La televisione ha ucciso la contemplazione?

Ieri sono stato ad una noiosissima conferenza, in cui ho dormito la maggior parte del tempo (non mi vergogno di dormire alle conferenze, se l’oratore non riesce a tenermi sveglio dovrebbe vergognarsi lui). L’unica cosa che ricordo è una frase che mi si è fissata nella mente, completamente fuori contesto tra l’altro rispetto all’argomento, ma che mi ha fatto pensare: “La televisione ha ucciso la contemplazione”.

Avendo avuto la notitia criminis il detective metafisico che sonnecchia in me non poteva non avviare le indagini e così dopo aver dormito alla conferenza ho passato la maggior parte della notte sveglio a cercare prove del reato.

Non sono sicuro di aver raccolto prove sufficienti ad una condanna, sarà chi legge a giudicare, ma mi sembra almeno che ci sia un cumulo di indizi tale da dover necessariamente avviare una procedura di giudizio.

Prima di procedere una precisazione di linguaggio: intendo in questa sede per televisione non evidentemente l’apparecchio televisivo né la ditta che produce i programmi che esso trasmette, quanto piuttosto l’atto del “televedere”, ovvero la televisione dal punto di vista del suo utente.

Vado ad esporre. Con metodo tomista per di più (Tommaso è il più Perry Mason dei teologi)

Sembrerebbe che la televisione e la contemplazione abbiano molto in comune, infatti hanno entrambe a che fare con il vedere e con la rappresentazione della realtà

In contrario però bisogna notare che:

Mentre il televedente è intellettualmente passivo di fronte all’oggetto che guarda, il contemplante al contrario ha una sorta di passività attiva, egli sta di fronte all’oggetto osservato con un ansia amorosa che esso gli riveli i suoi segreti. Anche fisicamente tendono ad assumere una posizione diversa, lo spettatore televisivo è sbilanciato all’indietro, di solito stravaccato su un divano, come nell’inconscio tentativo di difendersi dalle immagini che riceve, il contemplatore invece è proteso in avanti, come se volesse penetrare nell’oggetto contemplato.

Questo dipende dalla diversa rappresentazione della realtà, infatti la contemplazione sta di fronte alla realtà in sé e la osserva con un atteggiamento che potremmo definire religioso, assai diverso ad esempio dalla osservazione scientifica. Il contemplatore non pretende di imporre alla realtà il suo schema o la sua percezione delle cose, egli attende che la realtà si riveli a lui nei suoi segreti (un approccio che da buoni lettori di Husserl possiamo chiamare fenomenologico). In altre parole, per il contemplatore la realtà precede l’opinione.

Assai più complessa invece la rappresentazione della realtà come avviene nel mezzo televisivo. Innanzitutto la realtà giunge al televedente sempre attraverso uno strumento, un terzo soggetto che non può mai essere neutrale, egli non può quindi mai sperare di cogliere la realtà dell’oggetto in sé, poiché nella sua stessa origine è filtrata dalle opinioni del produttore dell’immagine. Nella televisione l’opinione (e per di più l’opinione di un altro) precede la realtà.

E’ un’illusione pensare che la televisione riproduca la realtà così come è, un’illusione tanto più pericolosa quanto più il televedente non se ne rende conto e pensa che ciò che vede esista davvero. In effetti le immagini televisive sono già un interpretazione della realtà, nella scelta di cosa inquadrare o cosa no, con quale taglio, con quale montaggio eccetera. Anche prescindendo dall’effetto di commenti o musica in supporto alle immagini, la stessa proiezione video è in sé un’interpretazione a volte molto fuorviante della realtà. Ciò che vedo dunque non è la realtà, che resta a me inaccessibile per questa via, ma ciò che pensa della realtà chi mi fornisce le immagini.

Un ulteriore difficoltà è data dalla concorrenza tra i diversi fornitori di immagini per la televisione, concorrenza dovuta a motivi sia commerciali che ideologici. Questa concorrenza fa sì che i diversi produttori di immagini nel tentativo di catturare l’attenzione dello spettatore propongano immagini sempre più aggressive e invasive e quindi per ciò stesso false. Un classico esempio è quello di un talk-show, dove tutti gridano senza argomentare le loro opinioni e così allo spettatore risulta alla fine impossibile farsi un’opinione reale, egli è invitato a parteggiare per motivi di simpatia, come si sceglie una squadra di calcio o un’altra e non per un reale convincimento.

La necessità di produrre immagini accattivanti inoltre porta il produttore televisivo a comprimere la realtà nel tempo e nello spazio, il succedersi sincopato delle immagini corrisponde ad una scansione dei tempi che nella realtà non esiste. In televisione non possono esserci tempi morti, che invece nella realtà occupano la maggior parte del tempo, e che sono essenziali al formarsi dell’opinione perché sono lo spazio della riflessione. Accade così che formarsi una propria opinione nella televisione è impossibile, perché appunto le immagini si succedono ad un ritmo tale che non lo consente. Il televedente è spontaneamente portato ad accettare l’opinione del produttore di immagini senza verificarla criticamente.

Ugualmente il produttore opera una compressione della realtà nello spazio; ciò che non cade nell’inquadratura della telecamera non esiste, sia nel senso di ciò che è fuori dal campo visivo della stessa, sia nel senso di ciò che è invisibile all’occhio elettronico (sentimenti, emozioni, valori morali etc.). La realtà televisiva diventa così una realtà piatta, bidimensionale, dove ciò che noi possiamo vedere non è mai lo spirito umano, ma al massimo una sua interpretazione, il più delle volte una deformazione grottesca. Come la realtà, così anche l’uomo è inaccessibile attraverso la televisione.

La contemplazione al contrario domanda tempo. Chi contempla sta davanti alla realtà con un atteggiamento di infinito rispetto, in attesa che essa stessa gli si riveli, senza pretendere di imporre alla realtà la sua opinione. Questo richiede tempo e pazienza, perché la realtà è timida e non si rivela a chi ha fretta o a chi la aggredisce.

Ugualmente il contemplatore sarà attento soprattutto a percepire ciò che è invisibile agli occhi, poiché egli sa che lo spirito è la parte essenziale della realtà, ciò che la fa passare da mero fatto a storia, ciò che gli dà un senso, una direzione, uno scopo, che la rende in definitiva bella e amabile.

Dunque contemplazione e televisione sono in effetti concorrenti, sono due diversi modi di interpretare la realtà, due sguardi antitetici sul mondo e indubbiamente l’uno esclude l’altro, sebbene non sia probabilmente l’unica colpevole, quindi, dobbiamo concludere che sì, la televisione ha ucciso la contemplazione, o meglio la uccide in chi permette alla mentalità, all’atteggiamento televisivo di assumere una parte predominante nella sua propria mente.

Inoltre i contenuti solitamente proposti dal mezzo televisivo solleticano le parti più carnali e di sensazione immediata, mentre il ritmo della narrazione invita alla superficialità. Nella misura in cui siamo abituati ad essere telespettatori quindi siamo disabituati al silenzio e al lento esercizio della contemplazione. Avete presente i film di Wim Wenders? O anche altri capolavori come il Grande Silenzio? Perché non vengono mai trasmessi in TV? Appunto perché la televisione ha un suo ritmo che inibisce la contemplazione.

La televisione uccide la contemplazione perché ne distrugge l’ambiente vitale, che è fatto di silenzio, pazienza e bellezza.

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6 commenti

Archiviato in Filosofia, Spiritualità

6 risposte a “La televisione ha ucciso la contemplazione?

  1. paola

    Bella riflessione, a convalida del fatto che ‘La siesta libera il nostro genio interiore, rende più efficienti, rende positivi e mette di buon umore’. Ho trovato dimostrate ed argomentate cose che sospettavo…

    Vorrei fare una domanda, a proposito dello “sguardo” su un altro tipo di schermo, quello del PC. Rispetto alla percezione attiva o passiva, alla rappresentazione della realtà e al tempo, ci sono analogie? Siamo sicuri che la differenza tra fare zapping e navigare in rete sia sostanziale?
    Tra giochi di ruolo (realtà esplicitamente virtuale), wikipedia (realtà vera perché democratica?) o piuttosto social network, sia fb/twitter (non so se “guardare le parole” sia come leggere uno scritto, nel senso di autonomia del testo) sia pinterest (immagini e basta?): c’è notitia criminis’? Magari il reato è un altro, o non sussiste proprio…che ne pensi?
    ….E grazie per le tue riflessioni, sempre avvincenti!

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    • Bella domanda, ci sto pensando da quando stamattina una amica su FB mi ha fatto notare che se la televisione ha ucciso la contemplazione la rete ha ucciso la televisione (sembra un po’ la fiera dell’Est no?).
      Per certi versi mi sembra che il PC sia molto diverso dalla televisione, peché non ha la presunzione di immergerti nella realtà. Quando giochi navighi o chatti sai a priori che ti stai relazionando con una realtà virtuale e in questo è più onesto della TV, però il problema nasce quando saltano i confini tra reale e virtuale, quando si finisce con il perdere il senso della realtà e “un po’ per noia un po’ per non morire” si passa più tempo in rete che nella vita, allora sì che è pericoloso, anche più della TV, perché essendo molto più interattivo è anche molto più coinvolgente. Stare davanti al PC non è un azione passiva, non si può fare stando stravaccati, mentre giocachatnavighiamo i muscoli sono tesi, il respiro corto… non è l’atteggiamento di chi è rilassato.
      Il che come minimo significa che dissipiamo un sacco di energie psicofisiche in qualcosa di molto inutile. Anche peggio, significa che crediamo di rilassarci e invece ci stiamo sovraccaricando di adrenalina.
      Inoltre il PC ha il suo ritmo, che non è umano. Se la TV ha un ritmo accelerato, rispetto a quello naturale, il PC e la rete lo elevano all’ennesima. Basta vedere come ci innervosiamo se un nostro post o una nostra affermazione non suscita reazioni nei due o tre minuti successivi a quando la mettiamo on line. Qualche settimana fa il Fatto Quotidiano pubblicava una striscia di Stefano Disegni, di solito insopportabile, che invece coglieva benissimo questo aspetto: http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/disegni_intera_4_3.jpg
      La rete è pericolosa se si sostituisce alla realtà e allo stesso modo della TV può uccidere la contemplazione, infatti anch’essa porta con sé, come la TV fretta, clamore e superficialità (basta pensare a un fenomeno come wikipedia, che ci fa sentire tutti scienziati). SE queste cose diventano uno stile di vita addio contemplazione.
      Personalmente adotto alcune strategie difensive:
      1) mai accendere il PC dopo le 23
      2) ascoltare mentre giocochatnavigo una musica dolcissima e molto rilassata in sottofondo (da Brian Eno a Bach, la scelta è ampia), comunque niente rock
      3) non rispondere mai immediatamente, ma sempre lasciar decantare la cosa
      4) trattare tutti con cortesia, a volte esagerata perfino
      5) leggere, leggere, leggere. Il libro (qualsiasi libro) è l’alleato naturale della contemplazione
      Grazie dello stimolo interessante

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  2. Laura C.

    Don Fabio, ti chiedo di pregare per un mio carissimo amico, Roberto, che è gravemente malato. Dillo a tutti! Grazie di cuore

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  3. “5) leggere, leggere, leggere. Il libro (qualsiasi libro) è l’alleato naturale della contemplazione”
    😀 😀 😀

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