Da Ulisse a Gesù

J.L. Borges, che di letteratura se ne intendeva, diceva che fondamentalmente sono state scritte due sole storie: l’Odissea e il Vangelo e tutte le storie successive sono rifacimenti dell’una o dell’altro. Naturalmente Borges amava esagerare, ma credo che ciò che intendeva fosse che la nostra cultura è stata plasmata da due archetipi fondamentali, due modelli base di eroe.

C’è l’eroe che cerca e l’eroe che si sacrifica.

Il primo, Ulisse, esprime l’ansia di perfezione, il desiderio di conoscenza, alla fine dei conti il suo è un eroismo espansivo, di conquista, una volontà di potenza che si esprime nella crescita di sé, anche se l’esito del suo progress è in realtà un regress, un ritorno a casa. Il secondo invece, il cui prototipo è Gesù, è quello che “non considera un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio”, che anziché espandersi vuole ridursi, anziché crescere vuole diminuire, in un desiderio di servizio che lo porta al sacrificio, a dare la vita, perché non c’è amore più grande. In questo caso l’esito del suo regress (nel senso qui di riduzione) è invece un progress, un avanzare nella Gloria e nella Pienezza.

Ulisse non può che essere solitario, perché in fondo lotta per se stesso, Gesù invece (inteso come archetipo letterario, Harry Potter o Frodo vanno altrettanto bene) crea attorno a sé comunione, si circonda di una compagnia, perché non vuole crescere, ma che crescano gli altri, il suo obiettivo non è il potere, ma il servizio. Così Ulisse lotta per  sottomettere lo spazio Gesù invece lotta per la conquista di sé: il primo domina il mondo, il secondo domina se stesso, ma “a che serve all’uomo conquistare il mondo se perde la sua vita?”. Il primo lotta con la forza delle armi e dell’intelligenza, il secondo con la forza dell’amore e della sottomissione.

Il cardinale Danielou, muovendosi in una prospettiva di spiritualità e non di letteratura e quindi usando un linguaggio diverso, esprimeva la stessa polarità parlando dell’eroe e del santo. L’eroe, così diceva, è colui che ci mostra quanto è grande l’uomo, il santo è colui che ci mostra quanto è grande Dio. E’ in fondo la stessa cosa che voglio dire contrapponendo il modello odisseico a quello evangelico, perché al centro della mission di Ulisse c’è Ulisse, e così la sua ricerca è alla fin fine una ricerca di sé, un “tornare a casa”, significativo perché esprime la convinzione che la nostra verità è nel passato, nel recupero di qualcosa che abbiamo perduto (l’innocenza originaria?). Al centro della mission di Gesù invece c’è il Padre e il suo progetto, “non la mia, ma la tua volontà sia fatta”, e così il suo obiettivo è nel futuro, nella creazione di un mondo nuovo, reso possibile dal suo sacrificio, che non è un ritorno al passato, ma un “fare nuova ogni cosa”.

Inutile dire chi è il mio eroe…

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17 commenti

Archiviato in Filosofia, Poesia

17 risposte a “Da Ulisse a Gesù

  1. 61Angeloextralarge

    Mi piace sta distinzione tra l’eroe umano e Gesù!
    Domanda extra: il Card. Danielou è quello che è stato riabilitato da Benedetto XVI ?

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    • Riabilitato? J. Danielou è stato uno dei più eminenti patrologi (studiosi dei padri della Chiesa) elevato alla porpora per, diciamo così, meriti teologici (come anche Von Balthasar e De Lubac) non so se ci riferiamo alla stessa persona

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  2. 61Angeloextralarge

    Mi sa di sì:

    http://it.wikipedia.org/wiki/Jean_Dani%C3%A9lou
    aici.forumcommunity.net/?act=Post&CODE=02&f=795106&t=7155564&p=70745868

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  3. 61Angeloextralarge

    Anche io, noostante che a quei tempi ero lontanissima dalla Chiesa. Certo che i giornali quella “pasticciata” l’hanno colorata bene!

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  4. Quindi è per questo che Dante “deve” mettere Ulisse all’inferno (dei remi facemmo ali al folle volo).

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    • 61Angeloextralarge

      Caspita che stoccata! Non ci avevo nemmeno pensato a Dante! 😉

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      • Mannò, io sono una dilettante; avresti dovuto sentire il cugino di mia madre che la sapeva a memoria, la Divina Commedia 🙂

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        • 61Angeloextralarge

          Anche io so a memoria rani della Divina Commedia, ma associarla, anzi, associare giustamente Ulsse nell’Inferno dantesco, non ci avrei mai pensato… 😀

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          • Mah, mi sa che ti butti troppo giù 😉

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            • 61Angeloextralarge

              Magari! Purtroppo tendo a “tirarmi su” e a galleggiare! 😦 Brutta bestia l’orgoglio…
              Ogni tanto mi faccio battutine e battutacce da sola, per autoridicolizzarmi e rimanere nelle righe! 😀
              Comunque mi è piaciuta il modo disinvolto che tu, don Fabio e altri, avete di “volare” da un testo all’altro e fare collegamenti che, non per buttarmi giù, non sarei mai in grado di fare. Non mi vengono nemmeno per l’anticamera del cervello! Però mi piace e mi piacerebbe farlo, perché secondo me è “vedere la situazione a 360° o poco meno”. . 😉

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            • Sai, il segreto è solo avere le orecchie ben aperte. In effetti in questo post mi sono rivenduto una parte della conferenza che il prof. Monda ha tenuto da me la scorsa settimana, solo che lui faceva il paragone tra Ulisse e Frodo, ma siccome prima aveva paragonato Frodo a Gesù per la proprietà transitiva…

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    • esatto, nella volontà di conoscenza, la “curiositas” di Ulisse, c’è nascosto un demone. Horkheimer & Adorno hanno scritto un saggio bellissimo “Odisseo o dell’Illuminismo” pubblicato poi in “Dialettica dell’illuminismo” dove dimostrano appunto come la volontà di potenza sia alla base e all’inizio della conoscenza nella forma di Ulisse (e illuministica)

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  5. Beh, meno male che è un pezzo che ho optato per re Artù (oltre che per Frodo e Harry Potter, o forse dovrei dire Ermione la Saccente 😉 )

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  6. pasric

    Ulisse all’inferno è una condizione essenziale dell’esistenza stessa di un “Inferno”. E poi Borges, sì, aveva ragione a estremizzare in questo modo.
    Bel post e bel blog, c’è affinità tra ciò che scrivi e ciò che penso.
    Troverai forse interessante il nostro spazio, passa da noi, nel frattempo ti seguiamo a ruota. -da noi troverai eroi “diversi” 😉
    un abbraccio

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