Flash! (l’immagine e l’incontro)

AP13031319961di Sabina Nicolini

L’altra sera si festeggiava un compleanno. Rispettando, come è necessario, quei canoni che danno l’impressione magica di entrare in un rito. La luce si spegne all’improvviso – è previsto, eppure ti sorprende ancora – e si intravede dietro la porta a vetri il bagliore tremulo delle candele; in numero simbolico, si capisce, non è il caso di apporre alla torta un candeliere che, alla nostra età, avrebbe le dimensioni di quelli a gettoni che trovi davanti alle statue dei santi.

La nostra torta con candeline simboliche sta incedendo, dunque, accompagnata da quell’inno tanto antico a cui è affidata, se eseguito come si conviene, tutta la solennità del momento. I presenti fissano il bagliore, ammirati come nel giorno della loro prima candelina. La festeggiata non trattiene un grido di emozione e si getta sulla borsetta, frugandola in ogni suo dove. La testa riemerge a scatti: “Eppure c’era, l’ho portata!”. Le voci del canto cedono di fronte a così grande imprevisto, poi si rinsaldano, ma la melodia ha perso di profondità. “Aspetta, aspetta, non la trovo!”. La luce delle candele trema, si agita, come avvertisse di aver mancato il momento perfetto. “Eccola! Metti il flash!”. E rapido arriva un getto di luce bianca a catturare i sorrisi, il soffio sulla torta, mentre il canto ormai è sbiadito.

Io resto a fissare la torta fino al suo momento eroico, quando le vengono strappate le candeline e rimangono sul campo i segni della lotta e dell’incendio, lacrime di cera rosa allungate sulla panna. E penso alla Pietà di Michelangelo, con la stessa pietà con cui la saluto, da alcuni anni, ogni volta che entro a San Pietro con lo sciame dei turisti.

Perché la Pietà ormai non se la guarda più nessuno. Fanno la fila, spingono, si gettano verso la balaustra come per un touchdown, sì, ma solo per migliorare l’inquadratura dal nuovo iPad. E poi via alla nuova preda da catturare, per portarsela a casa o postarla in tempo reale su una bacheca, alla mostra ufficiale di tutto ciò che abbiamo vissuto.

Vissuto? L’esperienza vera è quella che ti cambia. Non il profilo di Facebook, ma gli occhi. I sensi. Esperienza di incontro con le cose, con un’opera d’arte, con una persona. Ma «chi è senza speranza non ferma a lungo lo sguardo su nulla, perché gliene manca il coraggio. La via per la disperazione è rifiutare ogni tipo di esperienza», scriveva Flannery O’Connor.

Mi sono chiesta perché sembri più importante e più urgente catturare un’esperienza piuttosto che gustarla. Perché davanti ad un dipinto sembri più adeguata la smania di rubarne un’immagine piuttosto che accettare la sfida di lasciarcelo venire incontro, in silenzio. Forse perché nell’incontro può accadere qualcosa. Nell’impossessarsi invece non accade nulla, se non che il bagaglio si fa più pesante. Una preda in più, quasi ad esorcizzare la paura di non vivere intensamente, di non consumare al meglio le mie possibilità.

Deve essere la sensazione che prova anche papa Francesco, nell’andare verso le persone – perché lui non ha paura di incontrarle – e trovarsi invece di fronte a migliaia di schermi luminosi. Persino il papa oggi lo si incontra mediato da un apparecchio, come se ci si dovesse proteggere da lui. Ma è qui la sua vicinanza di padre, in quella mano che ti benedice e che nessuna istantanea potrà riprodurre. È qui la Pietà di Michelangelo, che prima di essere idea è marmo, materia dura, e se non la puoi toccare con le mani la puoi avvicinare con lo sguardo, piano piano, fino a sentirne la consistenza, il peso, fino a carezzarne i panneggi, le piaghe. Chi sa che non accada qualcosa.

È qui la tua festa di compleanno, qui sono gli amici, e il loro amore accade qui, con la puntualità sorprendente con cui accadono i miracoli. La Grazia arriva nella realtà, nel momento presente, infilandosi umilmente nei gesti, nelle parole, nei riti, nella luce tremolante delle candele. È ciò che impariamo dai sacramenti, la cui potenza, grazie a Dio, non si lascerà mai catturare da uno schermo. «La natura umana resiste vigorosamente alla grazia, perché la grazia ti cambia e il cambiamento è doloroso» (Flannery O’ Connor), ma puoi essere certo che la Grazia accadrà ancora, e continuerà a venirti incontro libera e disarmata.

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