La danza della gioia (ricordi di Chiara 3)

Mi perdonerete se continuo a parlare di Chiara, la Rete con i suoi ritmi accelerati brucia rapidissima ogni cosa, ma in questo caso, conoscendo personalmente sia lei che Enrico, sento come un dovere preciso la responsabilità di coltivarne la memoria. La sua morte bellissima ne ha fatto un segno e un esempio per tanti e proprio per questo sento che dobbiamo continuare a parlarne, per approfondire sempre di più il dono che abbiamo ricevuto.

Può darsi che l’articolo dell’altro ieri sulla paura abbia fatto nascere in qualcuno l’idea che la fede cristiana sia tetra e masochista, che noi si ami soffrire e si cerchi deliberatamente il dolore. Niente di più lontano dalla realtà. Niente di più lontano dalla spiritualità di Chiara e dalla sua vita concreta.

Chiara era una ragazza solare e gioiosa, intelligente e splendidamente autoironica (sarebbe stata la prima a prendere in giro il “santino” di lei che sta cominciando a circolare in rete), se dobbiamo farci interrogare dalla sua offerta, ancora di più dobbiamo farci interrogare dalla sua gioia, perché il vero mistero di Chiara non è stata la sua morte, in fondo, come dicevo ieri nei commenti, moltissime donne avrebbero fatto lo stesso, il vero mistero è la gioia con cui lei ha vissuto tutto questo, ed è il paradosso cristiano, la cartina di tornasole che dimostra la verità dell’amore: la croce, quando è vera, si accompagna sempre ad una gioia contagiosa.

Se è vero che non c’è amore cristiano senza dolore è altrettanto vero che non c’è dolore cristiano senza gioia, perché l’amore è gioia, il dono di sé porta in se stesso il suo premio: chi si da si riceve nel darsi.

Che cos’è la gioia? D’istinto lo so, ne ho la nostalgia in cuore, la desidero, ma se provo a descriverla mi sfugge, non so concettualizzarla del tutto. Deve essere perché la gioia è un’eco, una traccia che rimane in noi del dono iniziale della vita, di quella gioia del Creatore che si è chinato su di noi e guardando alla nostra vita ha detto che è cosa “molto buona”.

So che la gioia non è il divertimento. Anzi, il divertimento a volte mi appare quasi il contrario della gioia. La stessa radice etimologica lo dice: di-vertere, essere dis-tratti, significa essere portati fuori, come in una fuga dalla realtà, come se in un mondo troppo orribile avessimo bisogno di trovare delle valvole di sfogo delle uscite di sicurezza. Sarà per questo che questo nostro tempo, in cui spendiamo per il divertimento ben più di quanto abbiano mai fatto gli uomini in tutte le altre epoche della storia, è anche un tempo di disperazione come ce ne sono stati pochi altri.

La gioia fa esattamente il contrario, non ci porta fuori dalla realtà, ci mostra invece quanto essa sia stupenda e meritevole di essere vissuta, anche se al primo sguardo ci era sembrata terribile e spaventosa. La gioia dà senso alla realtà, nasce dalla percezione che la vita ha senso. E quale altro potrebbe essere il senso della vita se non l’amore e quindi il dono di sé?

Intendiamoci, a volte la fuga è necessaria, non sono contrario in linea di principio al divertimento, ma un conto è la fuga del prigioniero e un conto quella del disertore: il prigioniero fugge per poi tornare a combattere in un secondo tempo, il disertore invece fugge perché non vuole più combattere, perché abdica dalla realtà.

Non c’è comunque alcun aspetto di di-vertimento nell’allegria di Chiara, nessuna fuga dalla realtà. Al contrario la sua realtà gli era assolutamente presente in ogni momento, ma la gioia aveva saputo trasfigurarla, “rideva in faccia al drago” come diceva padre Vito nell’omelia del funerale. Mi piace molto questa espressione, perché credo che sia proprio compito del cristiano quello di ridere in faccia al male, in tutte le sue forme.

La gioia è una percezione della Bellezza, un raggio di luce che illumina un frammento della nostra vita e ci fa gridare all’unisono con il Creatore che è cosa buona. È lode, lode della realtà, lode del corpo, lode della vita. Per questa ragione è anche lotta, perché in un mondo in cui la bellezza e la vita sono continuamente minacciate la gioia ci spinge a combattere, ci carica di responsabilità.

Mentre il divertimento è egoista, ci riconduce a noi stessi e ai nostri bisogni, la gioia è oblativa e creativa, è ek-statica, ci porta fuori, ci spinge verso l’altro, chi è nella gioia non può sopportare il dolore dell’altro, come Chiara che pregava il Signore dicendo: “posso sopportare tutto, ma non mandarmi gente con queste facce da funerale” e per questo combatte, perché la gioia vuole essere condivisa, si moltiplica nella comunione.

La gioia quindi nasce dall’amore, ne è il frutto naturale, perché chi ama somiglia a Dio e quindi entra in comunione con Lui, partecipa della Sua gioia infinita, che è poi lo Spirito Santo. Ecco il segreto del paradosso cristiano: la croce è gioia. È questo il mistero che chi non sperimenta non può capire: quanto più mi do tanto più sono felice, quanto più soffro tanto più gioisco, perché il segreto sta nell’aver capito che la vita è servire e donare. È questo il segno più evidente della verità cristiana della croce, il criterio ultimo di discernimento che ci fa comprendere se stiamo vivendo o no secondo la volontà di Dio, se siamo in un cammino di santità.

Non esistono santi tristi, ma non esistono neppure cristiani tristi. E come potrebbero esserlo, dal momento che ogni eventuale prova che attraversano non fa altro che unirli più strettamente al loro Signore?

La percezione di chi ama fino in fondo, di chi accetta di morire per amore, è che tutto è dono: è dono la vita che ho ed è dono la forza che mi è data di restituirla e offrirla a mia volta. È dono la bellezza del mondo ed è dono possibilità di parteciparlo, così perfino la malattia, l’angoscia, il terrore, perfino un tradimento o un’ingiustizia subita possono diventare dono se ne facciamo occasioni per amare di più.

Dio non vuole la nostra sofferenza, è vero, ed è per questo che a volte ci guarisce, ma altre volte trasfigura il nostro dolore, facendone un trampolino per una gioia più grande. Chi guarisce riceve una grande grazia, ma chi riceve la gioia nel dolore è ministro di una grazia ancora più grande, che non è più solo per se stesso, ma per tutti coloro che gli sono intorno. Diventa, per così dire, un “sacerdote della gioia”: la sua vitalità, la sua energia, il suo esempio sono così contagiosi che accanto a lui è impossibile non percepire la bellezza della vita. Prendete ad esempio Nick Vujicic (tanto per non parlare sempre di Chiara), un altro sacerdote della gioia, che è diventato tale proprio perché ha trovato la gioia NEL dolore, senza sfuggirne.

Se penso a Chiara io penso ad una persona felice. Le sue foto, anche le più recenti, quelle in cui aveva il volto già devastato dal tumore, trasmettono sempre una sensazione di gioia straordinaria. E di bellezza. Come per ogni sacerdote della gioia, accanto a Chiara era impossibile essere tristi.

Non so voi, ma per me non mi importa quale sia il prezzo da pagare: io voglio vivere così.

P.S.

Continuo ad associare a questi articoli su Chiara l’immagine che vedete qui sopra. E’ un ritratto di Marthe Robin, una mistica francese morta nel 1981, un’altra sacerdotessa della gioia. In questo dipinto Marthe (e nella mia mente Chiara) è ritratta in abito da sposa, inchiodata al crocefisso eppure colta in una specie di passo di danza, che esprime perfettamente l’unione dei due e l’immensa gioia che provano. Dal suo petto scaturisce la luce eucaristica, ed osservate l’intensità dello sguardo che unisce lo Sposo e la sposa!

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16 commenti

Archiviato in Spiritualità

16 risposte a “La danza della gioia (ricordi di Chiara 3)

  1. media-e-midia

    GRAZIE!

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  2. Giorgio

    La croce e’ gioia ? Umanamente e’ incomprensibile questa affermazione. Se penso al marito di Chiara e soprattutto al figlio, ho difficolta’ a dire questo. Ma penso anche a me e alla mia famiglia e alla croce che mi e’ stata data di portare in silenzio. Perche’ ci sono dei dolori che per loro caratteristiche devono stare nel silenzio del cuore in quanto non condivisibili rendendo la croce ancora piu’ pesante. Pero’ la croce costringe l’uomo a prendere una posizione, alla croce non ci si abitua: o si abbraccia o se ne viene schiacciati. Questo lo scegliamo noi. “Il sacrificio diventa valore morale per l’uomo, quando l’uomo, attraverso di esso, partecipa all’iniziativa che Dio prende per liberarci dalla morte e dal male. Qual’e’ l’iniziativa che Dio prende per salvarci dalla morte e dal male ? la morte di Cristo. Pero’ pensare che Dio e’ diventato uomo ed e’ morto assassinato per ridare la possibilita’ della felicita’ a chi lo assassinava! ” da Si puo’ vivere cosi ?- Don L. Giussani “

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    • Mi scuso per la brevita’ ma son costretto a scrivere dal telefono: la croce e’ gioia non in quanto sofferenza, ma in quanto amore. Non ogni sofferenza merita il ne di croce, solo quella vissuta nell’amore e quindi con gioia.

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      • Alberto

        Per come la vedo io la grazia di Dio permette di gioire NONOSTANTE le difficoltà.
        Se stai male le provi tutte per sentirti meglio, ma quando tutto quello che provi non funziona allora ecco che l’ultima carta da giocare rimane quella della preghiera e affidamento a Dio e ti rendi conto che questa carta funziona.
        Credo sia questa la potenza del nostro Dio che riesce a scrivere dritto pure sulle linee storte, nessun problema è troppo grande se lo paragoni a Lui.

        Filippesi 4
        6 Non angustiatevi per nulla, ma in ogni necessità esponete a Dio le vostre richieste, con preghiere, suppliche e ringraziamenti; 7 e la pace di Dio, che sorpassa ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù.

        Si può trovare Dio solo soffrendo? No. E’ Dio a volere che noi soffriamo? No.

        Al contrario ecco giusto un po’ di promesse di Gesù:

        Giovanni 15,11
        Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.

        Giovanni 16,23-24
        nessuno vi potrà togliere la vostra gioia. In quel giorno non mi domanderete più nulla.
        In verità, in verità vi dico: Se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà.
        Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena.

        Giovanni 17,13
        Ma ora io vengo a te e dico queste cose mentre sono ancora nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia.

        Queste sì che mi sembrano delle buone notizie!

        Quanto segue è assai noioso, quindi saltatelo pure se volete 🙂
        Forse perchè sin da piccolo hanno cercato, con le migliori intenzioni, di spiegarmi i “misteri” della fede cristiana ora ho sviluppato una repulsione istintiva a ogni dottrina, idea, frase che mini la bontà e il carattere di Dio o che non sia coerente con la bibbia.
        Vi chiedo quindi di sopportarmi e di scusarmi se dovessi risultare eccessivamente pignolo e prolisso. Se puntualizzo determinate cose è solo perchè per anni mi ci sono arrovellato il cervello e spero di far risparmiare tempo e sofferenza a quanti come me cercano delle risposte e desiderano approfondire la propria fede in Cristo Gesù.

        Nell’articolo si parla di paradosso.
        La definizione di paradosso è duplice:
        1) conclusione che appare contraddittoria, ma che si dimostra corretta e quindi deve essere accettata,
        2) ragionamento che appare corretto, ma che porta a una contraddizione e quindi deve essere rifiutato.

        Secondo Don Fabio la croce è gioia. Qesta frase viente definita un paradosso con l’accezione di una conclusione che appare contraddittoria ma che deve essere accettata perchè la sua veridicità è dimostrabile.
        Io invece lo definisco un paradosso del secondo tipo perchè credo sia un ragionamento che appare corretto, ma che porta a una conclusione illogica.

        La croce NON può essere gioia e Gesù stesso le è andato incontro accettandone la sofferenza solo perchè teneva davanti gli occhi la gioia futura.
        Ebrei 12
        2 tenendo fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede. Egli in cambio della gioia che gli era posta innanzi, si sottopose alla croce, disprezzando l’ignominia, e si è assiso alla destra del trono di Dio.

        Una donna incinta non definirebbe mai il travaglio del parto gioioso, la gioia sta nel fatto di diventare madre e di avere dei figli, è solo questo che le permette di superare il dolore momentaneo.

        Romani 8,18
        Io ritengo, infatti, che le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi.

        Sinceramente credo si faccia un gran parlare di croci e troppo poco di resurrezioni. Le cattive notizie fanno sempre audience.

        ,

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  3. lidia

    grazie don Fabio, io sono in Slovenia e seguo tutto da lontano, ma sto diffondendo la storia di Chiara anche fra i miei amici qui, e davvero e una grazia.
    Volevo chiederle, io spesso pero sono triste, soprattutto perche mi pare che la mia vita sia del tutto ancora de-regolata (non ho un lavoro, soprattutto non ho un fidanzato, e non so i prossimi anni cosa faro e dove saro…)Ok, questo e un problema che devo risolvere a prescindere dalla fede, e piano piano lo sto facendo. e molto bello quello che scrive Costanza, che Dio e il dio del presente, e quello che le persone con cui faccio direzione spirituale mi ripetono sempre.
    Ma allora…se sono triste (e mi sforzo di non esserlo, poi quando vedo cose cosi belle come Chiara, come la meravigliosa natura slovena, la lingua e i miei amici ringrazio Dio da tutto il cuore di avermi dato queste cose) vuol dire che non sono cristiana? Cioe, se non esistono cristiani tristi, significa che ho sbagliato un po’ tutto l’approccio? Io spesso me lo chiedo, e il suo post mi sta facendo riflettere molto.
    per ora un caro saluto dalla bellissima Slovenia,
    Lidia

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    • Carissima sono senza computer e provo a risponderti dall Iphone
      La gioia credo che sia una manifestazione di senso, cioe’ quello che ci fa felici e’ la scoperta che la nostra vita, pur con tutto il suo carico di fatica e dolore ha un perche’.
      Naturalmente tu sperimenti in questo istante l’angoscia di non avere un perche’ questo non vuol dire che non sei cristiana, pero’ ti impegna a chiederlo. Ecco, se tu nemmeno lo cercassi il perche’ della tua vita (ma so che lo fai) forse potresti porti il problema, ma stando cosi’ le cose vivi in pace.

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  4. “il vero mistero di Chiara non è stata la sua morte, in fondo, (…) moltissime donne avrebbero fatto lo stesso, il vero mistero è la gioia con cui lei ha vissuto tutto questo”
    Che bella riflessione, don Fabio!
    Grazie per continuare a parlarne e a farci pensare!

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  5. Claudia Mancini

    In questa immagine sublime, unirei alla “danza nella croce” anche il marito di Chiara, a cui va il mio pensiero e la mia preghiera. Nel “sì” di Chiara, alla volontà di Dio fino alla croce, alla gioia della/nella croce, c’è lui con lei, lui per lei. Quanto ha contato nel “sì” di Maria l’esserci di Giuseppe? Giuseppe/Ioséf viene dall’ebraico “iasàf”, alla lettera è “colui che aggiunge”. Credo che il marito di Chiara, come Giuseppe per Maria, sia stato “colui che aggiunge”. Cosa? La sua fede, la sua gioia, la sua bellezza, a quelle del “sì” di Chiara.

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  6. 61Angeloextralarge

    Arrivo in ritardo e desidero gustarmi ogni parola di questo post! Quindi non mi dilungo in commenti, ma ti ringrazio, carissimo don Fabio, per aver ricordato ancora Chiara. Sta diventando per me una bellissima malattia il “cercarla”, cercare ogni piccola cosa di lei e di Enrico, del piccolo Francesco. Non mi dispiacerebbe conoscere anche le figure dei genitori di Chiara, passati un po’ nell’ombra, ma partecipi logicamente e dolorosamente a questa storia. E’ per me un bisogno grande “sapere”, perché cerco, assetata, l’impronta di Dio.
    Vi lascio questo testo sulla gioia…

    “Se tu bevi quel vino che Dio stesso ti offre, sei nella gioia. Non è detto che tale gioia sia sempre facile, libera dal dolore e dalle lacrime, ma è gioia. Ti può capitare di bere quel vino della volontà di Dio nelle contraddizioni e nelle amarezze della vita, ma senti la gioia. Dio è gioia anche se sei crocifisso. Dio è gioia sempre. Dio è gioia perché sa trasformare l’acqua della nostra povertà nel vino della Risurrezione. E la gioia è la nostra riconoscente risposta. Sì, il discepolo di Gesù deve vivere nella gioia, deve diffondere la gioia, deve “ubriacarsi” di gioia. E questo sarà sempre il suo vero apostolato”. (fratel Carlo Carretto)

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  7. Pingback: La danza della gioia (ricordi di Chiara 3) | Fiordipesco

  8. ivano

    La croce è la porta attraverso la quale si arriva alla gloria; ha bisogno del discernimento che è il dono che matura la Sapienza; è un monte ripido che nasconde in vetta il suo premio: solo quando ci sei arrivato puoi capire ciò che hai avuto, perché solo allora la tua visione è completa.
    In due modi ci puoi arrivare.
    Il primo è quello di sentirne la fatica ricordando ad ogni passo quanta distanza devi ancora percorrerne e quanto aspro è il pendio: così ne senti tutto il peso e ti prende la paura di non farcela per cui abbassi lo sguardo per vedere dove metti i piedi e perdi la direzione facendoti portare dalle sensazioni che difficilmente coincidono con la realtà.
    La seconda invece consiste nell’essere grato a Dio di avertene dato l’opportunità, di dartene il tempo sufficiente per raggiungerla, di avertelo fatto comprendere, di ringraziarlo per averti amato così tanto da farti entrare nel … suo progetto, e di gustare già da adesso la dolcezza dell’eternità.
    Tutto questo e molto altro ha rappresentato per me l’esperienza della famiglia Petrillo.
    Ho sessanta anni e mi sono fortemente emozionato perché mi hanno fatto scorgere la purezza, il vero ardore, la gioia di vivere, la sicurezza della fede, la sapienza dello Spirito Santo, il ruolo del padre e del marito in un tutt’uno con la grandezza della maternità.
    Non vorrei sembrare blasfemo ma quanto è simile il tutto all’immagine della Sacra Famiglia! Dove tutto è importante e allo stesso modo imprescindibile.
    Beato te Francesco perché il Signore ha voluto che tu fossi accompagnato nella tua vita da questa fonte d’amore puro che sono i tuoi genitori.
    Scusate l’esternazione di un incallito peccatore, ma forse proprio per questo rimango abbagliato da Tanta purezza.
    Ascoltare l’esperienza di Chiara dà gioia a tutti noi perchè, se è vero come è vero, che il Signore non manda niente a caso, forse a me sta dicendo che, malgrado io sia lontano mille miglia dalla fede della famiglia di Chiara ed Errico, posso ugualmente sperare, per grazia di Dio, di convertirmi per gustare la dolcezza del Suo Amore.

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  9. Bellissimo dipinto, chi è l’autore?

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  10. Salve, ho letto il suo articolo quando è stato scritto e l’ho apprezzato molto, amo moltissimo Chiara, conoscere lei e suo marito, leggere il libro, mi ha cambiato la vita e maturata nella fede. Vorrei sapere chi è l’autore del bellissimo dipinto? Il suo post è stato di ispirazione al mio ed ho usato la medesima immagine e quando la guardo resto incredibilmente attratta e vedo solo la bellezza della croce,,, sono malata da anni di una malattia cronica invalidante, non mortale ma molto complessa e che peggiora… la fede è stata una chiave di lettura fondamentale e Chiara un esempio importante… può dirmi l’autore del dipinto di Marthe Robin? ecco il link del mio post http://petalidiciliegiosperanza.blogspot.it/2015/05/il-signore-della-danza.html grazie

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    • Ho cercato a lungo l’autore di quel dipinto, perché volevo usarlo per la copertina di un mio libro.
      tutto ciò che posso dirle è che quel quadro è stato dipinto da una suora della Comunità delle Beatitudini ed è custodito in una loro casa in Francia, ma purtroppo non so dirle di più

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