Il padre giusto

La sola cosa che il Vangelo ci dice su S. Giuseppe è che era un giusto. A causa di questa scarsità di informazioni la fantasia devota si è subito messa al lavoro, creando una figura in realtà piuttosto confusa, anche perché gli elementi che possiamo desumere dai vangeli apocrifi si contraddicono tra loro. Eppure in questa sintetica definizione, un giusto, c’è già tutto quello che ci serve di sapere.

O non è forse vero che la prima cosa che si chiede ad un padre è di essere giusto? Il padre, molto più della madre rappresenta l’autorità e l’autorità, se vuole veramente essere se stessa, cioè una forza che fa crescere (“autorità” viene dal latino augeo, far crescere appunto) deve innanzitutto esser giusta, non solo cioè equa e neppure soltanto retta, ma proprio giusta, dove la giustizia non è semplicemente trattare tutti allo stesso modo, quella è l’equità appunto, né il conformarsi ad un dovere, quella è la rettitudine, ma una qualità quasi metafisica, che fa appello ad una verità più alta dell’uomo e della legge che lo governa, che mira all’essenza del reale e lo sa cogliere e semplificare in modo da poter e-ducare, cioè condurre l’uomo fuori da se stesso e dal suo egoismo.

C’è nel Vangelo di Matteo un bellissimo episodio che mostra come la giustizia di Giuseppe non fosse semplicemente cieca rettitudine. Dunque, Maria, la sua promessa, si trova incinta. In base alla legge deve essere lapidata. Se Giuseppe fosse semplicemente retto dovrebbe esporla pubblicamente e così firmare la sua condanna. Ma Giuseppe ama teneramente Maria e non può rassegnarsi a vederla morire, nonostante sia convinto di essere stato tradito (l’angelo non gli ha ancora parlato nel sogno).

Essendo retto, però, non può nemmeno accettare di far da padre ad un figlio non suo e forse gli ripugna convivere con una donna da cui si sente tradito, ed ecco che la sua giustizia gli suggerisce la soluzione: la ripudierà in segreto, in modo da non doverla accusare pubblicamente. Poco importa che così facendo si autocondanna al celibato, non potendosi più risposare, perché la giustizia non calcola il sacrificio, anzi lo prevede esplicitamente e proprio per questo diventa autorevole. Giuseppe il giusto non fa alcun conto di sé, non c’è egoismo in lui, le esigenze della giustizia e dell’amore vengono prima del suo benessere e proprio per questo diventa il modello universale di ogni paternità. Sì, ogni padre, se vuole davero essere tale, ha bisogno di imparare questa giustizia.

P.S. E così alla fine l’articolo su san Giuseppe è uscito fuori… vuol dire che oggi vi beccate dose doppia 🙂

4 commenti

Archiviato in Bibbia, Etica & morale

4 risposte a “Il padre giusto

  1. 61Angeloextralarge

    E chi si lamenta se la dose è doppia? Anzi! Smack! 😀

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  2. Bello, grazie! Ieri mattina a Roma sono passata davanti alla chiesa di San Lorenzo in Fonte in Via Urbana
    http://www.romeartlover.it/Vasi152.htm#Fontee.htm
    Un cartello annunciava che oggi si sarebbe celebrata la festa di san Giuseppe. Pochi passi più oltre, sulla porta di una bottega di falegname altro cartello annunciante che lì si raccoglievano i fondi per la festa. Che bello vedere che ci sono ancora artigiani che si ricordano del loro santo patrono! 🙂

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  3. Temo in effetti che fosse uno degli ultimi mohicani: nei dintorni c’erano un wine bar, una “libreria bohemienne”, un negozio di vestiti e scarpe per ballare il tango e consimili esercizi “fighetto-velleitari” (per citare mio fratello inUrbato)

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