mattino: esuberanti, spreconi, solitamente cantano e straparlano sotto l’acqua calda in un tripudio di virile vitalità. Vogliono aggredire la vita con il piacere, iniziando da subito la giornata con il godimento puro. Non c’è mica tempo per le chiacchiere, e chissà mai se più tardi avrò tempo di dedicarmi a me, allora meglio prender subito ciò che di buono la vita ha da dare.

Tra questi due estremi c’è un’infinita varietà di combinazioni.

Ci son quelli per cui la doccia è un ritorno al seno materno e sotto la doccia quindi indulgono in un flusso di memoria che manco Italo Svevo, risalendo fino alle memorie dell’infanzia e anche oltre. Si abbandonano al delicato massaggio dell’acqua con una sorta di voluttà, “come un bimbo in braccio a sua madre”.

Ci son quelli invece che dal getto caldo e vigoroso alla base del cranio ricevono un positivo stimolo alle facoltà cognitive e durante la doccia risolvono in modo geniale problemi decisivi per il futuro dell’umanità, progettando ardite innovazioni prontamente dimenticate non appena l’acqua si asciuga. Una variante del genere è quella di chi sotto la doccia fa i grandi proponimenti della vita: scrivere un libro, fare un figlio, piantare un albero…

Ci sono quelli che si abbandonano alla pura gioia fisica e cantano a squarciagola canzoni improbabili, financo (se sono rockettari come il sottoscritto) esibendosi in prodigiosi assoli con la loro chitarrina fantasma.

Ci sono poi i masochisti, quelli che fanno la doccia a 95 gradi e urlano dal dolore, ma come Cadorna si sforzano di resistere, resistere, resistere, perché la doccia è un imperativo etico, è il Piave quotidiano, l’ultimo baluardo dell’uomo occidentale. C’è un sottile autocompiacimento in questo modo di fare la doccia, la percezione di sé come dei veri duri. In questo caso il piacere più che dalla doccia in sé nasce da un’autostima esagerata. O peggio sono quelli che pensano al piacere, anche il più innocente, come una sorta di autoerotismo e quindi in tutti i modi cercano di castigare la propria carne. Anche in questo caso l’esagerata autostima è il meccanismo segreto del piacere. E’ del tutto simmetrica ovviamente l’opposta figura di quelli che fanno la doccia gelata anche in pieno inverno.

Da un po’ di tempo in qua sta emergendo ed avanza prepotentemente una figura nuova: quello che scrive i post sotto la doccia (o pepatissime repliche ai post altrui), è il social-shower, la doccia 2.0. Sono quelli che pensano che il piacere vada raccontato per poterlo amplificare, in un perdurare della memoria, come la sigaretta che prolunga il piacere del caffè.

E poi ci son quelli che devono far sapere a tutti quanto godono ed hanno goduto e quindi fanno la telecronaca in diretta, generalmente a beneficio della moglie/marito, di ciò che accade in bagno e nella loro testa mentre si stanno lavando, fino al desiderio di far la doccia insieme a qualcun altro. Esibizionisti, millantatori, che non han capito che l’essenza del piacere è la solitudine metafisica, che alla fine dei conti il piacere è un fatto privato tra noi e Dio e non può esser condiviso se non facendo male entrambe le cose: godendo poco e condividendo male (con una sola felice eccezione, che infatti la Chiesa ha elevato a sacramento).

Poi ci sono quelli che fanno la doccia solo perché si sentono sporchi ed han bisogno di lavarsi. Generalmente li si riconosce dalla puzza.

Insomma in una parola il modo in cui ci comportiamo sotto la doccia dice qual’è il nostro atteggiamento verso il piacere e il nostro atteggiamento verso il piacere dice il nostro atteggiamento verso la vita e il nostro atteggiamento verso la vita dice il nostro atteggiamento verso la Creazione e il nostro atteggiamento verso la Creazione dice il nostro atteggiamento verso Dio. Prima fonte di ogni piacere.

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3 commenti

Archiviato in Spiritualità, Umorismo

3 risposte a “Il piacere perfetto

  1. Scopro anche questo tuo blog, meno ‘apocalittico’, forse un po’ più semplice nel contenuto e più quotidiano. la doccia… io conosco qualcuno che canta sotto la doccia e non sembra più il muso lungo che è fuori dalla doccia… ed è un piacere.

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