L’assenza

Ho sempre pensato che questi versi straordinari di Borges, probabilmente il più geniale cantore della nostalgia che abbia mai frequentato la mia biblioteca (Leopardi compreso), non possono riferirsi soltanto ad una donna… troppo intensi, troppo metafisici… voi cosa dite amici?

AUSENCIA

Habré de levantar la vasta vida
que aún ahora es tu espejo:
cada mañana habré de reconstruirla.
Desde que te alejaste,
cuántos lugares se han tornado vanos
y sin sentido, iguales
a luces en el día.
Tardes que fueron nicho de tu imagen,
músicas en que siempre me aguardabas,
palabras de aquel tiempo,
yo tendré que quebrarlas con mis manos.
¿En qué hondonada esconderé mi alma
para que no vea tu ausencia
que como un sol terrible, sin ocaso,
brilla definitiva y despiadada?
Tu ausencia me rodea
como la cuerda a la garganta,
el mar al que se hunde

Traduzione

Dovrò rialzare la vasta vita
che ancora adesso è il tuo specchio:
ogni mattina dovrò ricostruirla.
Da quando ti allontanasti,
quanti luoghi sono diventati vani
e senza senso, uguali
a lumi nel giorno.
Sere che furono nicchia della tua immagine,
musiche in cui sempre mi attendevi,
parole di quel tempo,
io dovrò frantumarle con le mie mani.
In quale profondità nasconderò la mia anima
perchè non veda la tua assenza
che come un sole terribile, senza occaso,
brilla definitiva e spietata?
La tua assenza mi circonda
come la corda la gola
il mare chi sprofonda.

8 commenti

Archiviato in De oves et boves, Poesia

8 risposte a “L’assenza

  1. Ogni pagina di Borges, ogni riga di Borges è perfetta.
    È la mia ispirazione più grande, e il mio più immenso tormento: sono consapevole che nemmeno scrivendo per tutta la vita mille pagine al giorno potrò mai avvicinarmi all’ultima delle sue.

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    • E cosa pensi della mia definizione di Borges come “cantore della nostalgia”?

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      • penso che vada a illuminare efficacemente un aspetto importante della poetica borgesiana.
        Penso d’altra parte che sia assolutamente impossibile “definire” un autore come Borges: i confini si possono disegnare soltanto su qualche cosa che possa essere de-limitato. Borges, per quanto mi riguarda, è sconfinato.

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        • E’ vero, però anche nelle cose più metafisiche e mentali mi sembra che la nostalgia rimanga la nota di fondo predominante, pensa alla Biblioteca di Babele per esempio o all’accostamento ad Almutasim… Lì è proprio una nostalgia metafisica, quasi esistenziale, non certo carnale come in questa poesia… eppure c’è

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          • è vero, la nostalgia prende un carattere potente in molti degli scritti di Borges, è una nostalgia eterea che traspare già in alcuni versi di Fervore. È anche però, se mi permetti, una nostalgia estremamente ironica, pur nella sua serietà, che secondo me prende davvero piede in quel capolavoro irripetibile che è la Storia Universale dell’Infamia. Non so, io fatico davvero a dare una “cifra interpretativa” a Borges.

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            • Ironia? Leggera leggera, non è certo sarcasmo! Piuttosto lo sguardo disincantato e triste di un uomo che ride di se stesso e perfino della sua nostalgia. Proprio l’autorinoia insieme alla nostalgia è la cosa che amo di più di Borges, ti dà iresistibilmente la sensazione di non prendersi troppo sul serio e al tempo stesso ti porta in un abisso vertiginoso di specchi (a proposito, bello il tuo racconto sugli specchi), dove nostalgia e autoironia riflettendosi l’un l’altra sembrano alludere ad un “terzo” mai nominato (o forse solo raramente, troppo raramente).
              Certo, in un labirinto di specchi è difficile trovare un’inizio e una fine. Se parlo della nostalgia non intendo che sia l’inizio né il cuore di Borges (e quale sia il cuore della sua arte forse Uno solo lo sa, quello che lui ha sempre cercato), piuttosto il colore dominante, o il profumo, qualcosa che aleggia sempre, a volte più forte altre più tenue, ma non manca mai. E’ come la sua firma.
              E non dimentichiamo del resto che il tango è la musica più nostalgica che ci sia e il nostro scriveva a ritmo di tango e milonga (che è un tango più lento e dilatato)

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  2. sì, l’ironia di Borges non ha niente del sarcasmo, ma è proprio quell’autoironia che traspare nella ricerca di un Terzo che tu ben riconosci.
    Sono felice ti sia piaciuto I Riflessi, abbiamo appena pubblicato un nuovo lavoro, io e il mio buon amico illustratore, se passi a leggere e a dirci che ne pensi ci farai onore.
    Buona domenica.

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  3. 61Angeloextralarge

    Concordo sulla malinconia! 😉

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