L’universo elegante

Io non sono un fisico, e peraltro non ci ho nemmeno un fisico, magari una volta sì, ma adesso è assai decaduto. Però mi piace la filosofia e a tempo perso quindi mi diletto di leggere di tutto, privilegio tipico dei filosofi. Così su consiglio di Samuele, che non ci ha il fisico manco lui però in cambio E’ un fisico, ho cominciato a leggere “l’universo elegante”, di cui vi parlavo già qualche giorno fa.

Dovendo passare qualche ora tra aerei e aereoporti per andare in Calabria a celebrare il matrimonio della mia amica Ilaria, me lo sono portato dietro (il libro, non Samuele) ed è talmente affascinante che tra andata e ritorno me ne son letto più di metà (nonostante parli di cose che non mi sono proprio familiari, tipo meccanica quantistica, lunghezza di Planck, costante cosmologica, teoria delle stringhe e altre amenità del genere).

Una cosa che mi pare di aver capito è che a un certo punto i fisici si sono trovati di fronte ad un ostacolo serio: le equazioni basate sulla meccanica quantistica (che forse è qualcosa di più di una teoria, visti i numerosi riscontri sperimentali) che sembrano descrivere perfettamente l’universo, se portatate all’estremamente piccolo (un “estremamente” identificato da un numero che non ha praticamente senso, detto “lunghezza di Planck”, che equivale a uno zero virgola seguito da 33 zeri prima di incontrare un 1 cm.) “impazziscono” e cominciano a produrre risultati bizzarri, come se in pratica al di sotto di quel numero le leggi che governano l’universo non valessero più: se vivessimo in quella dimensione vedremmo gente passare attraverso i muri e pietre volare.

Ora, da filosofo, questo dato mi disturbava molto, perché se i mattoni fondamentali dell’universo sono caotici e turbolenti allora ne segue che tutta la struttura edificata con quei mattoni in realtà, pur apparendo ordinata, è un ribollire continuo di fluttuazioni (che i fisici chiamano schiuma quantica… il termine schiuma rende l’idea, no?). Ho letto quindi un centinaio di pagine con un vero dolore, possibile che mi ero sbagliato così tanto? Possibile che quell’universo che a me sembra logico ordinato e armonioso è in realtà una giungla selvaggia di probabilità caotiche?

Mentre cominciavo a temere che l’aereo potesse all’improvviso trasformarsi in una ciambella con la glassa, in un crescendo di disagio esistenziale sono andato avanti, finché Green non ha cominciato a descrivere la teoria delle stringhe e a parlare di “teoria del tutto” (detta in breve ToE, ovvero Theory of Everything). La ToE è il santo graal dei fisici, un sogno che risale fino ad Einstein, il sogno cioè di riuscire ad esprimere con un solo modello matematico tutto l’universo. Detto così equivale più o meno a pretendere di entrare nella mente di Dio, ma pensateci: l’idea è assolutamente affascinante, se infatti è possibile una ToE, se è possibile anche solo immaginarla, allora vuol dire che l’universo è un posto ordinato, regolato da leggi che si corrispondono simmetricamente in una sorta di danza armoniosa.

Sinceramente non sono del tutto certo di aver capito cosa diavolo sono queste benedette stringhe, né come possa esistere un universo a dieci dimensioni (è un postulato della teoria). Però ho capito una cosa importante: la lunghezza di Planck, il numero assurdo di cui sopra, è un limite invalicabile, non solo perché per poter effettuare una misurazione a quel livello avremmo bisogno di un acceleratore di particelle più grande di una galassia, cosa poco pratica indubbiamente, ma proprio perché è teoreticamente invalicabile. Al di sotto della lunghezza di Planck il concetto stesso di spazio perde senso, quello è il limite dimensionale ultimo, al di sotto del quale non si può scendere.

Questo significa una cosa semplice: che le fluttuazioni dell’universo previste a quelle dimensioni dalla meccanica quantistica non esistono, semplicemente perché non esistono quelle dimensioni.

Non avete idea della pace che ho sperimentato in quel momento: avrei abbracciato il mio vicino in aereo. Se non l’ho fatto è solo perché ho temuto che il mio grido di “L’universo è ordinato!” lo avrebbe indotto a chiamare immediatamente un robusto steward per legarmi e imbavagliarmi.

L’universo è ordinato! Significa che posso essere certo che accendendomi una sigaretta non mi brucerò la faccia con una fiammata alta tre metri, significa che esiste una struttura unica, un’impalcatura, che sostiene tutto e tiene tutto in equilibrio. Cade così il presupporto fondamentale del Relativismo, cosa di cui mi importa assai poco, e soprattutto posso vivere facendo previsioni ragionevoli, il che è una cosa assai preziosa se dovete fare una passeggiata in centro senza il timore di vedere i vostri vestiti svanire all’improvviso.

L’universo è ordinato! Lo sapevo già, perché credo in un Dio creatore, ma un conto è credere una cosa e un conto è saperla.

L’universo è ordinato! E quindi anche la vita, la mia, la tua, non sono un insieme caotico di eventi, come pagine di un libro strappate e rimescolate a caso, ma tracciano una storia, un percorso che per quanto tortuoso ha una sua logica decifrabile.

Così ancora stamattina riflettevo sulla forza dei sogni (e la ToE allo stato attuale è poco più di un sogno) e questo mi portava a qualche considerazione sul rapporto tra scienza e fede, infatti non solo la fede non è contraria alla scienza in linea di principio, ma ultimamente è proprio la fede a spingere avanti la scienza, infatti chi si imbarcherebbe in un progetto di ricerca se non per una sorta di fede iniziale? Nel momento in cui si formula una teoria, quale essa sia, prima di dimostrarla si ha fede in essa. Il puro relativismo è immobilità, stasi, entropia zero, se tutto è uguale a tutto allora non vale la pena di cercare nulla, se invece si crede in un’idea e la si persegue fino in fondo per quanto pazzesca possa apparire allora si sperimenta uno stato che assomiglia molto alla fede.

Così oggi si parla in tutta serietà di condizioni in cui spazio e tempo perdono significato, in cui un oggetto può essere un altro e viceversa, in cui un evento può accadere prima o dopo se stesso eccetera. E noi questo non lo abbiamo sempre saputo? Non ci dice il Signore che noi saremo in Lui e Lui in noi? Non sperimentiamo quotidianamente come nell’esperienza mistica il tempo perde significato? Che nei sacramenti siamo presenti all’Evento per eccellenza, che è un super-evento presente simultaneamente in tutti i tempi e luoghi, ovvero la Risurrezione del Signore?

E non vale l’argomento che qui stiamo parlando di materia e non di misticismo, perché al livello di analisi a cui ci conduce la ToE, la stessa nozione di materia quasi perde significato. Laggiù, nelle misteriose profondità quantiche, misticismo e matematica sconfinano l’uno nell’altra e la distinzione tra materia e spirito si fa assai tenue. Era la straordinaria intuizione di Teilhard de Chardin, ieri considerato pazzo e quasi eretico e oggi enormemente rivalutato, perfino dal S. Padre.

Sono il primo ad ammettere di essere uno che fa letture strambe ed ha strane idee, posso quindi perdonarvi se non ve ne frega nulla della commozione che mi ha afferrato, però siccome vi voglio bene sentivo il bisogno di condividerla con voi, mi perdonate?

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6 commenti

Archiviato in Filosofia, Letture

6 risposte a “L’universo elegante

  1. Al contrario, nel mio piccolo trovo la cosa alquanto entusiasmante (per quanto più che semianalfabeta in fisica 🙂 )

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  2. gabriele53

    Quanto si sarà divertito, Nostro Signore, a creare questo mondo?

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    • 61Angeloextralarge

      Tantissimo, soprattutto perché Lui cerca il bello nelle cose e lo esalta… Magari una lacrimuccia l’avrà pure trattenuta sapendo come lo avremmo ridotto noi uomini… 😉

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  3. Matteo Cacciola

    Caro Fabio, anzitutto penso che tu debba fare degli approfondimenti matematico-fisici su quanto hai scritto, perchè alcuni concetti non sono propriamente (per usare un eufemismo) esatti 😉
    Comunque condivido il concetto che il relativismo è immobilismo, ed anche gli scienziati (persino gli scientisti), in verità, affondano le loro teorie su una fede

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    • ovviamente 😉 io parlo da filosofo, non da scienziato ecercavo solo di trasmettere l’entusiasmo su quanto mi è parso di capire, ma riuscire a ripetere il concetto in maniera esatta è tutt’altro affare, è ovvio.

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  4. Sono d’accordo sull’identità ultima di materia e spirito, mi interesso di noetica ed ho scritto anche un saggio a riguardo,. Sono filosofa e capisco gli errori scientifici che posso aver fatto. Ma la conoscenza è principalmente intuizione.
    condivido pienamente l’entusiasmo e il senso di meraviglia.

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