Fossero tutti come lei

“Complimenti padre, fossero tutti come lei…” Quante volte ho sentito rivolgermi questa frase! Se chi me la rivolge sapesse che coltellata mi affibbia credo proprio che se ne guarderebbe bene, ma tant’è… ci ho messo anni per imparare a non lasciar trapelare il disappunto e il fastidio che mi provocava e che (me ne rendo ben conto) appare incomprensibile a chi crede invece di farmi un complimento.

Il fatto è che mi conosco troppo bene, cinquanta e più anni di convivenza con me stesso mi hanno tolto ogni illusione circa i miei difetti e i miei peccati, quindi so benissimo di non essere un modello di prete.

Però è vero che ho qualcosa di leggermente diverso dai miei confratelli e credo sia ciò che intendono quando fanno questi paragoni inopportuni, sì, perché per storia e per formazione ho una qualità particolare (ammesso che sia una qualità, ma non dipende in alcun modo da un mio merito): capisco i non credenti, riesco a immedesimarmi nelle loro situazioni e nei loro problemi e quindi, credo, a parlare un linguaggio che per loro è intelligibile.

Questo però fa di me definitivamente un outcast rispetto ai miei confratelli. Non prendo parte ai giochi o agli scherzi degli altri preti, in effetti se ho voglia di fare quattro chiacchiere con un amico non vado a cercare un prete e a ben guardare tra i miei amici conto pochissimi preti (sebbene ovviamente ne conosca a centinaia), forse un paio (che poi non valgono perché li conosco entrambi da quando eravamo ragazzi).

Il fatto è che sono un anticlericale, nel senso che se c’è una cosa che mi infastidisce terribilmente è il clericalismo (due sono le cose che non sopporto, ed in genere vanno a braccetto, il clericalismo e la stupidità). Quando ero in seminario, con sarcasmo ed una punta (neanche troppo nascosta) di disapprovazione, il mio rettore mi definiva “il più laico dei seminaristi”. Ho saputo solo dopo qualche anno di questa nomea che mi portavo dietro e da allora per la verità ne vado moderatamente fiero.

E’ doloroso vedere uomini che hanno dato via tutto per essere “a servizio degli uomini nelle cose di Dio” (Eb. capitolo 5,1) e hanno rinunciato a onori, privilegi e carriera nel mondo, mettersi a cercare carriera privilegi e onori nella Chiesa, finendo così per mettere al loro servizio Dio nelle cose degli uomini.

Quando sono di buon umore mi torna in mente Bernanos che dice che sublime e ridicolo si toccano e riesco quindi a vedere il lato ridicolo e patetico di queste piccinerie, ma succede di rado, lo confesso, di solito è più forte il disgusto.

Non parlo dei mostri che occupano le prime pagine, quelli sono appunto mostri e non possono essere associati al ridicolo neppure per un attimo, ma per fortuna restano una esigua minoranza e non definiscono in alcun modo la “casta” sacerdotale, parlo invece di un quotidiano fatto di piccinerie e meschinità, di lotte nemmeno troppo nascoste per il potere (ma quale potere! Che ridicolo modo di definire le cose), di bassezze e complicità.

E’ un male comune, nasce dal fatto di essere appunto una casta chiusa, di rapportarsi solo con se stessi e con altri che appartengono allo stesso “gruppo” e infatti fenomeni analoghi si riscontrano in ogni gruppo sociale, in ogni casta, basta pensare a quella militare ad esempio. Così che il clericalismo non è affatto un male del solo clero.

Si, ma così si finisce per diventare autoreferenziali, per parlare un gergo comprensibile solo a noi, e corriamo il rischio di autoassolverci (ripeto non parlo dei mostri), finendo nei fatti con il tradire il motivo per cui abbiamo fatto la nostra scelta. Il grande Mazzolari diceva che saremmo capaci di trovarci un posto comodo anche ai piedi della croce.

Così quando mi dicono “fossero tutti come lei” mi torna in mente tutto questo e ne soffro, ne soffro perché alla fine dei conti io amo i miei confratelli, sebbene non ne sopporti certi difetti, ne soffro perché so con dolorosa certezza che nella bocca di chi me la rivolge quella frase non significa “finalmente ho trovato un prete che vale la pena di seguire”, ma piuttosto suona come un autogiustificazione per non seguire nessuno e alcunché.

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30 commenti

Archiviato in Spiritualità, Vita da prete

30 risposte a “Fossero tutti come lei

  1. perfectioconversationis

    Bella immagine!
    Sono piuttosto anticlericale anch’io: non sopporto i laici che non si prendono le responsabilità dei laici, ma si fanno dettare dai preti persino il colore delle scarpe. Allo stesso modo non simpatizzo con i gossip ecclesiali (sai che don X è diventato parroco a Y e don Z ha rifatto l’oratorio, mentre don W va sempre in vacanza a K? Quando sento questi discorsi ho sempre un enorme “chi se ne frega” proprio sulla punta della lingua). Ma dietro questi modi di pensare c’è spesso una cattiva dottrina, che ancora non ha capito il ruolo specifico dei laici nella Chiesa e nella società.

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    • L’immagine è presa da una rivista francese degli anni ’50, tipo il nostro “L’asino”

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      • Mi piace assai questo post! Anche io nutro la medesima allergia di perfectioconversationis, mi sento piuttosto “ghibellino” e non credo siano state solo le mie letture “mordiniane”. Istintivamente ho sempre seguito il “sano anticlericalismo” consigliato da don Divo Barsotti ai laici per preservare la propria autonomia.

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        • Grande Barsotti! Ha avuto un posto importante nella mia formazione…

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          • Ho una venerazione immensa per lui! Ecco qui il consiglio di don Divo cui accennavo: «Lei laico, non è convinto che i laici devono essere tutti un poco anticlericali? Dovete difendere la vostra autonomia, così come noi dobbiamo esercitare il nostro ruolo. Nella Chiesa ciascuno ha il suo posto: la casa del Dio del vangelo è così ricca perché ci sono tanti posti, tutti diversi e tutti necessari l’uno all’altro» (intervista con V. Messori, in “Inchiesta sul Cristianesimo”, Mondadori, 1993, p. 271).

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    • 61Angeloextralarge

      Daniela: concordo sull’allergia! Aggiungo che a volte, purtroppo, sono i sacerdoti che vorrebbere dirti anche il colore delle scarpe da indossare… e questo è il rovescio della medaglia. Ne conosco uno in particolare che non si fida solo di sé stesso, quindi “deve” essere onnipresente e tutto deve dipendere da lui. Ai catechisti dice anche le parole esatte da dire ai bambini… etc… 😦 Il risultato è che non fa “crescere” i catechisti né gli altri operatori parrocchiali… e lui è sempre stressato e nervoso.

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  2. 61Angeloextralarge

    Torno dopo, quando avrò riletto con calma! Ma volevo dirti che proprio ieri sera ho pensato: “Don Fabio! Fossero tutti come lui!”. Già dai primi commenti letti da Costanza mi dicevo: “Peccato non abitare a Roma!”. Questo non vuol dire che non ti immagino anche “difettoso”, per carità, ma è proprio quel “leggermente diverso” che mi attira tantissimo. Questo non vuol dire che non conosco sacerdoti molto in gamba, tipo il fraticello (in senso moooolto affettuoso) che scrive ogni tanto post e commenti (sempre da Costanza).

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  3. lidia

    Io conosco tanti preti davvero bravi, come ho detto nelle parrocchia vicino casa mia i sacerdoti sono proprio buoni, e bravi! Tempo fa in una chiesa il parroco mi ha chiesto gentilmente se mi volessi confessare, e siccome non volevo ha aggiunto “ah bene, è che sono di fretta, vado a trovare una persona anziana”. Questo mi ha molto commosso, ho pensato “che bello incontrare gente così buona!”. Poi i sacerdoti dell’Opus Dei sono anche in genere proprio bravi e molto laici. A me sembra che tra le persone che scrivono sul blog di Costanza i più “laici” siano i religiosi e i preti (cioè tu, in quest’ultima categoria), ma è vero che venendo da una realtà che della laicità fa il suo fondamento spirituale trovo difficile a volte capire altri linguaggi ecclesiali… ci vediamo, una volta, buon fine settimana!

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  4. Don Fabio, io ti invidio la comprensione dei non credenti. Ci provo ma non ci riesco, e quanto lo vorrei!!! Semplicemente è fuori dalla mia portata. Non riesco a comprendere il loro ragionamento, davvero no. 😦

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  5. lidia

    PS (nel merito): è vero che tante persone dicono “ah se fossero tutti come don X, se ci fossero più don Y” e si fermano lì. Mi dispiace tanto. E ad essere sincera, nonostante io sia una buona cattolica, tante volte sentendo delle affermazioni di prelati vaticani ho pensato “poveri noi”. Persino un mio amico seminarista una volta mi ha detto, Lidia, io ci soffro da morire, ma ti giuro che certe volte mi pare che non sia il papa ma la Curia a prendere decisioni. E che gli dici? Io ho cercato di imbastirgli una rispostina da manualetto, ma non sapevo che dire. Allo stesso tempo mi fanno soffrire le frasi di chi dice “eh quello sì che è un vero prete, in Africa, non come i palloni gonfiati in curia”. Purtroppo spesso è che non so cosa rispondere…
    vabbè basta con le lamentele, oggi ho dato abbastanza 🙂

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  6. 61Angeloextralarge

    “capisco i non credenti, riesco a immedesimarmi nelle loro situazioni e nei loro problemi e quindi, credo, a parlare un linguaggio che per loro è intelligibile”: non mi metto al tuo livello, ma questa cosa capita anche a me. Li capisco e spesso li difendo, soprattutto da coloro che tendono a voler imporre la Messa, la Confessione… la Fede!
    A me succede perché mi ci specchio dentro! Quante volte qualcuno ha “provato” a farmi fare cose che non sentivo e che ritenevo sbagliate, da fissati, da bigotti, etc.? Tantissime! Ma io ero lontana mille miglia e nessuna parola mi avrebbe convinto! Sono tornata in Chiesa solo grazie alla testimonianza di un frate (che ora è accanto alla nostra Mamma a scriverle poesie d’amore, come faceva quando era sulla Terra). In lui ho visto subito l’uomo di Chiesa e mi dicevo: “Peccato che sia un frate!”. Anzi… lo dicevo anche a lui e lui si sganassava dalle risate rispondendomi: “Io sono io! Compreso il saio e la barba!”. Per me era assurdo, ma quel “peccato che sia un frate” è diventato piano piano “Che bello che è anche un frate!”… e alla fine: “Se lui è frate vuol dire che Dio esiste!”. 😀

    “di solito è più forte il disgusto”: a me viene istintivamente da pregare per loro! E il sentimento che mi nasce dentro è la pena: pena per loro e pena per il dolore che Dio prova in queste situazioni.

    “piuttosto suona come un autogiustificazione per non seguire nessuno e alcunché”: quanto hai ragione! E’ triste ma è così che succede. Ci basta un appiglio per crederci in diritto di non seguire i sacerdoti e la Chiesa!

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  7. 61Angeloextralarge

    L’ho messo da Karin e lo infilo anche qui…

    In una parrocchia americana, il parroco, decisamente seccato dalle scuse addotte nel corso degli anni dai parrocchiani per non andare a Messa, inserì “I dieci motivi per cui non mi lavo mai” nel bollettino domenicale:
    1. Sono stato obbligato quando ero piccolo.
    2. Le persone che si lavano sono ipocriti: pensano di essere più puliti degli altri.
    3. Ci sono così tanti tipi di sapone, che non so decidere quale sia il migliore.
    4. Ero abituato a lavarmi, poi ho cominciato ad annoiarmi ed ho smesso.
    5. Mi lavo solo in occasioni particolari, come Natale e Pasqua.
    6. Nessuno dei miei amici si lava.
    7. Comincerò a lavarmi quando sarò più vecchio e più sporco.
    8. Non riesco a trovare il tempo.
    9. Il bagno non è mai caldo abbastanza in inverno o fresco a sufficienza in estate.
    10. I produttori di sapone cercano solo i tuoi soldi.

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