Guardoni!

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E poi dicono che siamo noi cristiani quelli fissati con il sesso! Dicono che siamo noi quelli frustrati che non sanno pensare ad altro! Sarà, ma almeno a giudicare da questo articolo, che annuncia un nuovo reality in cui tre coppie (di cui una rigorosamente omosessuale, in omaggio al potere dominante) faranno sesso in diretta, per poi raccontare le loro esperienze, mi sembra l’opposto.

Gli autori di questo programma, dove il sesso non è più nemmeno visto, ma solo descritto, tentano di giustificarsi coniando lo slogan “fighting sex with sex”, proponendo il loro programma addirittura come un antidoto alla pornografia. In realtà ridurre il sesso ad argomento di talk-show, parlarne fino allo sfinimento, fino a renderlo insopportabilmente noioso (ricordate il film, purtroppo profetico, sex, lies and videotapes?) significa solo banalizzarlo, privarlo di ogni mistero. Questa società che ci vorrebbe in uno stato di erezione permanente, a forza di parlarne finisce con l’ottenere l’effetto contrario, cioè quello di spegnere il desiderio.

E’ vero, anche noi preti ne parliamo spesso. Io ne parlo spesso. Ma preferiremmo mille volte parlare d’altro, credetemi. Il fatto è che il fronte su cui si combatte la battaglia più dura oggi è questo, e la posta in gioco è altissima, è la stessa definizione di uomo.

Si sa: ogni rivoluzione, una volta conquistato il potere, tende a rovesciarsi in una dittatura e la cosiddetta rivoluzione sessuale non ha fatto eccezione e ha creato la dittatura dei guardoni. Purtroppo sono abbastanza anziano da ricordare che quando negli anni ’70 e anche oltre si predicava la liberazione degli istinti si diceva che l’amore sciolto dalle inibizioni sarebbe diventato più libero, più consapevole, e quindi più appagante.

A me sembra che dopo quarant’anni di cosiddetta libertà l’amore sia, non dico scomparso, ma costretto in un angolo e con il fiato corto. Non per nulla quando vediamo qualche residua manifestazione di romanticismo subito la leghiamo al passato, magari con nostalgia; parliamo di un amore “d’altri tempi”, ma in realtà lo consideriamo inattuale, incapace di definire il presente, al limite sospetto, irrealistico e sentimentale.

Privato del mistero il sesso è diventato mera ricerca del piacere, del tutto svincolato dall’amore, diventando così sempre più egoistico, sempre più violento, sempre meno soddisfacente e quindi, per il meccanismo dell’assuefazione, sempre più estremo. Sarà un caso se contemporaneamente la pornografia esplode senza controllo e gli stupri aumentano in modo esponenziale?

Fino a generare la reazione opposta, la paura. Per cui oggi si preferisce sostituire il sesso praticato con quello guardato: ci si diverte un po’ meno d’accordo, ma si sta infinitamente più al sicuro.

E’ paura della violenza, certo, ma più radicalmente è paura dell’incontro, dell’altro, dell’imprevisto ed imprevedibile, della fatica che si fa ad essere coppia. Perché se lo scopo del sesso è il piacere e non l’amore chi me lo fa fare di sobbarcarmi tutta la fatica dell’incontro? Anche l’esplosione di omosessualità a cui stiamo assistendo in fondo dipende da questa paura, perché l’incontro con l’uguale (omo) è più prevedibile e quindi più rassicurante dell’incontro con il diverso (etero).

Il Creatore ha inventato il sesso perché l’uomo non fosse solo, per spingere gli uomini l’uno verso l’altro, per mettere in movimento a partire dalla famiglia tutta quella complessa macchina che è la società umana, che senza il sesso non esisterebbe affatto (perché neanche la coppia, siamo realisti, senza il propellente iniziale del sesso esisterebbe) e così lo scopo del diavolo sarà quello di pervertirlo, fino a negarlo, perché per quanto possa pervertirlo, il rischio (dal suo punto di vista) che dal sesso germogli l’amore ci sarà sempre.

La battaglia a cui stiamo assistendo oggi, quindi, non è per l’esaltazione del sesso, non lasciatevi ingannare, ma per la sua abolizione. Si mantiene il nome, ma la realtà è totalmente mutata: ciò che resterà non è il sesso come lo hanno sempre inteso gli uomini fino a cinquant’anni fa: un mistero abissale, caotico e celeste, oscuro e luminoso, che attinge la sua forza dalle sorgenti stesse della vita, pericoloso e bellissimo, come il mare in tempesta. No, ciò che resterà invece è una cosa informe e molliccia, senza passione, senza gusto, senza nemmeno l’allegria un po’ folle della trasgressione. Sarà come evadere una pratica, come timbrare il cartellino, come far la fila sulla metro…

Sono rimasto affascinato quest’estate, leggendo 1984 di George Orwell (non proprio una lettura da farsi sotto l’ombrellone, ve lo concedo, ma io ho gusti un po’ bizzarri), dalla grande attenzione che dedica alla famiglia, spiegando nel dettaglio come il potere cerchi in tutti i modi di abolirla, fino a vietare le manifestazioni affettive, fino a costringere il sesso in schemi prevedibili, standardizzati.

Perché l’amore è la forza più anarchica che ci sia, nemica di ogni ideologia, primo baluardo della realtà, ed al tempo stesso è la più sociale, perché porta gli uomini a cercare stabilità, a costruire qualcosa che duri nel tempo. Per entrambi i motivi quindi la famiglia è di per sé nemica di ogni dittatura.

Per questo il potere vorrebbe separare il sesso dall’amore convincendoci che l’amore non esiste, riducendo il sesso alla ricerca del piacere. Perché il piacere è controllabile, vendibile sul mercato, non spinge gli uomini all’incontro, non li porta ad associarsi per costruire qualcosa che duri nel tempo.

Chi cerca di difendere nel sesso la sua componente di mistero, preservandone una dimensione quasi sacra, difendendo la castità del corpo e della mente, non è uno che ha paura del sesso, né che lo rifiuta, al contrario è uno che lo ama, come si ama una cosa preziosa, e proprio per questo non lo vuole banalizzare.

Se davvero si vuole restituire mistero al sesso, se davvero si vuole di nuovo congiungerlo all’amore, una sola via si può praticare: quella della castità, della continenza volontaria, per imparare a canalizzare questa formidabile energia, mettendola a servizio dell’amore.

La castità, va da sé, non è rinuncia all’affettività, anzi, trattenendo lo slancio erotico, domandolo, si impara a cavalcarne l’impeto, in modo che come un purosangue di razza ci trasporti molto più lontano, con molta più forza, liberando in noi una intensità di amore insospettata. Permettetemi a questo riguardo di concludere con un pensiero di Alberto Savinio, non proprio un prete parruccone, che mi piace molto:

Quanto è sprecona la gioventù! Quanto poco sa approfittare dell’attimo che fugge! Tante fatiche da superare, tanti ostacoli da vincere, tanti pericoli da affrontare e quando alla fine ci trovavamo in camera da soli, al sicuro, chiusi nel cerchio del lume galeotto anziché cogliere il premio sospirato passavamo la notte a guardarci negli occhi, a divorarci con gli occhi, ad amarci con gli occhi, solo con gli occhi. E’ uno spreco questo o non saggezza piuttosto e l’arte di capitalizzare la felicità? Il desiderio insoddisfatto vent’anni or sono oggi è ancor vivo in me, ed altrimenti sarebbe morto. Ed una morta felicità cosa conta in confronto ad un desiderio vivo? (…) La castità è uno dei pochi mezzi che abbiamo per vincere la morte.

(tratto da “Ascolto il tuo cuore, città”)

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6 commenti

Archiviato in Etica & morale

6 risposte a “Guardoni!

  1. Pingback: Guardoni! | Luca Zacchi, energie rinnovate e rinnovabili

  2. cecilia bartoli

    Caro Fabio, condivido in pieno questo tua riflessione, su alcuni punti: la sovraesposizione che conduce all’assuefazione e alla mortificazione del desiderio, la paura dell’incontro con l’altro che ormai abita ogni relazione e ci trasforma lentamente in una congrega di individualisti, egoisti. Il sesso che è sempre di più orientato all’auto-soddisfacimento e quindi sempre meno scambio, mistero, dono di se stessi all’altro e sempre di più una pratica auto-referente e guardona.
    E infine anche la nota più politica, l’amore è sovversivo e da forza, non sorprende che che chi vuole il controllo delle menti, chi ha interesse soprattutto a renderci un esercito di bravi consumatori, faccia di tutto per renderlo merce, spogliarlo della sua vitalità e del suo senso, partendo proprio dal sesso.
    Tuttavia alcune cose le reputo inesatte: l’omosessualità soffre delle medesime cose dell’etero-sessualità. L’incontro omo-sessuale non è affatto “più rassicurante”. Anzi. Un incontro omosessuale può essere colmo d’amore, mistero e dedizione fedele. Non è giusto cercare di svilire una dimensione dell’umano solo perchè non la si condivide. Si può semplicemente prendere atto che si tratta di altro da sè e accettarne il mistero? Senza pretendere di parlarne senza conoscerla…..Così facendo Il rischio di proiettarvi sopra parti oscure e incosce di sè è altissimo….fantasmi di aggressività, di confusività del proprio di sè, e perfino componenti omosessuali inconsapevoli e molto temute. Perchè si sa, la psiche è Maschio e femmina in ogni individuo, si tratta dunque di prevalenza dell’uno o dell’altro, di solito armonica col proprio sesso fisiologico, alcune volte no, è un fatto piuttosto misterioso che un maschio abbia un femminile psichico sviluppatissimo (o viceversa che una donna un maschile), misterioso quanto antico. L’identità di genere si sa anche questo ormai, non è sistematicamente derivata dalla conformazione dei propri organi genitali, è un fenomeno complesso che si costruisce crescendo, si scopre, si trova, quasi tutti gli adolescenti hanno esperienze omosessuali o vicine all’omosessualità, si testano, si provano, si definiscono mentre crescono. L’identità di genere è qualcosa che evolve, fino all’età adulta. E’ una danza tra il maschile e il femminile psichico che cercano il proprio equilibrio che dura tutta la vita forse. Scegliere una persona del sesso opposto per amare è il punto di arrivo di molti, un desiderio che si costruisce piano piano. Per molti altri no. Può essere che qualcosa si sia inceppato in questo percorso se in età adulta si desidera amare una persona dello stesso sesso? si può darsi. Come tutti gli avvitamenti nevrotici sarà importante per queste persone comprendere dove sia stato l’inciampo e cercare di curarlo. Ma no è per tutti così, per molti anzi l’omosessualità, il poterla accettare (che di solito non è nemmeno facile) e viverla, esprimerla significa, realizzare se stessi e trovare l’amore, sentirsi al fine individui competi e realizzati.Certo è che molte persone che si sentono attratte dallo stesso sesso sentono la cosa assolutamente naturale, fisiologica, giusta, non possono fare a meno di identificarsi con la componente psichica che sentono dominante dentro di loro. E’ una stortura? è anormale? sbagliato? Non è detto che queste persone siano poi dedite a comportamenti poco etici. Anzi.
    Se quello che tu definisci ormai un potere, prende piede, è anche perchè viene messo continuamente in una situazione di giudizio, di scacco, e costretto alla difensività, a un “orgoglio”, a una rivendicazione.
    Dagli anni 70 ormai l’omosessualità è stata tolto dalle categorie nosografiche della psichiatria, e non è considerata una perversione.
    Di fatto non lo è. Non tutti gli individui come sai possono generare. Alcuni si orientano a un celibato, alcuni all’amore eterosessuale, alcuni all’amore verso individui del proprio stesso sesso.
    E’ qualcosa di diverso senz’altro dalla coppia eterosessuale e generativa, base della famiglia, entità più che mai in crisi e da sostenere e amare. Ma non credo che sia l’omosessualità (che è sempre esistita) a minacciare la famiglia, che credo abbia nemici ben più consistenti: la crisi del mondo relazionale di cui sopra, la solitudine, l’idea usa e getta delle relazioni, l’ottica consumistica che è entrata anche nel mondo dei sentimenti, il poco sostegno e l’enorme fatica di crescere e mantenere dei figli, la svalutazione della maternità ecc ecc….Volendo amare la famiglia mi sembrano più questi i temi di cui doversi occupare….
    Insomma trovo naturale che un omosessuale non voglia sentirsi definito anormale, esattamente come i disabili hanno fatto una battaglia per far comprendere a tutta la società che la loro” stortura” era la normalità, che la natura è fatta anche di individui come loro….
    Mi sembra fuorviante e ingiusto mettere l’amore da una parte e l’omosessualità da un altra….
    un caro saluto e grazie dello spunto di riflessione

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  3. Cara Cecilia, mi piacerebbe molto avere il tempo necessario a scrivere un articolo completo sl tema dell’omosessualità. Purtroppo la cosa richiederebbe molte ore di riflessione, che non ho, e uno spazio molto più lungo di quello che consente l’articolo di un blog.
    in risposta a quanto tu scrivi noto solo che sei caduta in un equivoco, o fraintendimento, nelle due frasi dell’articolo che citi, quella sul potere dominante e quella sull’esplosione dell’omosessualità, io non me la prendo affatto con gli omosessuali in quanto tali, ma piuttosto con la sovraesposizione mediatica e culturale con cui stanno riempiendo negli ltimi mesi il mondo.
    Non penso che gli omosessuali siano la minaccia per la famiglia, penso invece che il potere dominante (che non sono gli omosessuali a scanso di equivoci) li sta usando come una testa di ariete contro la famiglia, appunto per i motivi scritti nell’articolo. Dal punto di vista dell’impero del denaro una coppia omosessuale è di molto preferibile a una famiglia perché non avendo figli tende a pensare meno al futuro, quindi è meno incline al risparmio (che significa più disposta al consumo) e meno stabile nel tempo, favorendo quindi l’individualismo.
    Non nego nemmeno che due omosessuali siano capaci di amare, né penso che l’omosessualità in quanto tale nasca dalla paura dell’incontro, anche se tante storie di omosessuali che ho ascoltato iniziano con un rapporto molto conflittuale con il femminile (conosco soprattutto omosessuali maschi, ho poca esperienza di lesbiche effettivamente), conflittualità che alla fine si risolve con una fuga. Comunque in linea teorica non dico che debba essere necessariamente così, diciamo che è ciò che mi dice l’esperienza.
    Quanto al resto del tuo discorso noto che usi lo schema troppo facile “sei contro gli omosessuali quindi non vuoi accettare la tua omosessualità latente”… andiamo, questo è indegno della tua intelligenza! Non ti accorgi che è come dire “testa vinco io, croce perdi tu”?
    E’ vero: la nostra identità di genere, come la chiami tu (ed è un termine che non amo) è il risultato di un processo, di una elaborazione di dati, ma credo che converrai che il primo e assolutamente prevalente di questi dati è la nostra corporeità, non è così? Dico, ci avete scassato la minchia, tu Freud e tutti i vostri colleghi; per sessat’anni con la storia dell’invidia del pene e adesso non è vero niente? (sorridi, è una battuta). Quindi se c’è una distonia tra il dato primario della corporeità ovvero del sesso) e quello secondario della percezione di sé (primario e secondario perché uno viene prima e l’altro dopo) non è questo un segno di una disfunzione? Non ti piace il termine nevrosi? Va bene non usiamolo, ma se il mio corpo va a una parte e la mente dall’altra si può dire che va tutto bene?
    Last but not least dopo che la OMS ha derubricato anche la pedofilia oltre all’omosessualità francamente ha perso ai miei occhi ogni autorevolezza. A me sembra ormai del tutto asservita alle lobbies dominanti, in primis le case farmaceutiche, come ben sai.

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  4. Pingback: Guardoni | Pensieri sparsi

  5. cecilia bartoli

    Caro fabio, se c’è una fetta di mercato che interessa è quella dei bambini, ultra investiti, fin dai neonati da prodotti su prodotti, da bisogni indotti. Per i propri figli si spende anche quello che non si ha, anche a colmare un vuoto relazionale e di presenza al quale invece si è spesso costretti dato il poco interesse e tutela che il nostro stato e sistema del welfare concede alla maternità, e come il mercato sia entrato nella pedagogia è abbastanza impressionante. Basta accendere la tv alle 5 del pomeriggio per rendersi conto di quanta pubblicità è a loro destinata. I bambini poi spugne per definizione, assimilano questi stimoli con una velocità e un intensità impressionante…Credo che le famiglie, siano e restino target privilegiato. La loro crisi forse dipende anche da questo…
    Sull’omosessualità non mi riferisco in particolare a te e a ciò che hai scritto, ma più in generale ai toni piuttosto aggressivi e accesi che si ascoltano da entrambe le parti (sostenitori o non dell’omosessualità come normalità), di solito quando ci si accanisce con forza sull’ “altro da sè”, quell’ “altro” ha molto a che fare con una parte di noi stessi disprezzata. Il che ovviamente non significa in automatico che chi “disprezza” e vive gli omosessuali come una minaccia, sia un omosessuale, ma che qualcosa nella considerazione/integrazione della sua natura “controsessuale” è andato storto…
    Credo che sia necessario avvicinarsi a questi temi con molta delicatezza, lo penso soprattutto per chi cresce e si sente “fuso e confuso” e si sta cercando. Perchè in linea di massima mi sembra che non sia mai buono, tacciare una parte di sè come nemica e assimilare l’idea che sia meglio rimuoverla. Sentire un attrazione per una persona dello stesso sesso è qualcosa di molto naturale, frequente e spontaneo, il problema diventa allora? che significa questo per la mia identità? che ne devo fare di questo desiderio? Il rischio è invece di considerarlo qualcosa di inaccettabile e rimuoverlo dalla propria coscienza, salvo poi sparare a zero su qualsiasi omosessuale ci sia in circolazione, verso i quali, lo vediamo continuamente anche nella cronaca, non mancano violenze e persecuzioni.
    Su freud che dire? quello è il papà, se ne è fatta di strada dopo di lui ;-),
    e non è che era vero niente, così come è vero che la pennicillina distrugge i batteri, ma poi si è andati avanti!
    Sui pedofili ti posso assicurare che essi vengono curati nei Centro di salute mentale, sia con psicoterapia che con farmaci specifici, la cura è per loro obbligatoria qualora vengano scoperti per reati.
    Gli omosessuali no.
    Da tempo nessuno più li cura pensando la loro omosessualità come una malattia.
    Se ci sono dei disturbi di personalità si curano a prescindere, con uno sguardo globale alla persona, del resto la nevrosi alzi la mano chi non ce l’ha!
    Un caro saluto
    p.s aspettiamo la trattazione più approfondita perchè secondo me, su temi come questi c’è proprio bisogno di approfondimento, e devo ammettere che anche i colleghi (io stessa) sono scarsini sull’argomento 🙂

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  6. Cara Cè, innanzitutto grazie per il tuo contributo. Come puoi immaginare avrei parecchie obiezioni a quanto hai scritto, ma non voglio farle, perché non voglio sviare l’attenzione su quello che è tutto sommato un punto assolutamente marginale dell’articolo, che starebbe benissimo in piedi anche senza le due frasi che hanno attirato la tua attenzione.
    E poi una risposta articolata richiederebbe un’elaborazione che esigerebbe tempo che non ho. Alla fine dei conti in realtà la questione omosessuale non è proprio in cima alla mia agenda, anzi forse nemmeno a metà.
    Bacio

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