Condividere la gioia

La definizione della solitudine non è quella di non avere nessuno con cui condividere il dolore, perché lo sappiamo bene che è molto raro trovare qualcuno disposto a condividere la nostra fatica e sofferenza, disposto ad ascoltarci quando il cuore grida per la fame e la vita si è fatta pesante, così in fondo ce lo aspettiamo di essere soli in quel momento e la cosa non ci turba più di tanto. No, la vera solitudine consiste nel non aver nessuno con cui poter condividere la gioia.

Questo pensavo ieri sera quando ho ricevuto la notizia che sta per iniziare la traduzione in polacco del mio libro. La notizia sulle prime mi ha esaltato, l’idea che qualcosa scritto da me venisse letto anche da persone di cui ignoro completamente la lingua mi commuove  e mi sbalordisce, l’idea che qualcuno abbia trovato il mio lavoro così interessante e valido da sobbarcarsi tutta la fatica necessaria alla traduzione (e la traduzione di un testo di 320 pagine non è cosa che si intraprende a cuor leggero) mi ha esaltato ed immensamente gratificato.

Avrei avuto voglia di brindare, di intrecciare un passo di danza, di ridere forte, ma poi mi son guardato intorno e mi son detto: sì, ma con chi? In questo momento di passaggio della mia vita, per un insieme di circostanze, non ho davvero nessuno con cui poterlo fare. Circostanze transitorie intendiamoci, non scrivo queste righe per chiedere compassione, ma sufficienti a farmi riflettere sull’importanza di una cosa a cui generalmente non prestiamo abbastanza attenzione.

Infatti è facile che, quando vediamo una persona soffrire, quel poco di Carità che abbiamo imparato ci spinga a desiderare di dargli sollievo in qualche modo. In fondo aiutare una persona che soffre è il modo migliore di alleviare anche la nostra personale sofferenza e poi è gratificante, ci fa sentire utili e importanti. Ma non è altrettanto spontaneo condividere la gioia: se pure siamo abbastanza bravi a piangere con chi piange, raramente riusciamo davvero a gioire con chi gioisce.

Fateci caso: se una persona ci comunica la sua gioia il più delle volte ascoltiamo garbatamente per qualche minuto, magari alziamo il bicchiere insieme, ma poi quasi subito cominciamo a parlare di noi e delle nostre vicissitudini, raramente, rarissimamente, ci facciamo eco della sua gioia in modo da restituirgliela amplificata e moltiplicata dalla condivisione.

Questo accade perché gioire della gioia di un altro implica un disinteresse assoluto, significa fargli davvero posto nel nostro cuore, significa avere un orizzonte davvero condiviso, stimare il suo bene quanto il nostro, godere dei suoi successi quanto godiamo dei nostri, in una parola sola: amarlo davvero come se stessi. Così che se pure il nostro cuore è nella fatica e nel pianto in quel momento ci dimentichiamo davvero di noi stessi e siamo tutti interi dalla sua parte.

Quanta umiltà è necessaria per amare così, quanta dimenticanza di sé. Prego Dio di insegarmi ad amare in questo modo, a farmi casa non solo per chi piange, ma anche per chi ride.

14 commenti

Archiviato in Spiritualità

14 risposte a “Condividere la gioia

  1. p

    Mi congratulo con te!

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  2. media-e-midia

    Io ho la fortuna di sapere cosa vuol dire condividere la gioia ed è proprio come lei descrive. Per dirla con Giordano Bruno Guerri (http://leo.caligiuri.it/gbgblog/?p=267) è quello che succede “a Siena […] nella contrada giusta al momento giusto, quando sconosciuti e sconosciute ti abbracciano e ti baciano come un fratello.”

    Con questo tirocinio, sono molto felice della notizia polacca😀

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  3. 61Angeloextralarge

    Complimenti!😀
    Dopo il polacco verranno altre lingue!!!😉
    Non avevo mai pensato a quello che hai scritto e mi piace il fatto che mi “costringi” a riflettere.
    In effetti chi condivide la sofferenza si trova, anzi si “può” trovare, perché non sempre ci si riesce. Potrei raccontarti molte occasioni perse… nel ricevere la condivisione e nel darla.
    Condividere la gioia è ancora più difficile, soprattutto se dall’altra parte non c’è quell’apertura necessaria perché questo avvenga.
    A volte siamo noi stessi che ci tratteniamo perché ci sembra di “sbattere in faccia all’altro” qualcosa che può dargli fastidio, sia per il dolore che per la gioia. Infatti, anche se personalmente sono una che tende a condividere i sentimenti, a furia di botte nei denti ho imparato a tacere. Non so se è un bene o un male, ma per ora, con le persone che ho accanto quotidianamente è così. Con i più “lontani” dal mio quotidiano invece è diverso.
    Le ultime righe del post mi toccano in profondità. grazie di cuore! Smack!😀

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  4. Mario G.

    Grazie don Fabio perché hai saputo (parlando di te) farmi riflettere sul dramma della solitudine e mi hai rinnovato il senso dell’Amicizia e dell’Amore vero: “amare il bene dell’altro/a”, e gioire delle sue gioie.

    Mi permetto di segnalare a te e ai tuoi lettori/lettrici questa lezione sull’invidia, un vizio che vedo ogni giorno sempre più diffuso e lacerante: l’invidia. http://www.avvenire.it/Cultura/Pagine/vizicapitali3invidia.aspx

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  5. Dama di Santa Audrey

    Un abbraccio molto forte, don Fabio!

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  6. lidia

    Evviva don Fabio!!! Congratulazioni!! Io me lo compro in italiano, me lo porto al mare eh eh🙂 Ma visto che so il polacco potrei prenderlo in entrambe le lingue…;)
    Mmh…pensi che bello quando arriverà nella nuova parrocchia e potrà parlare anche ai parrocchiani nuovi dell’Apocalisse, magari le verranno spunti per “L’Apocalisse 2- cosa successe dopo”😉
    è vero, condividere la gioia è bellissimo, io personalmente amo molto quando qualcuno mi comunica la sua. A volte, io ho sperimentato il contrario, però: comunicare la gioia è facile, mentre comunicare il dolore è estremamente difficile.
    Oggi – è un periodo molto difficile e triste per me – mi chiedevo a Messa perché Dio non ascolti – o non sembri ascoltare – le nostre preghiere – le mie per me, e per altre persone. Però non ci chiediamo mai perché Dio permetta la nostra felicità…
    Io, quando sono triste fatico a pregare. Invece appena mi capita qualcosa di bello la prima cosa che mi viene spontanea è dirlo a Gesù. Chissà se capita a tutti?
    Comunque: tanti auguri per la traduzione, e si goda il bel momento!

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  7. Pingback: Condividere la gioia | Fiordipesco

  8. eli

    brindo e condivido la gioia!!!! Quello che hai scritto è tutto vero e frutto di esperienza quotidiana: eppure c’è – a guardare bene – sempre qualcuno con cui condividere la gioia..Basta cominciare per primi. Condividere la gioia è un punto di arrivo..

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  9. Sono nuova.. e quindi non so niente del tuo libro….

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  10. Claudia Mancini

    Complimenti Don Fabio! Se accetti un brindisi virtuale, eccomi!! Hai detto una cosa che penso anche io, e, parafrasando, ho sempre esemplificato affermando che “l’amico non si vede nel momento del bisogno, ma nel momento della gioia”. Il mondo è pieno di persone pronte a darti una pacca sulla spalla, per un problema che hai tu ma non loro. Pochi sono quelli capaci di darsi una pacca sulla spalla perchè tu hai qualcosa di bello che loro non hanno.😉

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  11. A.A.

    L’articolo mi è piaciuto molto, in particolare sono stata colpita dall’immagine che ha scelto. Il dipinto rappresenta senza equivoci il sentimento di condivisione della gioia, un sentimento che non ha limiti di tempo nè di spazio esattamente come il dipinto che pur essendo di arte contemporanea ha un richiamo fortissimo all’antico. E’ sorpendente come il contenuto dell’articolo associato al dipinto mi abbia permesso di vedere che le esigenze umane rimangono inalterate nel tempo. Se il sentimento di condivisione della gioia è un’esigenza che l’uomo ha sempre avuto (credo che le incisioni lasciate nelle grotte, i dipinti nei templi …. le possiamo considerare testimonianze di tale esigenza) perchè, oggi, abbiamo paura a condividere una cosa bella che ci accade? Perchè non siamo riusciti ad evolverci umanamente?
    Personalmente quando condivido la mia gioia e quella degli altri mi sento felice, ho la sensazione che il mio cuore abbia respirato.
    Alessia

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