Possedersi

“Chi potrà salire il monte del Signore? Chi potrà stare nel suo luogo santo?” (Sal. 24, 3)
Il monte del Signore, il suo luogo santo, sono metonimie per indicare il Tempio, cioè in una prospettiva cristiana il corpo. Letta da un cristiano dunque la domanda di questo salmo diventa: chi potrà abitare il proprio corpo? Chi sarà davvero padrone di sé?
Nella prospettiva paolina di Gal. 5,22 il dominio di sé è il più grande dei doni dello Spirito Santo, ma non è da intendere come un perfetto self-control, cioè in una logica di repressione delle emozioni e delle spinte interiori, piuttosto come un sé interamente dominato dall’amore. Infatti dove c’è lo Spirito del Signore c’è libertà (2Cor. 3,17).
Va da sé che la pienezza del possesso di noi stessi l’avremo solo alla fine dei tempi, quando Dio sarà tutto in tutti, quando la nostra carne, cioè la nostra umanità, sarà pienamente assorbita in Dio-amore, fin d’ora però possiamo averne una “caparra” (Cfr. 2Cor. 5,1-5), purificando noi stessi dalle emozioni disordinate che ci trascinano qua e là impedendoci di essere davvero noi stessi, sottraendoci il pieno possesso del nostro corpo e della nostra umanità. Quanto spesso ci accade di sentirci “posseduti” dalla nostra rabbia o da altri sentimenti o dai nostri desideri, così che in realtà ci troviamo a fare ciò che non vogliamo (Cfr. Rom. 7,14-25)!
Come poter salire il monte del Signore quindi? Come abitare il luogo santo del nostro corpo e della nostra umanità?
Il salmo 24 pone alcune condizioni: dobbiamo avere mani innocenti e cuore puro, non rivolgerci agli idoli e non giurare con inganno. Analizziamole una per una.
Le mani innocenti sono le mani non violente, quelle che non si sono macchiate di sangue. Solo chi non fa alcun male al suo prossimo ha mani innocenti. Per non far male al nostro prossimo dobbiamo accoglierlo per ciò che è, aprirgli uno spazio, permettergli di essere. La prima condizione per il pieno possesso di sé e delle proprie emozioni è quindi l’essere liberi dalla volontà di potenza, dal desiderio di sottomettere il nostro prossimo, di usarlo per i nostri scopi. Solo mani aperte, capaci di accogliere l’altro per ciò che è e non per ciò che può darmi possono essere innocenti.
Il cuore puro è il cuore interamente polarizzato sull’amore, il cuore che ha una piena rettitudine di intenzione, che cioè vuole interamente e primariamente Colui che è amore. È un cuore senza doppiezza, senza secondi fini, senza backdoors, che si mette interamente in gioco in ogni relazione perché sempre ed innanzi tutto cerca l’amore.
È poi fondamentale non rivolgersi agli idoli, sapere cioè che la nostra salvezza e la nostra vita vengono interamente ed esclusivamente dallo Sposo. L’idolo è ciò a cui chiedo la mia salvezza e la mia gioia e che non è Dio. Tutto può essere trasformato in idolo: la cultura, l’intelligenza, il sesso, il benessere, la ricchezza… tutto. Tutto è bello e tutto è buono, purché ricordiamo che tutto è ricevuto come dono e non lo mettiamo quindi al posto del donatore, non lo trattiamo come il nostro tesoro geloso (ricordate Gollum?). Quando un uomo si rivolge ad un idolo, quando cioè chiede salvezza e gioia a qualcosa di terrestre, inevitabilmente entra in competizione con gli altri per il possesso di questo idolo, nascono allora la gelosia e l’avarizia e da esse scaturiscono la sopraffazione e la violenza. Chi si rivolge agli idoli non può avere né mani innocenti né cuore puro. Quando invece si riceve ogni cosa dalla mano del Padre come un dono siamo liberi dal possesso, allora possiamo sperimentare che tutto è nostro, perché noi siamo di Cristo (Cfr. 1Cor. 3,21-23) allora possiamo godere di ogni cosa senza paura.
Infine dobbiamo saper giurare senza inganno, cioè essere assolutamente veri nelle nostre relazioni. La verità nelle relazioni umane, l’assoluta sincerità, è indispensabile per possedere il proprio corpo, per abitare se stessi, perché il corpo è relazione, cioè rapporto con gli altri, e quindi solo chi è del tutto sincero ed autentico lo vive per ciò che è. Dobbiamo essere ciò che siamo, mostrarci nella verità di noi stessi, non illudere noi stessi, né gli altri, con una falsa immagine di sé. Solo così sarem senza inganno e quindi liberi e potremo perciò essere abitati dall’amore.
Un’ultima considerazione: nessuno ha un amore più grande di chi dà la vita per amore (Gv. 15,13) un sé dominato dall’amore quindi è in ultima analisi un sé disposto al sacrificio. Noi saremo pienamente padroni di noi stessi e del nostro corpo quando saremo pronti a darlo. L’orizzonte, l’obbiettivo esistenziale del dominio di sé, è il dono di sé. Dobbiamo possederci per poterci donare.

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5 commenti

Archiviato in Bibbia, Spiritualità

5 risposte a “Possedersi

  1. Riblessione molto interessante Don Fabio, ma permettimi questa mia…
    “dobbiamo avere mani innocenti e cuore puro, non rivolgerci agli idoli e non giurare con inganno…”
    Questi sono per me punti di arrivo (semmai Dio mi darà di arrivarci), non presupposti di partenza. Chi può dire di avere mani innocenti, non lorde del proprio peccato o macchiate del sangue di un fratello? Chi può dire di avere un cuore puro, quella purezza di cuore che è solo di Cristo?
    E’ il cammino di tutta una vita… non per questo non potremo stare “nel Suo luogo Santo”, o almeno nelgli “atri della casa del signore”, perché quand’anche i nostri peccati fossero come scarlatto, se a Lui ci rivolgiamo, diventeranno bianchi come neve.

    Quanto al giurare, meglio non giurare affatto, nè per ilcielo, nè per la terra e neppure sulla nostra stessa vita, perché noi non siamo in grado di mantenere alcun giuramento, perchè solo Uno è il Fedele per sempre.

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    • Come ho detto, ci possederemo pienamente solo quando saremo pienamente posseduti, cioè alla fine dei tempi ça va sans dir che queste sono indicazioni di percorso, direzioni di marcia.
      Sono d’accordo con te, nessuno è pienamente puro e nessuno è del tutto sincero, ma ciò che voglio dire è che questa è la direzione in cui andare se davvero vogliamo essere padroni di noi stessi e della nostra vita.
      Quello che mi interessava davvero era rovesciare la prospettiva di uno psicologismo banale e di accatto che pensa che per essere davvero noi stessi dobbiamo semplicemente assecondare l’istinto

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  2. Mario G.

    “il dominio di sè…. (è)… un sé interamente dominato dall’amore”; non l’avevo mai compreso così e te ne sono grato.
    Mentre vorrei che mi (ci) spiegassi questa frase finale, che non mi è del tutto chiara: “Dobbiamo possederci per poterci donare.”
    Grazie don Fabio.

    Mario G.

    P.S.: Lasciami ringraziare M* che pur con la sua fede laica mi ha saputo suscitare e far capire nella carne quello che conoscevo per dottrina.

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    • Dobbiamo possederci per poterci donare, perché non arrivi a donarti davvero, cioè senza secondi fini, senza voler niente in cambio, solo per amore, se il tuo sé non è tutto intero votato all’amore.
      E’ quasi inevitabile se ci pensi. Quando leggo l’inno alla carità e arrivo a “non cerca il su interesse” mi fermo sempre stupito: chi è capace di vivere davvero senza cercare il proprio interesse? Ecco, secondo me quello è il segno che uno possiede davvero se stesso, perché se si possiede non ha più bisogno di nulla e quindi appunto può darsi in modo totalmente disinteressato

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