And so it begins

La frase che dà il titolo a questo post è quella pronunciata da Number 6 quando i Cylons dichiarano guerra all’umanità nel magistrale pilot di Battlestar Galactica, maldestramente tradotta in italiano con “è cominciata”. L’ho scelta come titolo del primo post della nuova serie “Teologia di Star Trek” perché mette in evidenza quello che mi sembra essere il carattere più interessante della FS: la buona fantascienza/fantasy, diversamente da ciò che potrebbe sembrare, parla dell’inizio.

Spesso lo fa partendo dalla fine, a volte (come in Battlestar Galactica) raccontandola in una colossale ed apocalittica purificazione che apre la possibilità di un rinnovamento, di una palingenesi, ma sempre parla dell’inizio, creando così la possibilità della speranza. Perfino una serie terribilmente dark, come BG appunto, non può sottrarsi a questa legge: la fantascienza apre alla speranza, perché ci parla del futuro e ci dice che il meglio deve ancora venire.

In un mondo in cui “il futuro non è più quello di una volta” (è una battuta geniale di G’Kar nella prima stagione di Babylon 5) questo è un annuncio di per sé quasi rivoluzionario: abbiamo un futuro! La vita è davanti a noi e non alle nostre spalle.

La FS esplode come genere letterario nell’onda del grande ottimismo del primo dopoguerra, quando il mondo intero si svegliava dopo l’incubo della guerra e si scopriva sorprendentemente ancora vivo. Aveva così in sé il naturale ottimismo del sopravvissuto, l’esultanza del naufrago che si guarda alle spalle e prima di pensare a ciò che ha perduto scopre ciò che ha salvato e si rallegra per il solo fatto di essere ancora vivo. Dopo è venuta la paura della Bomba e, a partire dal geniale P.K. Dick, la FS più oscura, meno speranzosa, eppure anche questa non poteva fare a meno di rivolgersi al futuro e quindi di avere quanto meno un senso di attesa, un’apirazione ad un qualcosa di più e meglio. Sì, la FS non è roba da depressi, è narrativa per gente che spera.

Oggi il mondo è cambiato: sarà stato l’undici settembre, sarà la denatalità da cui è afflitto l’occidente, sarà la crisi, sarà, come talvolta penso, che siamo astutamente manipolati da avidi mercanti che hanno deciso che è meglio tenerci nell’angoscia (come splendidamente descritto da M. Crichton nel romanzo “state of fear”), perché un popolo che non spera è incapace di ribellarsi, fatto sta che davvero il futuro non è più quello di una volta. Abbiamo quindi davvero bisogno di tornare a sperare. La speranza è il motore: senza di lei la Fede è immobile e la Carità senza forze.

Certo, la nostra speranza ha fondamenti molto più solidi della FS, noi non crediamo in un mito, ma in un evento. Crediamo cioè “Dio ha tanto amato il mondo da dare il Suo Figlio” (Gv. 3,16), crediamo quindi che il mondo nonostante tutto sia amabile, visto che Dio lo ama, e ancor di più che Dio stesso è pronto al sacrificio per salvarci. La nostra Speranza non è lo sciocco “ottimismo della volontà”, ma si basa su uno sguardo fondamentalmente benevolo verso tutto ciò che esiste ed in particolare verso la vita stessa. La speranza insomma nasce dalla fede e tuttavia mi sembra molto bello che questo lo si racconti anche attraverso le categorie del mito, la FS così diventa una sorta di pre-evangelizzazione, getta le basi di un’umanità migliore, quella che può aprirsi alla Grazia.

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1 Commento

Archiviato in Teologia di Star Trek

Una risposta a “And so it begins

  1. Guido Mastrobuono

    Leggendoti mi è venuto un pensiero: “mi sembra che stiamo vivendo all’interno di un romanzo Cyberpunk”.

    L’attualità di questo inizio di 21 secolo ricalca i più oscuri romanzi di William Gibson.

    E solamente i momenti forti che passo con i fratelli cristiani e con mia moglie (e la fede che, grazie ad essi ho potuto riscoprire) riescono a costringere il mio cervello a cambiare i toni della mia auto-narrazione per mezzo di forti iniezioni di Speranza e Carità.

    Guido

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