Una battuta di caccia

Come molti di voi sanno, mi piace alzarmi la mattina molto presto per pregare, è il solo momento della giornata che posso trascorrere in tranquillità e solitudine. Così stamattina, appena sveglio, cercavo la mia Bibbia preferita (sono un piccolo collezionista, ne ho più di cinquanta versioni, in diverse lingue, edizioni e traduzioni) e poiché non la trovavo mi è venuto in mente di mettere in pratica il consiglio di un’amica suora, fidanzata di GKC, che dice sempre che bisogna trasformare ogni istante della vita in un’avventura. Così, ben sapendo che le piace sentirsi amata e quindi essere cercata (la Bibbia, non la suora), ho deciso di partire per una battuta di caccia sulla mia scrivania.

La mia scrivania, per chi non lo sapesse, è un territorio vasto e pericoloso, in larga parte inesplorato, nessuno sa esattamente cosa possa nascondersi tra un’ingiunzione di pagamento e una cartella esattoriale (queste cose spiccano sempre nel paesaggio generale, come è ovvio).

Come sa bene ogni cacciatore, il brivido della caccia non consiste tanto nel trovare la preda, quanto nel cercarla, nell’immaginare in quali anfratti cavernosi possa essersi rifugiata. La caccia è una danza, una celebrazione della vita, per questo bisogna farla con il cuore leggero, lasciandosi sorprendere da tutto ciò che ci circonda e non focalizzandosi unicamente sull’obiettivo, che se questo è garanzia di risultato toglie però il piacere e trasforma un esercizio vitale e passionale in un noioso dovere.

Così, timoroso e un po’ incerto, mi sono avventurato sulla mia scrivania. E’ sempre molto pericoloso rintracciare i documenti del proprio passato, non si sa mai quali ferite possano riaprire, e quindi la prudenza del cacciatore si fa obbligatoria ed occorre procedere con grande cautela.

Appena superato indenne la cartellina delle bollette, che mi terrorizza sempre, ma per mia fortuna era appena stata sfamata, ho allungato il collo sul precipizio dei vaghi progetti, dove volano liberi pensieri geniali e risolutivi, idee capaci di risollevare il mondo in un soffio e risoluzioni decisive per la mia vita (da quella di mettermi a dieta o smettere di fumare a quella di decidermi finalmente all’umiltà). Mi piace sempre la vista di quel pozzo senza fine, è la vista terribile e affascinante di un vuoto in cui potrei precipitare se Qualcuno non mi tenesse ancorato alla realtà con la sua sferza, ma proprio perché abissale quel vuoto sento che mi chiama costantemente.

A fatica mi sono distaccato da quel pozzo e dai suoi mille appunti volanti, giusto in tempo per evitare l’aggressione tumultuosa di un “pagherò” incautamente firmato anni fa e poi dimenticato (sì, come don Bosco ho un sacco di debiti. E me ne vanto). Per sfuggire al pagherò sono però scivolato nelle sabbie  mobili della depressione, fatte un po’ di ansia da prestazione e un po’ di paura del giudizio del mio vescovo (a cui tutto sommato devo render conto dell’amministrazione).

Stavo già per soccombere nell’abbraccio venefico dell’autocommiserazione, che è un oppiaceo e prima di ucciderti ti culla in una falsa dolcezza, quando mi sono giunti in soccorso dei versi che scrissi in un’altra vita per una fanciulla con cui amavo cantare (e che ancora ha la bontà di leggermi, anche in questo blog):

Il tuo canto negro dice di te,
più che la tua persona,
della passione e del fuoco
del tuo corpo di donna,
della voglia di vivere,
che ti fa fremere il seno.

Il tuo canto negro spalanca orizzonti.
Canta, Francesca, di catene spezzate,
canta del tuo redentore,
canta della tua giovane vita.
Che la tua voce gloriosa
risvegli i nostri cuori stanchi!

Ora, come ognuno sa, la bellezza, perfino quella abietta e perversa dei propri stessi versi, scaccia la depressione, perché nessuno può al tempo stesso essere stupito e depresso. La dolce memoria del seno di Francesca che si sollevava nel canto del resto si intreccia come ogni bellezza alla Bellezza fontale che è la radice di ogni gioia. Agrappato a questi versi così mi sono lasciato trascinare verso l’alto fino a trovarmi di nuovo in equilibrio.

A questo punto, incerto su dove dirigermi ho pensato che una Bibbia in fondo dovrebbe, per logica deduzione, essere stata attirata da quel focus, quel perno che è il centro della mia scrivania, come di tutto il cosmo, giacché “move ‘l sole e tutte l’altre stelle”. E così anche io mi sono incamminato verso la luce che brilla nel centro del mio piano di lavoro.

La prima cosa che mi è venuta incontro è stata un libro di J. Lafrance che avevo dato per perso e per il quale anni fa avevo sfidato a duello la mia perpetua, accusandola di averlo venduto al mercato nero. Ho salutato Lafrance come un vecchio amico, ricordando che salvò la mia vocazione trent’anni fa con una frase memorabile “Tieni l’anima tua nell’inferno e non disperare” ed ho proseguito il cammino, fino ad imbattermi nel testo di un mistico sufi del 17° secolo che neppure sapevo di avere. Ciò che mi disse non sono certo di averlo capito, come succede spesso con i sufi (e con i mistici in genere), ma merita di essere riportato (sebbene nella mia povera traduzione):

Tu, l’oltre di tutto,con che nome chiamarti?
tu che li possiedi tutti e a nessuno appartieni.
Tu che sei e non sei, Fonte dell’essere,
Assenza ed esistenza, come chiamarti? Eppure sei presente, tutto verso Te converge, da Te tutto proviene.
Esistere è pregarti, per questo non esisti, eppure sei.

Eterno rifluire del Ricevere e del Dare, Abisso senza fine, Nome amato, Cuore vicino,
consuma nel tuo fuoco la mia povera persona.

Alle nove meno un quarto, ancora in pigiama e tutto sudato, la campana della messa mi ha strappato alla caccia richiamandomi al mio dovere, ma mi sono accorto con gioia che la mia preghiera mattutina era stata comunque più che abbondante… grazie GKC!

P.S.

Se vedete passare una Bibbia nell’edizione curata dal prof. Nardoni del 1962 con sovracoperta in pelle per favore riportatela a casa, si sente a disagio nel mondo moderno

Advertisements

2 commenti

Archiviato in De oves et boves, Umorismo

2 risposte a “Una battuta di caccia

  1. il valore della preghiera non sta tanto nel recitarla, quanto nel costruirla.
    proprio come la caccia.
    Passa da noi, abbiamo un nuovo racconto!

    Mi piace

  2. 61Angeloextralarge

    Troppo forte sto post! 😀
    A parte che come ho visto l’immagine ho pensato: “Ma don Fabio dove ha preso la fotografia dell’ufficio di don X ? O mi confondo io ed è la foto dell’ufficio di don Y ?”. Quanti uffici parrocchiali sono come il tuo! 😉
    Non essendo parroco non ho l’ufficio e i miei numesori libri sono tutti in camera da letto, quindi il pigiama ci si abbina pure. Sono tutti ordinati nel “mio” ordine, cioè solo io so ritrovarli, sempre! Ma il “butta su” che c’è è lo stesso.
    “la mia preghiera mattutina era stata comunque più che abbondante”: eh sì! La preghiera ha tante sfaccettature…

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...