La forza della debolezza

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Tutte le volte in cui ho condiviso pubblicamente la mia umanità, mostrando fragilità o debolezze, l’ho pagata cara. Eppure non ho mai smesso di farlo. Perché? Perché non si può amare in altro modo che così, mettendosi in gioco, offrendo all’altro il cuore, cioè il lato debole, sentimentale, lasciandosi consapevolmente ferire.
Anche il Santo Padre ha scelto di farlo, e non da ieri. Questa condivisione della debolezza è sempre stato un tratto caratteristico del suo pontificato: ricordate il suo primo discorso pubblico, quando confessò il proprio percepirsi inadeguato al compito? Non era un artificio retorico, ma la verità del suo cuore e chi, come me, lo segue da sempre lo ha capito bene. Ricordate il drammatico discorso in cui confidò ai vescovi di sentirsi solo?
Bisogna essere molto forti per esporre senza timore la propria debolezza, bisogna avere la certezza che il Signore ci custodisce e ci protegge e ci pone al sicuro “su di un alto monte”. Solo così però l’amore acquista quella caratteristica divina che è la tenerezza. Solo così, cioè presentandoci disarmati, offrendo il fianco agli attacchi del mondo, potremmo disinnescare la rabbia che sale che sembra essere la caratteristica più evidente del nostro tempo.
Noi Cristiani siamo abituati al ruolo di capri espiatori, del resto è il ruolo che ha scelto per sé il nostro Maestro e dunque come potremmo sottrarci? Papa Benedetto lo ha capito bene e lo ha scelto consapevolmente e fino in fondo. Quanto odio e malevolenza ha attirato su di sé, perfino nella sua abdicazione! Eppure attirando su di sé tutto l’odio del mondo, offrendolo a Dio in preghiera e trasformandolo in un appello di tenerezza infinita ha fatto per il mondo più che con tutti i suoi, pur mirabili, discorsi.
Si presentino ora quelli che ci accusano di voler fare crociate, di voler dominare il mondo, di voler chissà quale potere… Non vi accorgete di come sono ridicole queste affermazioni di fronte alla semplice ed umilissima confessione di Benedetto XVI? Il panzer-kardinal, il “pastore tedesco”… immagini che mostrano solamente che chi è accecato dall’odio vede solo il proprio odio, lontanissime dalla realtà dell’uomo e del Papa. E questo la gente lo ha capito, perché a dispetto di tanti commentatori e vaticanisti vaticinatori, Papa Benedetto è stato ed è seguitissimo ed amatissimo dal popolo cristiano, in modo diverso da GPII come è naturale, ma non meno affettuoso e partecipato.
Voglio essere debole come lui, perché è quando sono debole che sono forte, perché solo quando si presenta disarmato il Vangelo è credibile, perché è solo nella mia fragilità che può risplendere la forza del Signore.

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9 commenti

Archiviato in Attualità, Spiritualità

9 risposte a “La forza della debolezza

  1. 61angeloextralarge

    Grazie don Fabio!

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  2. Michele

    Grazie Don Fabio.
    “Noi Cristiani siamo abituati al ruolo di capri espiatori, del resto è il ruolo che ha scelto per sé il nostro Maestro e dunque come potremmo sottrarci?”
    Ho un dubbio. Lo ha scelto? (cf. ad esempio Rene Girard “Delle cose nascoste sin dalla fondazione del mondo”)
    La domanda, apparentemente non centra con le vicende di questi giorni, ma per me è attinente: dietro alle accuse al Papa, accuse di resa, vigliaccheria, etc.. che stiamo ascoltando in giro, non c’è forse una concezione “sacrificale” della nostra religione?

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  3. Caro Michele, non ho letto il libro di Girard a cui ti riferisci, quindi non so esattamente cosa intendi con “religione sacrificale”, tuttavia il sacrificio è indubbiamente il cuore stesso del Cristianesimo, altrimenti la stessa Eucaristia risulta incomprensibile, per non parlare poi delle parole di Gesù quando dice ad esempio “nessuno ha un amore più grande che dare la vita” oppure “se il seme caduto in terra non muore non porta frutto”.
    Il Santo Padre come ogni Cristiano è chiamato a far sue queste parole, amando appunto fino a morire

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    • Michele

      @DonFabio.
      Grazie delle tue parole chiarificatrici. Capisco che il sacrificio è il cuore del Cristianesimo adesso. Il dubbio permane sulla scelta. Nella scrittura il sacrificio di Gesù è associato anche alla violenza degli uomini, che il nemico scatena contro di Lui, innocente.
      Io mi chiedo: perché accusano il Santo Padre di essere “sceso dalla croce”? Chiaramente la domanda andrebbe posta a chi muove questa critica.
      Brevemente nel saggio citato l’autore afferma che il Cristianesimo differisce da tutte le altre religioni proprio sul sacrificio (nelle altre religioni e in generale nel mondo esisteva il sacrificio a un dio assetato di vittime, nel Cristianesimo invece c’è il totale superamento e disvelamento di un’altra realtà, il dono di Dio).

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      • Dici bene. La differenza e la grande originalità del Cristianesimo è proprio nell’assurdo paradosso per cui il primo a sacrificarsi è Dio stesso. Il nostro sacrificio in questo senso è solo un’imitazione, una sequela.
        In altre parole la differenza non sta nel gesto in sé, ma nella sua motivazione, noi ci sacrifichiamo solo perché abbiamo compreso che questa è la manifestazione più alta dell’amore

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        • Non a caso oggi ho trovato la citazione cui mi riferivo.
          “Gesù muore non in un sacrificio, ma contro tutti i sacrifici, perché non ci siano più sacrifici […] Come può la regola del Regno diventare mortale? […] Se tutti gli uomini amassero i loro nemici, non vi sarebbero più nemici. Ma se gli uomini si sottraggono al momento decisivo, cosa accadrà all’unico che non si sottrae? Per lui la parola di vita si trasformerà in una parola di morte.” Cit. René Girard “Delle cose nascoste dalla fondazione del mondo” 1978
          Tale chiave filosofica è per me suggestiva, anche se non mi convince del tutto, perché sento il bisogno di accostarmi a quello che è successo il venerdì santo con il senso del mistero, più che con la ricerca della spiegazione.

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  4. Max

    Grazie Don Fabio, è così facile da capire e così difficile da mettere in pratica. Viviamo e ci crogioliamo in un mondo di paradossi, ma il paradosso della Verità… L’unica strada da perseguire è quella di avere l’umiltà e il coraggio di pregare per continuare nel cammino di una conversione quotidiana; allora ognuno potrà scoprire la scintilla di quel vero Amore che è nel cuore di ogni uomo.

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  5. vincio

    per la sua affabilità e gentilezza Benedetto XVI sarà ricordato dalla “Storia” come esempio d’amore che regna nei cuori pieni di Spirito Santo.

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  6. Mario G.

    Uno dei tuoi post più toccanti, che abbia letto.
    Grazie per esserti messo in gioco e di continuare a farlo, caro don Fa’

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