Chi ride non pecca

Ieri nel nostro appuntamento settimanale di formazione sacerdotale uno dei partecipanti all’incontro ha fatto un’affermazione piuttosto sorprendente: “Nessuno può peccare ridendo”. Conoscendo il tipo, che ama stupire e quindi usa spesso frasi un po’ a effetto, lì per lì non ci abbiamo dato molto peso, ma poi andando a dormire ci ripensavo.

Ha proprio ragione quel mio amico prete, nessuno può peccare ridendo, a patto che sia un riso vero, non sarcastico cioè, né amaro, ma un riso che nasce da una gioia vera, perché la gioia è il miglior antidoto a qualsiasi tentazione.

Fateci caso: la tentazione prospera e si sviluppa soprattutto nella rabbia, nella paura o nella tristezza, ma quando siete nella gioia siete spontaneamente felici di ciò che avete e di ciò che siete, siete naturalmente portati a non concentrarvi su voi stessi, ma piuttosto siete aperti alla realtà e desiderate incontrare il prossimo. Chi ride scaccia la paura e guarda al futuro con naturale speranza, chi ride ha nel cuore una gratitudine spontanea, perché intuisce misteriosamente che la gioia è un dono gratuito e immeritato e desidera quindi restituire questo dono. Chi ride ama, perché la gioia, come il bene, è diffusiva e tende a comunicarsi e desidera moltiplicarsi riflettendosi nel riso degli altri.

Ma se è così, accidenti, perché ci sono così tanti preti tristi? Perché certi miei confratelli hanno certe facce che sembrano appena usciti da un funerale? Chi potrà credere che Gesù è risorto se lo diciamo con questa faccia? Chi potrà pensare che il Cristianesimo è uno stile di vita vincente se coloro che per primi dovrebbero viverlo non hanno gli occhi del vincitore?

E’ urgente ripensare la spiritualità sacerdotale a partire dalla Risurrezione, perché come diceva Chesterton: “non nego che debbano esserci i preti per ricordare agli uomini che devono morire, ma in certi momenti della storia servono dei preti speciali, i poeti, che ricordino agli uomini che sono ancora vivi”.

P.S. avevo detto che oggi non avrei avuto tempo di curare il blog, ma questo articolo si è scritto da solo… e poi ci sta bene con il mio anniversario 🙂 ricordatemi come “il prete che ride” (come mi chiamava una sconosciuta bimba anni fa)

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6 commenti

Archiviato in Spiritualità, Vita da prete

6 risposte a “Chi ride non pecca

  1. Grande!!! L’ho sempre pensato anche io!!!

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  2. Super2! E auguri di santo anniversario :-D!

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  3. Marco O.

    Da “ex cattolico” ho sempre pensato quello che dici, ma quello che dici entra in contrasto con la dottrina della Chiesa di Roma. Io non potrei mai essere veramente felice mentre uccido, mentre rubo o mentre porto una falsa testimonianza, ma lo posso essere mentre sto con la mia “concubina” (sono un “pubblico peccatore”) e mentre condivido l’Eucarestia con i fratelli della comunità battista che mi ha accolto quando ho dovuto lasciare il cattolicesimo.

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    • Caro Marco, non ti voglio rispondere nel merito perché penso che l’argomento dei divorziati risposati (se non ho letto male tra le righe) è estremamente delicato e complesso e non si può trattare in due battute, magari ci dedicherò un articolo specifico.
      Per ora ti dico solo che sono felice che tu abbia trovato comunque una tua collocazione cristiana

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      • Marco O.

        No, non siamo divorziati, ma la situazione è paragonabile; ci era stato rifiutato il matrimonio religioso per “futili motivi”. La mia “concubina” è evangelica, ma è figlia di cattolici, aveva ricevuto il battesimo cattolico, ma non la cresima cattolica per cui era stata ritenuta “apostata”. Comunque è secondario, non ne faccio una questione personale, ho voluto citare due categorie di peccato (formale) che non tolgono il sorriso perchè non sono “mancanza di amore”.

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