Eros redento (reprint)

Alcuni mesi fa ho pubblicato questo articolo sul blog di Costanza, lo recupero in questo mio blog soprattutto per salvarlo e anche perché da qualche giorno, dopo la sbornia di emozioni del mio anniversario, mi sento stranamente inaridito, è quindi il momento di fare come lo scriba del vangelo e tirar fuori dal mio scrigno qualcosa di vecchio…

Ormai l’ho capito, in questo blog non si parla di sesso. Il che, consentitemelo, in un blog sul matrimonio è quantomeno bizzarro. Al massimo si parla ogni tanto del sesso che NON si fa, come quando abbiam parlato dell’omosessualità, ma nessuno mi sembra ha mai detto qui quanto sia bello, profondo, spirituale e perfino mistico il darsi e riceversi dell’uomo e della donna.

Forse perché come dice una mia amica “nessuno parla bene del matrimonio come i preti, che non si sposano, e questo induce un po’ al sospetto” o forse per pudicizia e vergogna, ma questo tendo a crederlo meno, visto che molti, moltissimi, qui han messo a nudo la loro anima in modo davvero imbarazzante e quindi tendo a credere che tanto timidi non siate.

Così, sebbene sia prete e non abbia dunque una vita sessuale attiva, mi decido a lanciarvi una piccola provocazione che Costanza  è tanto gentile da ospitare.

Cominciamo dal linguaggio: io sono certo che nessuno di voi “fa” l’amore, perché come diceva il mio professore di Etica Sessuale all’università, l’amore non è una cosa che si fa, l’amore è qualcosa che si è. Lui per indicare il rapporto sessuale parlava di “darsi e riceversi” e l’espressione mi è sempre piaciuta tanto, perché implica il rovesciamento del sesso adolescente, quello che si fa soprattutto per prendere, in un gesto più maturo, dove il rapporto diventa essenzialmente un dono reciproco, un dono dove il piacere fisico è solo un elemento di una realtà più ampia in cui confluiscono comunione, tenerezza, condivisione, cura dell’altro…

Ma perché non parlarne? Perché limitare il nostro discorso su questo argomento ad una (pur necessaria) pars destruens? O non è forse vero che la Redenzione che abbiamo ricevuto si estende anche a questo aspetto della vita, tanto che in tutta serietà possiamo parlare di un Eros Redento?

Era questo (Eros Redento) il titolo di un preziosissimo pamphlet di J. Bastaire, un medico ortodosso che ebbe il coraggio di pubblicare trent’anni fa presso l’editrice Qiqajon questo delizioso manuale di erotica cristiana .

Prendo a prestito da lui alcuni concetti, così magari vi invoglio a leggere questo piccolo capolavoro (si fa in due ore, ma può cambiarvi la vita).

Prima idea: l’erotismo non è una manifestazione del corpo, ma dell’anima, è uno slancio dello spirito in cerca di pienezza, in cerca di completamento in un tu che gli corrisponda, attraverso una complementarietà che non può nascere altrove che nell’alterità, perché l’amore non conforma, l’amore unisce i diversi e distingue i simili, lungi dall’essere quindi uno strumento della concupiscenza il sesso è una manifestazione della grande marea che spinge la creatura verso il Creatore, che ci solleva verso Dio alla ricerca dell’Amore.

Lo spirito non è una derivazione della carne, al contrario, la carne è una fioritura dello spirito, o non è forse vero che in principio era il logos? Il sesso dunque procede dall’anima che lo esprime e non ne è una limitazione. L’egoismo lo è, ma il sesso a servizio dell’amore è esaltazione e non mortificazione dell’anima.

Seconda idea: la continenza non è un fine, ma un mezzo. Lo scopo della continenza è quello di educare la formidabile potenza della sessualità per metterla a servizio dell’amore. Non si tratta quindi di dichiarare osceni i comportamenti sessuali, riservando loro, visto che non se ne può fare del tutto a meno, una sorta di riserva nel matrimonio, quanto di educare le diverse forze che agiscono dentro di noi a lavorare insieme e non una contro l’altra. Imparare ad abbracciare senza voler tenere, a baciare senza voler risucchiare, a dare senza voler prendere, richiede un’ascesi, nel senso etimologico della parola, un’askesis, un allenamento. L’obiettivo della continenza quindi non è l’atto in sé, quanto la sua intenzione, si trattiene il corpo per educare l’anima. Quando però si sia giunti alla maturità allora baci abbracci e dono di sé devono fluire costantemente dal nostro corpo e senza paura, perché altrimenti avremmo fallito l’obiettivo fondamentale dell’esser coppia. Il peccato più grande è non donarsi, l’uomo che imprigiona il dono imprigiona se stesso. E’ di questo in realtà che parla tutto l’universo: dagli elettroni fino all’orgasmo tutto è dono e rifiutarne la logica non ci eleva, ma piuttosto ci umilia.

Terza idea: dall’unione dei corpi germoglia lo Spirito. Quando Paolo parla dell’unione dell’uomo e della donna come di un mistero grande e lo paragona all’unione di Cristo e della Chiesa (Ef. 5,32) getta le basi della teologia cristiana del Matrimonio ed usa un linguaggio inaudito e inaccettabile in un contesto ebraico, paragonando l’amore di Dio ad un amore erotico. Ma se ha ragione, allora l’unione degli sposi genera la Chiesa. Gli sposi fanno molto di più per avvicinare il mondo a Dio nel loro darsi e riceversi che in qualsiasi altro gesto della loro vita sponsale. In questo modo quindi il rapporto sessuale diventa una preghiera oggettiva, che agisce, oserei dire, “ex opere operato” ed è la cosa più santa del mondo, dopo (e forse addirittura accanto) l’Eucaristia, perché come questa esprime un oggettivo ingresso di Dio nella storia.

Ma c’è di più: se entrambi gli sposi sono Chiesa, nel loro darsi e riceversi si manifesta anche l’amore di Dio per loro. Questo significa che l’amore del mio sposo/a diventa il volto concreto, l’incarnazione dell’amore di Dio per me. Come mi diceva un mio amico anni fa, il giorno prima del matrimonio: “da domani Rossella diventerà il sorriso di Dio per me”, e questo accade in ogni gesto sponsale, ma prima di tutto ed innanzitutto nel “darsi e riceversi”.

Spero di non aver reso noioso perfino il sesso e soprattutto di avervi invogliato a leggere il piccolo capolavoro che vi ho presentato, ma mi sembrava che queste idee fossero troppo importanti per non condividerle.

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3 commenti

Archiviato in Letture, Reprint, Spiritualità

3 risposte a “Eros redento (reprint)

  1. Mario G.

    Oggi finalmente ho acquistato online il pamphlet di J. Bastaire. Quando avrò terminato di leggerlo ti farò sapere. Intanto grazie per questa segnalazione e per la testimonianza che dai e hai dato (sei proprio deciso a chiudere il blog definitivamente?! Spero proprio di no) attraverso queste pagine, a noi fisicamente a te lontani.
    Ti ricordo nelle preghiere per il tuo nuovo ed impegnativo incarico.

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  2. per me la maggiore oscenità sessuale possibile é la castità.
    l’essere umano é di natura promiscuo e l’erotismo é una caratteristica dell’uomo come animale creativo………
    Il sesso “cristiano” fue ideato con il fine di controllare gli idividui.
    una persona sposata e con figli é più docile con rispetto all’ordine stabilito ed é meno propenso alla ribellione.
    P.D.
    Non condivido le idee dell’autore del Blog però devo riconoscere che è ben fatto e lo leggo volentieri

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    • Appunto come “animale” (creativo o meno).
      Ma io (sposato e con figli) mi ritengo creatura “umana”.

      La sua teoria sul “controllo” è ridicola e risibile, se lo lasci dire da chi ha vissuto (anche la sua sessualità) prima “fuori” e poi “dentro” un’ottica Cristiana.
      Spiegare qui le abissali differenze e la meraviglia tra il “prima” e il “dopo”, sarebbe impresa improba e non cambierebbe probabilmente la sua visione.

      Non sono mai stato persona “docile” né prima, né ora (e oggi ne vedo tutti limiti), ma non comprendo di quale possibile “ribellione” dovrei essere stato defraudato. 😉

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