In un luogo decoroso

C’è una frase che mi colpisce molto nel testamento di S. Francesco (che rileggo assai spesso e con commozione): “dovunque troverò manoscritti con i nomi santissimi e le parole di lui in luoghi indecenti, voglio raccoglierli, e prego che siano raccolti e collocati in luogo decoroso.

Si sa che F. applicava questo precetto molto letteralmente e dovunque trovasse frammenti di carta li raccoglieva, nel timore che potesse esserci scritto il nome di Gesù o qualche versetto della Scrittura. Ora mi chiedo se non sia possibile anche una lettura spirituale di questo precetto, riferita a quella lettera non scritta che è il cuore dell’uomo.

La Chiesa infatti ci insegna che per quanto ateo o peccatore ogni uomo è “capace di Dio” e conserva in se stesso come un eco della sua voce, che è la coscienza. Se è così ogni uomo, per quanto ateo o peccatore, può, anche involontariamente, anche casualmente, dire Parole di Dio. Non tanto o non soltanto nel senso di citare le Scritture, questo è chiaro che può farlo chiunque, indipendentemente da ciò che ha nel cuore, ma nel senso di esprimere “nello Spirito” un eco profetico della Parola.

Non di rado questo accade agli artisti, che grazie alla loro sensibilità sembrano essere più vicini al divino. Quanti poeti, pittori, musicisti, cineasti hanno saputo delineare con profondità quel mondo spirituale che nella loro ideologia negavano! I primi che mi vengono in mente, a casaccio: Montale, DeAndrè, Gaber, Pasolini, Leopardi, Rilke e quanto potrei andare avanti…

A volte ci capita anche nelle discussioni, quando ci confrontiamo con chi non crede cercando di annunciare il Vangelo, e così da bocche abituate a bestemmiare a volte capita di sentire, quasi involontariamente, lodi di Dio o perfino verità cristiane (non di rado dette contro di noi o contro la Chiesa).

Come comportarci in questi casi? Non sono essi “nomi santissimi o parole di Lui in luoghi indecenti“? Dobbiamo allora “raccoglierli e porli in un luogo decoroso“, ovvero, fuor di metafora, riconoscerli, estrarli, per così dire, dalle scorie a cui sono mescolati e permettere loro di brillare nella loro lucentezza.

Purtroppo invece spesso presi dalla foga polemica neppure ci accorgiamo che il nostro “avversario” ha detto una Parola di Dio, o se pure ce ne accorgiamo facciamo finta di niente per non “concedere il punto”, specialmente se quella “Parola di Dio” è stata detta contro di noi o contro la Chiesa, come se fossimo impeccabili! Come se fossimo al di sopra della Parola e questa non avesse il potere e il dovere di giudicarci. Scatta allora l’orgoglio dell’appartenenza, la difesa di gruppo e ci si chiude a quella Parola che cercava di raggiungerci seppure da un “luogo indecoroso”. Personalmente, quando mi accade questo, penso sempre a ciò che accadde al re Davide, che è raccontato in 2Sam. 16,7-12, di come, insultato da un contadino, disse ai soldati che volevano difenderlo: “Se maledice, è perché il Signore gli ha detto: Maledici Davide! E chi potrà dire: Perché fai così?”

Oppure infine, presi in una foga di esattezza dogmatica, ci precipitiamo a distinguere, a puntualizzare, a sottolineare con la penna rossa e blu ciò che deve essere corretto, mortificando in questo modo lo Spirito che cercava di uscire, come se l’esattezza dogmatica e non la profondità dell’amore fosse ciò che salva l’uomo.

E’ logico che quando in un contesto come questo si incontra come per caso una parola di Dio essa non si presenta pura, ma come un diamante che deve essere estratto dal fango. Non si può perciò pretendere che esprima compiutamente tutta la verità cristiana, distillata da duemila anni di tradizione, è allo stato grezzo per così dire, ma forse proprio per questo conserva una forza, un impeto, che non di rado le nostre parole non hanno più.

E’ dunque necessario sottolinearla, tirarla fuori per così dire, farla emergere nella sua bellezza, a volte perfino di fronte al nostro interlocutore, che non di rado neppure si rende conto della sublimità di ciò che ha detto, ma tutto questo non deve essere fatto con l’aria saccente di chi dice “adesso ti spiego io come stanno le cose, io lo so, che ne vuoi sapere tu”, al contrario, dobbiamo avere piuttosto il cuore palpitante ed emozionato del cercatore d’oro che vede una pagliuzza brillare sul fondo.

O non viviamo forse per questo? per portare la Parola di Dio agli uomini? E come non emozionarsi, come non tremare quando scopriamo che quella parola in realtà ci ha preceduto ed è già ben salda nel cuore che abbiamo di fronte e solo aspetta di essere portata alla luce?

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4 commenti

Archiviato in Bibbia, Letture, Spiritualità

4 risposte a “In un luogo decoroso

  1. lucazacchi

    Sottoscrivo tutto il tuo post, in particolare la conclusione. Che ogni giorno continuo a cercare di far mia, con tutto me me stesso…

    …non viviamo forse per questo? per portare la Parola di Dio agli uomini? E come non emozionarsi, come non tremare quando scopriamo che quella parola in realtà ci ha preceduto ed è già ben salda nel cuore che abbiamo di fronte e solo aspetta di essere portata alla luce?…

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  2. 61Angeloextralarge

    Grazie don Fabio! Sono d’accordo su tutto. 😀
    Mi viene da pensare alle tante volte; il Signore, ha usato atei e mangiapreti per indirizzarmi o riportarmi sulla retta via.
    E mi ritorna in mente che quando il parlamento europeo eveva deciso ti togliere i crocifissi dai luoghi pubblici, uno zio (ateo e mangiapreti) ha detto a tuti i miei familiari riuniti per un pranzo: “Io in Cristo e nella Chiesa non ci credo, ma il primo che toglie un crocifisso lo meno! Vado anche al parlamento europeo a fare casino! Come si permettono? Il crocifisso fa parte della nostra tradizione e resta dov’è!”. 😉

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  3. E come si fa ad affinare l’abilità del “cercatore d’oro che vede la pagliuzza brillare sul fondo”? spesso si è così impantanati nella melma che ci circonda che a volte si rischia il soffocamento…

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  4. Mario G.

    Quoto alla grande il tuo post, anche se hai “stanato” quel mio difetto che mi fa credere di essere sapiente in certe cose, per poi trovarmi con un pugno di mosche… e più fragile di prima.
    Con il tuo linguaggio, che nasce dall’esperienza e non appena dai tanti libri che hai letto e stai leggendo, rilanci l’annuncio di una buona novella fatta di incontri e di carne e non di dottrina e sapere.
    Ci inviti, superando il moralismo, a “sporcarci le mani” nel fango della quotidianità alla ricerca della pagliuzza d’oro, della Sua presenza.

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