Chi ama la vita ha i piedi bagnati

Oggi è un giorno glorioso, uno di quelli da segnare sul calendario con un punto esclamativo, è infatti il primo-giorno-senza-calze del 2012. Mi spiego: ho già raccontato della mia idiosincrasia per le scarpe, quindi potete capire che da Aprile a Ottobre vado regolarmente in giro in sandali, anzi, quest’anno, complice la pioggia e qualche giorno frenetico, il PGSC è arrivato insolitamente in ritardo.

Così stamattina, con immensa soddisfazione, al momento di vestirmi invece delle scarpe ho tirato fuori i miei vecchi sandali e li ho inforcati per la mia passeggiata/preghiera mattutina. Dovete sapere che il mio amatissimo Villaggio Olimpico è uno dei quartieri più verdi di Roma, almeno all’interno del Raccordo, intervallato come è da prati, aiuole e boschetti di pini e pioppi, così, mentre passeggio pregando, spesso e volentieri attraverso questi prati e di tanto in tanto, specialmente quando l’ufficio delle letture mi presenta qualche bella pagina, mi siedo su qualche panchina.

Così anche oggi ho attraversato il prato di fronte alla mia chiesa, diretto verso la mia panchina preferita per godermi la compagnia di Agostino, senonché stanotte c’è stata abbondante rugiada e l’erba era tutta bagnata… confesso che ho avuto un attimo di esitazione, simile alla sposa del Cantico dei Cantici: «Mi sono lavata i piedi; come sporcarli di nuovo?» (Ct. 5,3), però è stato solo un attimo: se il mio sposo mi invita a sporcarmi i piedi come posso esitare? E così mi son tolto i sandali ed ho attraversato il prato a piedi nudi…

Che gioia, che incanto dei sensi, quanti messaggi giungevano alla mia anima dalla rugiada fredda e bagnata, dall’erba umida e verdissima. Gli atomi di idrogeno che compongono quella rugiada sono stati creati nelle prime ore di vita dell’universo, quindi milione più milione meno, circa dieci miliardi di anni fa. Letteralmente i miei piedi ascoltavano l’eco del big bang.

Ma c’è di più: sono virtualmente certo che dieci miliardi di anni fa creando quell’idrogeno Dio abbia pensato con soddisfazione: “un giorno tu diventerai acqua e poi rugiada e donfa la calpesterà nel mattino e ne godrà rendendomi lode”. Sì, la rugiada di stanotte è stata creata per me, o meglio, non per me, ma per la lode di Dio che io e lei insieme abbiamo composto stamattina.

Ma c’è di più: solo chi è vivo può sentire freddo ai piedi, così la rugiada stamattina, dolcemente, delicatamente, non era così fredda dopotutto, mi diceva “tu sei vivo, tu sei vivo…”. Vi siete mai resi conto di essere vivi? Che triste cosa che la maggior parte della gente sia viva senza saperlo! Sono simili a morti coloro che vivono senza esser consapevoli della loro vita! Ogni sensazione, perfino il dolore, perfino l’amarezza, sta lì a dirti: tu sei vivo! Povero Cartesio… mi bagno dunque sono, altro che cogito! Sì perché è una povera vita quella che trae la sua conferma dal pensare, quanto è più ricco appoggiare la propria certezza di essere sulla rugiada fresca, sul verde dei prati, sulla gioia spontanea di godere di un “brand new day” creato apposta per te, come una pagnotta appena sfornata, come un bacio al risveglio.

E vogliamo parlare della bellezza del verde? Il verde è il colore del riposo, dell’equilibrio, della pace del cuore e naturalmente l’erba bagnata di rugiada ha una sfumatura di verde tutta sua, unica ed irripetibile, così l’equilibrio e la pace di oggi sono unici ed irripetibili, diversi da quelli di ieri e di domani e vanno goduti oggi fino in fondo, perché sono il dono di oggi. Domani ci saranno altri verdi, non meno belli, ma questo è quello di oggi, quello che illumina questo giorno, come privarmene?

Il verde si addice al risveglio, è il colore della vita, dell’inizio, della promessa. Iniziare la giornata camminando nel verde è credere che la vita è promessa, è speranza, futuro, domani. E’ credere che, come diceva il salmo delle lodi, “la tua terra avrà uno sposo”.

Attraversato il prato ho trovato la mia panchina preferita occupata, ma il mio leggero disappunto è durato solo un secondo, il tempo di acorgermi che l’occupante della panchina era suor Ruth, che aveva avuto la mia stessa idea, anzi perfezionandola, visto che oltre al breviario aveva accanto a se anche il “mug” per la colazione… e così oltre alla pagnotta e al bacio il mio giorno è iniziato anche con un sorriso… grazie Gesù!

Advertisements

2 commenti

Archiviato in Umorismo, Vita da prete

2 risposte a “Chi ama la vita ha i piedi bagnati

  1. 61Angeloextralarge

    Cosa chiedere di più? Nulla! 😉

    Mi piace

  2. michela

    poesia per le orecchie e per l’anima… grazie Don Fabio

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...