Perché camminare, quando puoi cavalcare?

La domenica mattina amo alzarmi presto (vabbé lo faccio ogni mattina, ma la Domenica con un’intenzione specifica) e, come Dio nel giardino dell’Eden, scendo a passeggiare nella mia biblioteca. Come ogni intellettuale so di avere nei confronti della mia biblioteca un debito inesauribile, nel senso che i libri ancora da leggere sono molti di più di quelli già letti, eppure mi piace tornare spesso a quelli già noti, scorrere la mano sui dorsi ormai opachi e con amore leggerne i titoli e gli autori, ricordando lo stupore e l’allegria che mi hanno procurato al primo incontro. A volte poi lascio che mi prendano per mano e mi riportino indietro nel tempo, al giorno del nostro primo incontro.

Così oggi mi sono lasciato prendere per mano da una fiammeggiante pagina di C.S. Lewis, tratta da “Il Grande Divorzio”. Questa pagina ha avuto un ruolo fondamentale nella mia marcia di avvicinamento a Dio e ha contribuito più di molte altre a formare la mia spiritualità e la mia visione del mondo, in particolare si incontra con quella concezione del piacere che ho già descritto qui e qui. Voglio offrirvela stamattina. E’ un po’ lunga, ma vi prego di leggerla tutta, perché a mio parere è di una luminosità e di una bellezza sconfinate.

Nel libro Lewis immagina un viaggio di tipo dantesco alle soglie del paradiso, dove è concesso alle anime purganti il momento di una seconda scelta, stavolta definitiva, tra paradiso ed inferno. Non mi interessa la fondatezza teologica di questa idea, in sé abbastanza opinabile, ma il fatto che attraverso di essa Lewis analizza da assoluto maestro le dinamiche della conversione. Egli immagina che le anime purganti arrivino alle soglie del Paradiso come una sorta di spettri, su una sorta di autobus, e che diventino via via più consistenti mentre si addentrano nel Paradiso stesso, se riescono a superare gli ostacoli che la maggiore consistenza celeste presenta loro.

Una pagina assolutamente straordinaria è per me questa, in cui viene descritta la conversione del piacere.

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Vidi venire verso di noi uno spettro che trasportava qualcosa sulle sue spalle. Come tutti gi spettri esso era insostanziale, ma essi si differenziano uno dall’altro così come i fumi si differenziano tra loro. Alcuni erano biancastri, questo era nero e untuoso. Quel che reggeva sulle sue spalle era una piccola rossa lucertola, ed essa agitava la sua coda al pari di una frusta e andava bisbigliando al suo orecchio. Come arrivammo in vista di lui egli volse la testa al rettile con un grido di impazienza: “Zitta, ti ho detto!” esclamò. Essa mosse la coda e seguitò a sussurrare. Egli allora smise di ringhiare e cominciò a sorridere. Poi si voltò e prese ad allontanarsi dalle montagne.

“Via così presto?”, chiese una voce.

Colui che parlava aveva una forma abbastanza simile a quella umana, ma era più grande di un uomo e scintillava tanto che potevo a stento guardarlo. La sua presenza mi colpì fisicamente, da lui emanavano calore e luce insieme, come dal sole del mattino all’inizio di un prepotente giorno d’estate.

“Sì, vado via” rispose lo spettro “Grazie per l’ospitalità. Ma non va bene, vede. Io dissi a questo tipetto” e indicò la lucertola “che doveva starsene zitto se insisteva a venire come ha voluto fare. Naturalmente il suo aspetto stona qui: lo capisco. Ma non vuole smettere. Volevo appunto andare a casa”.

“Vuole che la faccia stare zitta?” domandò lo spirito fiammeggiante, che ora avevo capito essere un angelo.

“Sì, certo”, disse lo spettro.

“Allora posso ucciderla”, dichiarò l’angelo facendo un passo avanti.

“Ehi, oh, guardi, mi sta bruciando, stia lontano” esclamò lo spettro indietreggiando.

“Lei non vuole che sia uccisa?”

“Non ho detto niente a proposito di ucciderla, innanzitutto. Non intendevo usare qualcosa di tanto drastico”

“E’ il solo modo” sentenziò l’angelo, la cui fiammeggiante mano era ora assai vicina alla lucertola. “Posso ucciderla?”

“Bhe, questa è una domanda inutile. Sono disposto a prendere in considerazione il suo punto di vista, ma è una prospettiva diversa, no? Voglio dire, al momento ero solo occupato a pensare a come farla star zitta, perché quassù, bene, è così maledettamente imbarazzante…”

“Posso ucciderla?”

“Bene, vi sarà certamente tempo per discutere di ciò più tardi…”

“Non c’è più tempo. Posso ucciderla?”

“Per favore, non avrei mai creduto che potesse rappresentare un tale problema. Per favore, in realtà non se ne preoccupi. Guardi! Si è messa spontaneamente a dormire. Sono sicuro che starà tranquilla ora e che tutto è tornato a posto. Comunque molte grazie.”

“Posso ucciderla?”

“Onestamente, non posso pensare che vi sia la minima necessità di farlo. Sono sicuro che adesso sarò capace di tenere la situazione sotto controllo. Ritengo che un processo graduale dovrebbe essere in generale preferibile all’ucciderla”

“Il processo graduale è fuori discussione”

“Davvero la pensa così? Bene, rifletterò su quello che mi ha detto con molta attenzione. Lo farò scrupolosamente, davvero. In effetti gliela avrei lasciata uccidere anche adesso, ma non mi sento troppo bene. Può sembrare sciocco farlo ora. Devo essere in buona salute per l’operazione. Un altro giorno, forse”

“Non vi sono più domani, tutti i giorni sono il presente ora”

“Stia indietro, lei mi sta bruciando! Come potrei permetterle di ucciderla? Lei ucciderebbe me se lo facesse”

“Non è così”

“Per quale motivo mi sta facendo del male allora?”

“Non ho mai detto che non le avrebbe fatto male, ho detto che non l’avrebbe uccisa”

“Oh, comprendo. Lei ritiene che io sia un codardo, ma non è così. Davvero. Mi lasci correre indietro all’autobus di stanotte e farle avere il parere del mio medico personale. Tornerò appena avrò un momento”

“Questo momento contiene tutti i momenti”

“Perché mi tortura? Lei ce l’ha con me! Come posso permetterle di farmi a pezzi? Se davvero vuole aiutarmi perché non può uccidere questa maledetta cosa senza chiedere… prima che io lo sappia? Sarebbe già tutto finito se l’avesse fatto”

“Io non posso ucciderla contro la sua volontà, questo è impossibile. Ho il suo permesso?”

Le mani dell’angelo si erano strette attorno al collo della lucertola, ma non del tutto. Allora la lucertola principiò a strillare verso lo spettro, in modo che anche io potei udire quel che stava dicendo:

“Fa’ attenzione. Egli può fare quello che dice. Può uccidermi. Una fatale parola da parte tua e lo farà! Resterai per sempre senza di me. Non è naturale. Come riuscirai a vivere? Sarai solo una specie di spettro, non un uomo reale, come sei adesso. Lui non è in grado di comprendere, è solo una fredda, esangue, astratta cosa. Ciò può essere naturale per lui, ma non per noi. Sì, sì. Io so che ormai non vi sono più reali piaceri, ma solo sogni, ma essi non sono meglio di niente? E io sarò così buona… Ammetto di essermi spinta troppo in là, qualche volta, in passato, ma ti prometto che non lo farò più. Ti darò soltanto gradevolissimi sogni, tutti dolci e freschi e quasi innocenti, sì puoi dirlo, innocenti…”

“Ho il suo permesso?” Domandò l’angelo allo spettro

“So che mi ucciderà”

“Non lo farò, ma se anche fosse?”

“Ha ragione, sarebbe meglio essere ucciso che vivere con questa creatura”

“Allora posso?”

“Maledetto lei. Facciamola finita. Come vuole lei” Concesse lo spettro, ma terminò sussurrando “Dio mi aiuti, Dio mi aiuti”

Un momento dopo lo spettro emise un urlo di tormento come non ne avevo mai sentiti di uguali sulla terra. Il fiammeggiante avvicinò la sua ardente spada al rettile: lo girò, mentre esso mordeva e si contorceva, e poi lo colpì, facendolo a pezzi al suolo.

“Ah! Questo è stato fatto per me?” Esclamò in tono soffocato lo spettro indietreggiando

Per un istante non fui in grado di distinguere niente. Poi vidi, tra me e il cespuglio più vicino, indubitabilmente solidi -e che man mano diventavano più solidi ancora- l’omero e la spalla di un uomo. Poi, facendosì vieppiù brillanti e robusti, le gambe e le mani. Il collo e l’aurea testa si materializzarono mentre io osservavo e se la mia attenzione non avesse vacillato avrei potuto vedere l’effettivo completarsi di un uomo, un uomo immenso, nudo, non molto più piccolo dell’angelo.

Ciò che mi distrasse fu il fatto che in quel medesimo istante qualcosa sembrava accadere alla lucertola. dapprima io pensai che l’operazione non avesse avuto esito. Lungi dal morire, la creatura stava lottando e si faceva via via più grande mentre si dibatteva. E crescendo si metamorfosava. Le sue parti posteriori si arrotondarono; la coda, che seguitava a sferrare colpi, prese a divenire una treccia di peli che si muoveva tra due enormi e liscie natiche.

Improvvisamente feci un balzo indietro, non credendo ai miei occhi. Ciò che si trovava davanti a me era il più garnde stallone che avessi mai visto, bianco e argenteo, esuberante di carne e muscoli; nitriva e batteva energicamente il suolo con gli zoccoli. Ad ogni suo scalpitio la terra tremava e gli aberi tintinnavano.

L’uomo testé fatto si voltò e batté sul collo dell’appena fatto cavallo. Annusò il suo corpo sfavillante. Il cavallo e il suo padrone respiravano ognuno nelle narici dell’altro. L’uomo se ne discostò, si gettò ai piedi del fiammeggiante, abbracciandoli. Quando si rialzò pensai che la sua faccia brillasse di lacrime, ma era solo il luccichio del liquido amore che fluiva da lui. Con fretta gioiosa il giovane uomo balzò sulla groppa del cavallo. Voltandosi indietro fece un cenno di addio, poi sollecitò lo stallone con i calcagni.

Essi furono lontani prima che comprendessi esattamente cosa era accaduto. Quello sì che era cavalcare!

(C.S. Lewis, da “Il grande divorzio” ed. Jaca Book 1979)

8 commenti

Archiviato in Letture, Spiritualità

8 risposte a “Perché camminare, quando puoi cavalcare?

  1. 61Angeloextralarge

    Eh sì! A volte camminiamo… e anche molto piano, quando invece siamo dotati di possenti garretti!

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  2. Un blog dalle mille tentazioni…Messo in lista anche questo (libro da acquisire) 😉

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