Luci nella notte: una magia semplice

2013-10-04-23.42.02di Guido Mastrobuono

Circa 10 anni fa, era mattino presto, quando un amico mi propose di assistere ad un momento di “magia semplice”.

Le ragazze che erano con noi stavano dormendo in macchina dopo una notte di festa sulle coste salentine.

Il sole era spuntato da poco e andammo davanti alle acque trasparenti del mar Ionio a guardare le differenti tonalità di azzurro attraversato dai raggi del sole che saliva pigro nei primi minuti del mattino.

A quel tempo non lo sapevo ma quello che stavo vedendo non era magia.

Era una manifestazione della maestà del creato.

Una manifestazione semplice.

Ma il creato è talmente magnificente che, se apri gli occhi e lo guardi, ciò che vedi lo chiami “magia” quando sarebbe più corretto chiamarlo “Amore”.

Ieri sera, Roma, parrocchia di San Benedetto: missione giovani.

Mi aspettava un altro frammento di “magia semplice” ma, questa volta, nessuno mi aveva avvertito.

Ero andato per cantare e per dare una mano a servire ai tavoli.

Ci invitarono a rimanere li’ per l’adorazione mentre i giovani missionari andavano per le vie di Testaccio ad invitare i giovani ad entrare in chiesa.

Mi piaceva vedere la parrocchia di San Benedetto con le porte aperte ma non avevo abbastanza fede da pensare che i ragazzi sarebbero entrati.

L’altare era splendido, l’ostensorio illuminato proiettava sul muro della parrocchia un’ombra a forma di croce.

I lumini ai piedi dell’ostia oscillavano brillanti nella penombra.

I canti, leggeri, tagliavano l’aria.

Fuori: asfalto bagnato da scrosci di pioggia, locali rumorosi e ragazzi alla ricerca di un senso per una settimana sbagliata.

Ci fu una preghiera di invocazione allo Spirito Santo ed un signore ci spiegò cosa sarebbe stato proposto dai ragazzi ai loro coetanei davanti alle discoteche.

Gli avrebbero proposto di scrivere una preghiera su un pezzetto di carta.

Gli avrebbero proposto di portare un lumino davanti all’altare.

Li avrebbero fatti rimanere lì, davanti al Santissimo Sacramento per il tempo che loro avrebbero desiderato, nella posizione che loro avrebbero desiderato.

Infine, gli avrebbero fatto estrarre da un canestro di vimini un frammento delle sacre scritture che sarebbe stato uno strumento dello Spirito Santo per parlare ai suoi figli.

I giovani missionari, fasciati dalle loro magliette rosse, quando se la fossero sentita, sarebbero dovuti uscire e lanciarsi per le strade.

Quando li vidi alzarsi mi misi a pregare.

Mio Dio,

questi ragazzi sono il nostro gioiello più prezioso.

Gli stiamo consegnando un mondo senza valori

popolato da belve senza cuori nè sogni.

E loro,

invece che sputarci sul viso,

si alzano e vanno da coetanei disperati dal vuoto che li circonda

e li invitano a guardare negli occhi il loro Padre.

Signore proteggili!

Signori metti loro in bocca le loro parole.

Con grande fatica, sono stato capace di trovare la forza di chiedere a mio Padre.

Non sono però ancora riuscito a trovare la forza di non stupirmi quando mio Padre mi risponde.

Da subito, comunque, fu impossibile notare la bellezza.

I ragazzi erano la bellezza.

Così come erano la speranza.

Forse… un po… ero contrariato… dovremmo essere noi a dare la speranza a loro.

Non il contrario.

Eppure è sempre “il contrario”.

Dopo pochissimi minuti, una ragazza che pareva un agnello conduceva un ragazzo che pareva un leone davanti alla faccia del padre.

Ricordo un ragazzo grosso, con capelli corti e pantaloni che lasciavano scoperto un polpaccio tatuato.

Eppure la ragazza gli appoggiava una mano su una spalla.

Si inginocchiarono assieme.

Non credevo ai miei occhi.

Dopo di loro fu una processione.

Alcuni ragazzi erano divertiti e sorridenti, altro, davanti al Padre, scoppiavano a piangere.

Un ragazzo cingalese, di quelli che vendono le rose nei locali, entrò nella chiesa e lasciò una rosa davanti al Santissimo.

Uscì camminando all’indietro.

Una coppia di ragazzi entrarono da soli, lei portava una minigonna rosa ed un paio di scarpe con un tacco altissimo, gli venne consegnata carta e penna e si misero a scrivere.

Scrivevano, si guardavano, sorridevano imbarazzati.

Forse non riuscivano a credere che quella fosse casa loro.

Forse neanche noi avevamo ancora capito che quella era casa loro.

L’unico che l’aveva capito era davanti al loro, nella forma di un frammento circolare di Pane.

Li guardava.

Era evidente che li guardava.

Scritto il biglietto non sapevano cosa fare.

Si alzarono.

Si avvicinarono all’altare.

Si inginocchiarono.

Stettero li’.

Dopo un po, un ragazzo della missione si inginocchiò al loro fianco e, quando si alzarono, mostrò loro dove prendere i frammenti di Vangelo.

Uscirono leggendoseli a vicenda allegramente.

Voglio dedicare tre parole a quella minigonna ed a quel tacco 12.

Quando li vidi, pensai scherzando che erano anni che non si vedeva una gonna così in quell’edificio.

In realtà non è vero.

Ad ogni matrimonio c’è qualche invitato che si presenta vestito in quel modo.

La cosa eccezionale è stata l’evidenza di come fosse naturale che quella ragazza passasse a salutare suo Padre così come era vestita.

Ieri sera, tutto era evidente.

Tutto era semplice.

Ho fatto altre adorazioni ma, nella mia breve esperienza cristiana, non mi era mai capitato di vederLo agire.

Due settimane fa, il cardinal Vallini ci aveva detto che lui non credeva nello Spirito Santo: lui l’aveva visto agire quando fu eletto Papa Francesco.

Anche io l’ho visto agire.

L’ho visto agire nelle mani dei ragazzi con la maglietta rossa che si appoggiavano sulla spalla di ragazzi esitanti che entravano in chiesa dopo anni.

L’ho visto agire nelle lacrime di sollievo di alcuni di questi ragazzi.

L’ho visto agire direttamente: parlava con loro.

Gesù ha detto che sarebbero stati beati coloro che avessero creduto senza vedere.

Sicuramente è vero (se l’ha detto Gesù!).

Però anche vedere è bellissimo.

Scrivendo, mi rendo conto che non riesco a raccontare.

Me ne scuso.

Riesco solo a dirvi cosa è successo.

Riesco solo dire del cameriere che si è tolto il grembiule per portare un lumino.

Riesco a dirvi di più di cento ragazzi che hanno passato un minuto, dieci minuti o mezzora a parlare col Padre.

Riesco a dirvi che, per le strade di Testaccio, passando tra i ragazzi, si sentiva che nonostante tutte le attrazioni e le luci brillanti, quello era l’unico argomento di conversazione che valesse la pena di essere affrontato.

Una chiesa aperta ed altri ragazzi, vestiti di rosso, che dicevano:

“Entra!

Vedrai… non sarà la solita pizza…”

Questa sera, di nuovo, altre luci termoleranno semplicemente nella notte.

E venerdì prossimo.

E sabato prossimo di nuovo.

Staranno vicino al gazometro delle fate ignoranti: quelle che, come me, non distinguono la magia semplice dalla semplicità dello Spirito al lavoro.

Ed voi non potrete più dire che non eravate stati avvertiti.

copiato dal blog di Guido: “delusi dal bamboo“, se vi è piaciuto cliccate sul link per alzargli il counter, grazie.

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