La “magica” appartenenza

La messa della Domenica delle Palme è tradizionalmente la più frequentata dell’anno, eppure non credo che riusciremo mai più a battere il record stabilito una decina di anni fa per i funerali di “Nic”.

“Nic” era un leader della “Curva sud” che, per chi non lo sapesse, è la curva dello stadio Olimpico dove tradizionalmente si mettono i tifosi più puri e duri. Era anche un credente, non un santo d’accordo, ma uno che a Messa non mancava. Perfino quando la Roma giocava in trasferta veniva la sera prima.

Bene, al suo funerale c’era una folla strabordante, in Chiesa esauriti tutti i posti a sedere e pure quelli in piedi e fuori ce n’era almeno altrettanta. Tutti con la sciarpa giallorossa d’ordinanza, alcuni con facce patibolari e altri con inappuntabili completi da bancario, alcuni vestiti di pelle e altri con i capelli impomatati e l’aria da fighetti… insomma c’era un misto incredibile di umanità varia, lo stesso che si incontra allo stadio suppergiù.

Molti, che a incontrarli di sera in una strada poco illuminata ti avrebbero indotto a cambiar marciapiede, facevano quasi tenerezza, con il pianto appena trattenuto al ciglio. In Chiesa c’era un silenzio partecipe e attento, non volava una mosca, fuori dalla Chiesa, subito prima e subito dopo il funerale, cori da stadio, ma appena iniziata la funzione muti! Insomma una Messa come la sogna ogni parroco.

Facevano tenerezza nel loro bisogno di appartenere a qualcosa, di spendere la vita per un “di più”, fosse pure quel di più distorto che è una squadra di calcio. Già perché quando io ero ragazzo si diceva che i partiti (e quello comunista in particolare) erano chiese e la politica la nuova religione. Oggi, che nemmeno più la politica ci resta, le chiese sono le “curve” e la nuova religione il tifo, e se da una parte ‘sta cosa spaventa, perché è un segno certo di degrado, dall’altra fa tenerezza perché mi dice che ha proprio ragione il Gius quando dice che il senso religioso è parte essenziale dell’uomo e che, cacciato dalla porta, tornerà  sempre dalla finestra. Non può esistere un uomo che ne sia totalmente privo.

Sì, ma di fronte alla morte? Quei cori avranno aiutato “Nic” a traversare l’Acheronte? Avranno indotto il “Nocchier de la livida palude” ad essere gentile con lui? Qualche cinico dirà forse che ave maria e padri nostri han lo stesso valore, io che son poeta dico che l’amore di Dio è tale che nella sua misericordia Egli ha accolto quei cori come fossero un requiem.

E’ il senso che manca, e se non manca è nascosto, e lo si spreme da questa storia solo facendone un simbolo, una metafora d’altro, come ho fatto io, che a guardarla in se stessa mette tanta pena. Come se la morte si lasciasse scacciare da due cori, come se l’affetto bastasse a respingerne la falce, come se la frase “vivrai per sempre nei nostri cuori” non fosse una pia bugia per dire “sei proprio morto”. Sì, è la morte il grande test della nostra appartenenza, è di fronte alla morte che si misura la vita e dunque le scelte che abbiamo fatto, compresa quella fondamentale, la scelta sull’essere di chi.

Ok, non si può vivere senza dare la propria vita a qualcosa o meglio ancora a qualcuno, ma siccome di vita ne abbiamo una sola, siamo soldati al fronte con un solo colpo in canna, come diceva Chesterton, allora è fondamentale scegliere a chi darla ‘sta vita e l’A.S. Roma, credetemi, non vale la pena (e lo dice un romanista).

La cosa bella è che quel giorno mi sono guadagnato il rispetto di alcuni di loro ed è nata una certa amicizia. Non sono un frequentatore della curva e non vado allo stadio da quando sono entrato in seminario, però penso che un po’ mi hanno accettato e così quando vengono per la partita (la mia parrocchia è a due passi dallo stadio) a volte qualcuno parcheggia qui e si ferma a fare due chiacchiere prima di andare, oppure addirittura fa un salto in chiesa… chissà che quel giorno “Nic” non abbia messo un piccolo seme…

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3 commenti

Archiviato in Piccole storie nobili

3 risposte a “La “magica” appartenenza

  1. 61Angeloextralarge

    Grazie per questo post, ovviamente lo copio! Smack! 😀

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  2. Come giustamente mi ha fatto notare la cara Maria la citazione dell’unico “colpo in canna” è di GKC, tratta da “Cosa non va nel mondo”. Correggo…

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