Eros vs. Agape?

cantico chagall

Due volte S. Giovanni nella sua lettera ci dice che Dio è amore (1Gv. 4,8.16) e non è mai stata detta cosa più sublime di Dio. Né dell’amore.

Non abbiamo ancora preso abbastanza sul serio l’affermazione di Giovanni. Non in tutte le sue conseguenze esistenziali e metafisiche. Essa tra l’altro significa che tutto ciò che esiste è una forma e una conseguenza dell’amore.

Se Dio è amore e se ha creato dal nulla, allora tutto ciò che non è amore è nulla. È un nulla metafisico ed esistenziale, una non-esistenza, una non-relazione. Solo l’amore è. E tutto ciò che esiste, esiste in una relazione, in un rapporto, come dice il libro del Siracide: “Tutte le cose sono a due a due, una di fronte all’altra, Egli non ha fatto nulla di incompleto. L’una conferma i pregi dell’altra” (Sir. 42, 24-25), tutto esiste dunque ricevendosi in dono dall’Amore.

Essere è essere-amato. Lo stesso io dell’uomo, come dice Kierkegaard nel prologo de “La malattia mortale”, è un rapporto. Senza amore la nostra vita non ha senso e noi risultiamo in definitiva incomprensibili a noi stessi, anzi perfino incapaci di conoscerci e di sapere chi siamo. Se Dio è amore anche l’uomo, che ne è l’immagine e la somiglianza, ultimamente è amore.

Ma di quale amore parla l’Evangelista? A. Nygren ha scritto un brillante e fortunato saggio dal titolo “Eros e Agape” nel tentativo di smarcare l’amore di Dio (o agape) da quello umano (o eros). Ma è davvero possibile tracciare una linea di demarcazione che possa dividere un amore dall’altro? Abbiamo a disposizione un rasoio abbastanza affilato da separare e tagliare all’interno della coscienza ciò che è della carne e ciò che è dello spirito? La parola di Dio forse? Ma di essa non si dice che separa, ma che giunge al punto di divisione (Cfr. Eb. 4,12) ed io credo che lo faccia più per congiungere che per dividere.

Per la via di Nygren si finisce con il pensare l’amore come una forza sovrapersonale e generalizzante, un amore all’umanità più che alle persone concrete, un amore generico senza un tu concreto da amare e senza un io amante. Ma in verità in ebraico (come in italiano del resto) non esiste divisione tra philia, eros ed agape, giacché tutte le forme dell’amore rientrano nel lessema hbd.

È questa unicità dell’amore il presupposto teologico, il fondamento stesso, dell’inserimento del Cantico Cantici nel canone ispirato. Se fosse realmente possibile distinguere tra amore umano e divino, tra eros e agape, se queste fossero due forme radicalmente diverse dell’amore e non accomunate in radice, leggere il Cantico come parte della Bibbia sarebbe una bestemmia, ma più ancora, non avrebbe senso pensare il matrimonio come sacramento e dovremmo gettare via buona parte del libro di Osea, o i canti più alti di Isaia, o la pagina più ispirata della lettera agli Efesini, o il mirabile finale dell’Apocalisse…

Al tempo stesso però sappiamo che l’amore umano, anche il più alto ed elevato, è sempre immagine di un amore superiore. Scrive Romano Guardini: “Dio è colui che sovranamente ama e colui che può essere amato in modo assoluto. Anzi, Dio è il solo che può essere amato in senso totale e definitivo. Forse nel fondo dell’esperienza dell’amore, anche del più felice e ricco, sta l’impossibilità di un adempimento ultimo. Forse avviene che l’amore verso l’uomo non riesca mai del tutto a dispiegare la sua forza estrema, perché l’uomo resta troppo piccolo per tale misura, che l’altro non possa essere circondato dall’intimità suprema dell’affetto, perché sempre resterà una distanza. Forse l’uomo, in rapporto a questo fallimento ultimo di ogni amore terreno, presagisce che vi è ancora un altro amore, che non è mai dato di attuare verso una persona umana, al quale l’oggetto e la forza, il “tu” e il cuore, l’avvertire il contatto e l’avvicinarsi, devono essere necessariamente donati. La Rivelazione mostra questo amore. Qui si pone il mistero della verginità”.

In definitiva, come osserva Guardini, l’amore erotico, sponsale, non può trovare il suo compimento e appagamento pieno in se stesso. Anzi, nel punto più alto dell’amore, al vertice dell’eros, si affaccia la consapevolezza che l’amore non basta, ma sempre esige un Oltre e un di più, rimandando a Dio, solo amore, vero amore, e quindi ad una verginità consacrata. Matrimonio e verginità consacrata non solo non sono nemici, ma si presuppongono e si sostengono vicendevolmente.

In questo vertice dell’amore eros e agape, amore ascendente e amore discendente, desiderio e dono convergono e mostrano di essere in realtà un unico amore. Questo perché carne e spirito non si contrappongono, ma sono due forme dell’essere uomo, due facce della medesima medaglia e dunque non può esistere un’amore meramente carnale, ridotto al solo desiderio, o non sarebbe amore, come non ne può esistere uno puramente “spirituale”, cioè del tutto privo di desiderio, poiché nemmeno Dio stesso ama così.

È la grande intuizione di S. Bernardo che osa attribuire a Dio la categoria della concupiscentia. Sì: Dio non è solo il termine del mio amore, ma Egli stesso mi desidera, vuole unirsi a me con una unità così piena da dare le vertigini al più sfrenato dei libertini, con un erotismo così passionale e pieno che nessun amante ha mai conosciuto in questo mondo.

Se l’amore, senza perdere di intensità, potesse coinvolgere ed abbracciare tutti gli uomini, ciascuno con una singolarità ed una esclusività paragonabile a quella degli sposi, così che ciascuno possa sentirsi amato in modo unico ed irripetibile, questo non potrebbe che essere l’amore di un Dio. Se ciascuno in questo amore si sentisse invitato ad una convivenza stretta fino alla fusione, al diventare una sola cosa, questo amore non potrebbe che passare attraverso la carne, attraverso l’umanità, ed essere quindi l’amore di un Dio fatto uomo. Se l’uomo, nonostante la sua finitezza e il suo peccato, potesse ricevere per Grazia una “dilatazione del cuore” tale da consentirgli di partecipare a questo amore soprannaturale in tutta la sua intensità e in tutta la sua estensione, allora questo amore divino, reso umano, non potrebbe che innalzare l’uomo al rango di Dio e divinizzarlo.

Tale è il mistero dell’amore cristiano, tale è il mistero adombrato nel Cantico dei Cantici. E forse nessuno come S. Giovanni della Croce ha saputo cantarlo: “O notte che unisti/ l’amato con l’amata/ l’amata nell’amato trasformata!”.

3 commenti

Archiviato in Bibbia, Spiritualità

3 risposte a “Eros vs. Agape?

  1. Ma allora che tu stai leggendo Sapere di amare di don Ugo Borghello? O glielo hai dettato tu?

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    • Uhm, per la verità questo articolo è la riduzione di una delle meditazioni che tenni a Maggio agli Esercizi Spirituali delle AVI
      Immagino comunque che entrambi abbiamo attinto ad una ben più alta fontana, ovvero l’enciclica Deus Caritas

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  2. Grazie per l’articolo Fabio.

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