In principio era il due

Sono il primo ad ammetterlo: ho strane frequentazioni, sia umane che letterarie, d’altronde un buon prete, io credo, non deve essere troppo selettivo nella scelta degli amici. Né dei libri.

Oggi così mi dilettavo nella lettura di un mistico cabalista del ‘600 ed ho scoperto alcune cose molto interessanti. La kabbalah, per chi non lo sapesse, è quella tradizione che interpreta la Scrittura a partire dal valore numerico delle parole e delle lettere, e ho scoperto così che la prima lettera della Bibbia, Beth, ha valore numerico di due e la cosa mi ha affascinato. Beth è la prima lettera di bereshit, in principio, e così si può dire che in principio fu il Due.

Perché la Bibbia non inizia con Aleph, la prima lettera dell’alfabeto, il cui valore numerico è uno? In fondo sarebbe bastato invertire l’ordine delle parole e scrivere Elohim prima di Bereshit, “il Signore” prima che “In principio”. Ma l’aleph, osservava il mio autore, non può che precedere il principio essendone il presupposto e resta così a noi inconoscibile ed inaccessibile (sarebbe stato bello spiegargli che l’aleph si è fatto beth, il Verbo si è fatto carne ed è dunque diventato per noi non solo conoscibile, ma addirittura incontrabile e financo amabile. L’Uno ci ha voluto sposare, facendosi così Due con noi, ma non si può pretendere troppo da un mistico ebreo, sarebbe cristiano altrimenti).

Però la cosa ha stuzzicato il piccolo cabalista che sonnecchia in me e così ho prolungato il giochino, notando che beth in ebraico, oltre che essere la seconda lettera dell’alfabeto, significa casa. Allora la nostra casa è il Due, non l’Uno. Nessuno può vivere nella rigida fissità dell’Uno, nell’eterno splendore immutabile e fisso della sua bellezza e della sua verità autoevidente, autosufficiente. Solo la polarità del Due, la sua alternanza di ombre e luci, caldo e freddo, solidità e liquidità, stabilità e tenerezza può rendere ragione della complessità del reale e permetterci di vivere fino in fondo la nostra natura che del resto è essa stessa duale, visto che siamo esseri anfibi, cittadini del mondo animale e di quello spirituale.

Sì, Dio ha scritto la dualità in ogni cosa e tutto ciò che esiste vive nell’alternarsi di due, perfino il tempo stesso, ovvero la vita, che si presenta in forma duale alla nostra esperienza: “c’è un tempo per nascere ed un tempo per morire, un tempo per abbracciare ed uno per astenersi”. Tutto l’essere ha forma di matrimonio, ogni cosa esistendo dice nozze.

Quando poi alla sera mi sono imbattuto in un verso del libro del Siracide: “Tutte le cose sono a due a due, una di fronte all’altra, Egli non ha fatto nulla di incompleto. L’una conferma i pregi dell’altra” (Sir. 42, 24-25) tutto si è fatto chiaro ed è confluito in un unico canto di lode: Dio ha scritto la coppia nella trama stessa dell’essere, perché l’amore è la forma metafisica del tutto ed ogni cosa ha un suo corrispettivo che ne esalta le virtù e ne lima i difetti, così come ogni uomo ha una donna ed ogni donna un uomo a completarlo ed esaltarlo.

Del resto se beth è due ed è casa si può ben dire che la Bibbia comincia con una famiglia, o cos’altro è la famiglia se non la casa-di-due? E infatti la prima vicenda narrata è la vicenda di una coppia. Ed anche l’ultima a ben guardare, le nozze dell’Agnello, non è altro che una storia di coppia.

Ma non basta essere due per essere coppia, il Due infatti può indicare anche dialettica, contrasto opposizione, irriducibile alterità. I due se non provengono dall’Uno, se non sono sotto la luce dell’aleph, sono condannati ad una aspirazione di unità che mai si risolve ad una nostalgia che li spinge a cercarsi in eterno senza mai trovarsi e li condanna a un gioco di continue coagulazioni e dissoluzioni che impedisce di trovar pace ed equilibrio.

È il misterioso Aleph, l’inconoscibile Uno che precede il due, che dà alla coppia il senso e la direzione. Senza di esso il Beth, il Due che siamo noi, rischia sempre di ricadere dal dialogo alla dialettica, dall’incontro allo scontro.

Bisogna che il Due si apra all’Uno e se ne lasci fecondare (non per nulla anche graficamente la lettera Beth ha una forma aperta, come di un abbraccio proteso o di un utero femminile in attesa di essere fecondato), sì il Due è femmina e l’Uno è maschio, perché è Dio che entra nella realtà e la feconda, non viceversa. E così solo se il Due è visitato dall’Uno e lo accoglie in sé genera genera genera e da esso nasce vita e diventa un popolo intero.

5 commenti

Archiviato in Bibbia, Spiritualità

5 risposte a “In principio era il due

  1. chiedo una cortesia ai miei eventuali lettori. Sono senza internet per qualche giorno, potreste postare questo articolo sul mio profilo FB? Grazie

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  2. La particolarità, credo unica, dell’ebraico è che ogni lettera dell’alfabeto ha un suo significato intrinseco ed è questo significato intrinseco a guidare la costruzione delle parole.
    Facciamo un esempio. Alef da sola significa forza, e bet da sola significa casa. Se mettiamo insieme le due lettere alef-bet il risultato è: la forza della casa e significa: padre.
    Un’altra lettera molto importante è “Hey” con il significato intrinseco di soffio, vento, spirito.
    Quando si inserisce questa lettera nel mezzo di una parola quello che si vuole indicare è lo spirito di quella parola.
    Quindi se all’esempio precedente inserisco la lettera hey nel mezzo ottengo:
    alef-hey-bet che significa amore, ovvero il senso profondo che anima il concetto di padre.
    Hey come ho detto significa spirito ed è la stessa lettera che Dio aggiunge ai nomi di Abramo e Sara trasformandoli in Abraham e Sarah. Non mi avventurerò a cercare di capire perchè Dio abbia cambiato i loro nomi, ma chi ha fatto esperienza dello Spirito Santo qualche idea se la sarà fatta e a proposito neanche a farlo apposta in ebraico Spirito Santo si scrive con la hey.

    In esodo 34:30 si può leggere come la faccia di Mosè divenne talmente luminosa che dovettero coprirla. Questa è una traduzione diciamo necessaria ma non letteralmente corretta di quello che avvenne.
    Se si effettuasse una traduzione più letteraria leggeremmo che Mosè discese dalla montagna cornuto, aveva cioè delle corna di luce che gli uscivano dalla fronte (a Roma esiste una statua di Mosè con questi due corni sulla fronte). La cosa interessante è che di corna si parla spesso nella bibbia, si parla di tante corna, di piccoli corni, di unicorni ecc ecc. A noi italiani fa ridere questa cosa ma per gli israeliti il corno ha un significato diverso e simboleggia autorità, dominio.
    Ma torniamo alle lettere. Cornuto in ebraico si scrive con le lettere equivalenti alle nostre QRN. Se permettete a queste lettere di risuonare nella vostra bocca vi accorgerete che il suono è incredibilmente vicino a parole come per l’appuinto corna o corona (vale anche in altre lingue come l’inglese crown). Le corone infatti sono il simbolo universalmente accettato e indossato da chi detiene il dominio.
    Se ci pensate molte corone non sembrano un insieme di piccoli corni magari d’oro e tempestati di pietre preziose (per riflettere meglio la luce) connessi uno all’altro?

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  3. 61Angeloextralarge

    W il 2… 😀

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  4. Grazie don Fabio e un grazie ancora più speciale ad Alberto per averci dato ulteriori spunti… la mia passione per la linguistica e l’etimologia va in sollucchero così… peccato non avere il tempo di studiare ulteriormente!

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