La tenacia del mistero

Ieri mi ha chiamato un corrispondente di Al-Jazeera per intervistarmi sul conclave. La prima cosa che ho pensato è stata: sono proprio alla frutta, non sanno più che dire, la seconda che per fortuna essendo senza voce avevo una valida scusa per rifiutarmi.

Però poi ho cominciato a riflettere ed ho notato che è veramente sorprendente l’enorme attenzione, quasi direi l’ossessione morbosa, intorno al rito del conclave. Da una parte politologi e vaticanisti fanno a gara per spiegare l’elezione del papa in meri termini di rapporti di forza, di giochi politici all’interno del collegio cardinalizio, dall’altra descrivono con una cura ossessiva nei minimi dettagli tutto l’apparato dell’elezione, dalle procedure estremamente complesse ai più minuti dettagli scenografici.

Eppure se l’elezione del Papa fosse solo l’espressione dei rapporti di forza interni alla Chiesa, tutta quella scenografia sarebbe solo un inutile e ridondante ricordo del passato, sarebbe una messa in scena ipocrita e sostanzialmente ridicola. Ma allora perché dargli tanta attenzione? Come si spiega che tutti stiano ancora una volta con il naso all’aria a scrutare un comignolo? Mi hanno detto che negli USA sta furoreggiando una app che ti avvisa con un SMS appena ci sarà la fumata bianca, don’t be the last to know, dice la pubblicità…

Mica può essere solo una questione di folclore. Il Palio di Siena è almeno altrettanto folcloristico, eppure sono praticamente certo che Aceto ha molti meno fan di Benedetto XVI, forse perfino nella stessa Siena. E allora? Perché affascina così tanto questo rituale? Cosa c’è che incuriosisce in tutto ciò che sta accadendo anche i più cinici e disincantati?

Da una parte certamente il Papa è un leader mondiale, probabilmente il più influente leader religioso (solo il cattolicesimo ha questa stranezza di un leader unico) e anche per i non credenti rappresenta comunque la più forte, e forse l’unica, voce davvero alternativa ed indipendente rispetto al mainstream ideologico e quindi è qualcosa con cui confrontarsi, anche magari dissentendone, ma sempre con una positiva e feconda funzione di pungolo.

Dall’altra credo che tutti, in modo più o meno oscuro, sentiamo il Mistero in questo evento. C’è come una tenacia del Mistero che in questo mondo che brucia in fretta ogni verità non si lascia ridurre a squallidi interessi di bottega.

Cos’è allora un conclave? Da dove viene il suo mistero?

Tiro fuori i miei proverbiali due cent e azzardo una definizione: il conclave è la più sofisticata “macchina da discernimento” mai ideata dall’uomo.

Tutto nel complesso rituale messo in moto fin dalla prima congregazione mira a questo: al discernimento della volontà di Dio. A questo serve il giudizio di Michelangelo e a questo serve l’extra omnes, a questo gli anelli dei cardinali e le vesti rosse, a questo la S. Messa celebrata ogni giorno e la continua preghiera (negli intervalli delle votazioni praticamente i conclavisti sono continuamente in preghiera): tutto si svolge e deve svolgersi costantemente davanti a Dio, ritmato dall’obbedienza alla Sua Parola.

Già, perché questa in realtà è la posta in gioco, sappiatelo: quei 115 (alcuni simpatici, altri meno) vecchietti non stanno scegliendo il più saggio o il più pio o il più innovatore o il più coraggioso, secondo la loro personale agenda per la Chiesa. Stanno invece cercando di capire chi Dio ha già scelto per questo ministero, ben sapendo che i Suoi criteri potrebbero non essere i nostri. Il meccanismo dell’elezione è solo uno dei molti strumenti usati a questo scopo, tanto è vero che nelle ultime cinque elezioni per tre volte è stato eletto un outsider del tutto imprevisto (Roncalli, Luciani e Wojtyla).

A questo punto, dopo nove giorni di preghiera e discussione, ognuno di loro ha già ovviamente una sua idea su quale sia questa volontà, eppure tutto può ancora cambiare, tutto può essere rimesso in discussione, perché, diversamente dai nostri politici che non credendo più nelle verità assolute sono diventati incapaci di discutere (perché se perdi il riferimento ad una verità oggettiva non c’è più spazio per la discussione, ma solo per la lite, nel tentativo di far prevalere la tua opinone su quella altrui) questi uomini sanno perfettamente che la volontà di Dio è più grande della loro e quindi restano aperti alla possibilità di essere convinti di errore.

E’ proprio così: solo chi crede in una verità assoluta sa discutere e confrontarsi. Solo la tenacia del Mistero spinge gli uomini al dialogo. Per questo è molto più facile fare un Papa che scegliere il capo del governo in Italia.

4 commenti

Archiviato in Attualità, Vita da prete

4 risposte a “La tenacia del mistero

  1. senm_webmistress

    Ho scritto “mi piace” perché mi piace tutto, tranne una riga o due. Dopo la fumata bianca avrò qualcosa da dirle sul Palio, però….

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  2. 61angeloextralarge

    Mi fido dello Spirito Santo: negli ultimi 200 anni ha voluto Papi con i fiocchi… quasi tutti Santi. 😀

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