Del predicare e dell’annunciare

Il vangelo è “BUONA NOTIZIA”, allora perché in bocca a tanti di noi suona insopportabilmente noioso? Delle tante eresie cristiane nessuno parla mai di questa, che a me pare la peggiore: arianesimo, gnosticismo, modernismo… e allora perché non aggiungere quella che trasforma l’avventura esaltante della fede nel più noioso degli stili di vita? Come chiameremo questa nuova eresia? Piattismo forse, o meglio evirazione. Sì: siamo cristiani evirati, ascoltiamo parole evirate, preghiamo con parole evirate…

Per non offendere, per non turbare le coscienze, per non dispiacere il potente di turno, per mille e mille ragioni abbiamo evirato la stessa Parola di Dio, l’abbiamo privata del suo senso e soprattutto di ogni emozione, così da renderla insopportabilmente noiosa. Aria nell’aria, flatulenze verbali, anziché Parola di Dio in parola di uomo, questo mi sembrano certe omelie.

Quando sento un prete aprire la bocca nel 90 per cento dei casi già so cosa dirà, eppure la Parola di Dio è un martello che spacca la roccia, così ci dice Geremia, un ruggito di leone, come lo chiama Amos, un rombo di tuono, come ci dice Giovanni.

Più di un prete eretico io temo un prete anaffettivo, più di un prete che sbaglia fa male alla Chiesa un prete che ha paura di sbagliare, perché l’annuncio, prima di essere comunicazione di verità è trasmissione di un amore e quindi comunicazione di un’emozione. Ricordo ancora quando, giovane prete, ascoltavo il cardinale Poletti dirci: “Fate qualcosa. Sbagliate, ma fate qualcosa!”. Chi crederà al nostro annuncio se lo diciamo con voce piatta e monocorde, come se leggessimo le notizie del telegiornale? Se gli uomini non vedono che i primi ad emozionarci per ciò che diciamo siamo noi, come saremo credibili?

Buona notizia! Mi viene da ridere: per la gente che ci ascolta il Vangelo non è affatto una notizia, lo hanno già sentito un sacco di volte, lo conoscono a memoria (o così almeno credono, ovviamente un esame anche solo superficiale rivelerebbe l’assurdità di questa idea, e proprio per questo ci guardiamo bene dal farlo) e c’è di più, non solo non è più una notizia, ma per molti il Vangelo non è manco buono. Cosa c’è di buono infatti nel sentirsi ricordare costantemente i propri doveri e i propri obblighi, come se la vita cristiana fosse fatta solo di doveri e precetti?

L’annuncio di obblighi e doveri senza la Grazia è inutile, perfino dannoso. E’ come dire ad un alcolizzato che non deve bere, lo sa benissimo da sé che non deve bere, dirglielo serve solo a farlo sentire più in colpa, ed al limite a spingerlo ancor di più verso l’alcool. Così a questo mondo drogato di sé è del tutto inutile ripetere gli obblighi morali, se al tempo stesso non gli si mostra quanto è bello, ricco, gratificante e nuovo metterli in pratica.

La Grazia precede la morale, è un assioma teologico che ho imparato a memoria quando studiavo, ma se ne ricordano i nostri predicatori? E se se non se ne ricordano loro come se ne ricorderanno i loro fedeli? Così alla proclamazione delle verità cristiane occorre precedere l’annuncio della Grazia, il kerygma deve venir prima della catechesi e la Grazia non si trasmette con le parole.

Intendiamoci, non è questione di progressisti o conservatori, il Piattismo è del tutto trasversale, o se preferite si coniuga in due forme, quella di chi scambia la lotta corpo a corpo che è la predicazione con una lezione universitaria o di chi la trasforma in una esposizione passiva del magistero. Se le parole che dici non ti prendono per mano, fino a portarti in terreni inattesi, a farti dire cose che non pensavi, a cavar fuori dal tuo tesoro cose che non ricordavi più di avere, sarebbe assai meglio tacere.

Così ecco che torniamo al punto. Diceva Nietzsche: “Come posso essere cristiano quando entrando in chiesa vedo le vostre facce da funerale e ascolto i vostri canti lagnosi?” Così, come sarà credibile un kerygma freddo? Un saggio monaco una volta mi disse: “Tu sei bravo, sei intelligente, sei un gran comunicatore, ma ricordati sempre che senza lo Spirito Santo nessuno si convertirà. Potrai parlare con tanta intelligenza che tutti capiscano o con tanta unzione da far piangere tutti, ma senza lo Spirito Santo capiranno, piangeranno, ma non si convertiranno”.

E ugualmente i nostri laici, il cui compito è evangelizzare il mondo, prima di preoccuparsi dell’esattezza dogmatica delle loro parole dovrebbero “prendere la temperatura” a ciò che dicono. Altri avranno il compito dell’esattezza, del correggere o rettificare, se c’è da farlo, ma se dalle tue parole non traspare emozione, se non si vede la vita attraverso ciò che tu dici, se in fine dei conti non sono mosse da una sconfinata passione d’amore, perché dovrebbero starti a sentire? Ben vengano corsi di formazione teologica, seminari e convegni, ma senza amore, senza lo Spirito, tutto questo è già morto e nessuno segue un morto.

Il mio amato Chesterton in “Manalive” scriveva: non dubito che debbano esistere i preti per ricordare agli uomini che devono morire, ma in certi momenti della storia abbiamo bisogno di altri preti, che sono i poeti, per ricordare agli uomini che sono ancora vivi. Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Il Cristo vivo non abita da tempo le nostre omelie ed ha abbandonato anche i nostri corsi di aggiornamento.

P.S. Avrei voluto pubblicare qualcosa su S. Giuseppe, che mi è tanto caro, e sulla paternità, ma continuo misteriosamente ad avere la testa vuota, così  mi sono rassegnato a pubblicare questo pezzo che tenevo nel cassetto…

4 commenti

Archiviato in Spiritualità, Vita da prete

4 risposte a “Del predicare e dell’annunciare

  1. Antonio F.A.

    Mi pare di risentire le sferzanti parole di Nietzsche: “Dovrebbero cantarmi canzoni migliori, perché imparassi a credere nel loro Redentore: dovrebbero apparirmi più redenti i suoi discepoli!” (Così Parlò Zarathustra)

    Antonio F.A.

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  2. 61Angeloextralarge

    Grazie per questo post! Concordo su tutto. Ovviamente lo copio per la rubrica.😉

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  3. Uomovivo

    Dice Ratzinger: Il miracolo della Chiesa è di sopravvivere ogni domenica a milioni di pessime omelie!

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