Il Signore delle signore

gesu

Vittorio Messori nell’introduzione del suo “ipotesi su Gesù” ha coniato una geniale espressione, “il Signore delle signore”, per definire quell’immagine dolciastra di Gesù che si vede talvolta circolare: quel Gesù biondo con gli occhi azzurri, che non dice mai di no a nessuno, che non alza mai la voce, sempre sorridente, mai una parola sopra le righe, mai un capello fuori posto, dolcissimo da farti venire il diabete solo a pensarci…

In realtà a leggere il Vangelo, anche superficialmente, ci si rende subito conto che Gesù era tutt’altro: un tipo tosto, uno che urla quando c’è da urlare, che all’occorrenza sa usare anche le mani, uno che se vuole parlar chiaro non le manda certo a dire…

In questo periodo, grazie anche alla predicazione del Papa, c’è un risveglio di attenzione verso la tenerezza e la dolcezza di Gesù e questo è un gran bene, perché non si sottolinea mai abbastanza il rischio di togliere al Cristianesimo la sua dimensione di tenerezza, di sollecitudine, di perdono, la sua “parte femminile” per così dire. Purché appunto non si cada nell’eccesso opposto e non si trasformi il Signore nel “signore delle signore”, purché cioè non si finisca col trasformare il Vangelo in una cosa da donnicciuole.

Il vangelo è per tempre forti, roba da uomini veri, come quelle suore che S. Teresa d’Avila apostrofava dicendo “siate uomini!”, perché domanda decisioni radicali, sacrificio, lotte interiori ed esteriori e quindi chiede nervi saldi, determinazione, niente sentimentalismi e pedalare. Guai ad evirarlo, guai a togliere alla fede la sua parte virile. Parafrasando il Papa, è vero che non dobbiamo essere peperoncini all’aceto, ma non dobbiamo diventare per questo zuccherini al miele.

Credo che uno dei motivi per cui le nostre liturgie non dicono più niente a nessuno se non ai bambini (e anche su questo ci sarebbe da discuterne) sta nel fatto che le abbiamo rese sempre meno virili. Preghiamo in modo sentimentale e zuccheroso e quindi pensiamo e parliamo in modo sentimentale e così inevitabilmente abbiamo permesso che la fede scivolasse dall’area della volontà a quella del sentimento e da questa a quella della pura emozione, così che la nostra fede è diventata un fatto talmente privato che non dà più fastidio a nessuno. In particolare non dà fastidio neppure a noi stessi, infatti non ci domanda nulla, se non di sentire qualche brividino ineriore, non un sacrificio, non una presa di distanza, non una scelta… solo dolcissime emozioni.

Intendiamoci, non penso affatto che questa sia l’immagine di Gesù che ha il Papa. Francesco è un figlio fedele di Ignazio ed Ignazio era un soldato, un guerriero della fede, non c’è proprio niente di sentimentale o zuccheroso nella spiritualità dei gesuiti. Il fatto è che questa generazione è diventata così debole e languida che non ha la più pallida idea di cosa sia effettivamente l’amore e di come domandi scelte forti e coraggiose e di come, quando si ama, avvenga in modo del tutto naturale e senza alcuna forzatura di coniugare tenerezza e virilità.

Roberto Marchesini nei suoi libri mostra molto bene la causa di tutto questo: l’eclisse della virilità, il ruolo sempre più marginale, sempre più indefinito, che l’amore maschile ha nel nostro tempo. Proprio perché in questa società l’immagine del maschio sta scomparendo succede che non ci rendiamo più conto di come si possa amare in modo virile e quindi essere insieme teneri e risoluti, dolci e forti, tolleranti e combattivi.

Allora più che mai abbiamo bisogno di Gesù, il maschio esemplare, come lo chiama in uno splendido libro la psicologa e teologa protestante Hanna Wolf. da lui dobbiamo re-imparare ad essere maschi, teneri e forti, purché stiamo ben attenti a non vedere solo gli zuccherini

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10 commenti

Archiviato in Spiritualità

10 risposte a “Il Signore delle signore

  1. Infatti, come da te previsto, questo post mi piace!
    Così come non mi piace (“odio” si può dire…mmmm….) le immagini sdolcinate di Gesù che circolano qua e là. Gesù era ed è una spada, quindi tutt’altro che dolce! Ed aveva tutti gli attributi al posto giusto!
    Penso che la caratteristica propria dei Cristiani, quelli con la C maiuscola, stia proprio in quella distinzione proposta dal card. Martini: cioè non esistono credenti e non credenti, ma pensanti e non pensanti. Allo stesso modo la sdolcinatura di una certa immagine di Gesù è l’accomodamento del pensiero, che rende il cuore sclerocardico.
    Amare richiede la capacità di essere duri e forti, coraggiosi e tosti; e se vogliamo amare davvero questi attributi dobbiamo avere!

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  2. Ottima riflessione…
    “le nostre liturgie non dicono più niente a nessuno se non ai bambini…” la prendo come un provocazione o comunque sempre solo nell’ottica della visione: Cristo-Fede-zuccherinochescaldailcuoricino 😉

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  3. Annalisa

    Grazie, queste sono cose che non si dicono in giro, ma fanno bene al cuore e alla ragione!

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  4. giovanna

    “Il vangelo è per tempre forti, roba da uomini veri”

    Anche questo mi sembra riduttivo e fuorviante, per la verità, come riduttiva e banale, e in questo concordo, è l’immagine di Gesù come ‘Signore delle signore’ dolciastra e zuccherosa a tutti i costi. Gesù è Gesù: il Santo, il Giusto, in Lui abita ogni pienezza e perfezione. La Buona Novella della Salvezza dunque non è solo per le ‘tempre forti’, ma per tutti, è data a tutti. La sequela di Cristo è possibile anche ai deboli, a chi non ce la fa, ai perdenti e ai falliti, a chi è piegato e piagato dalla vita e dalle sconfitte. L’annuncio della tenerezza e della misericordia di Dio non va dunque equivocato come una sorta di svendita a basso costo del vangelo. Il discrimine non sta nella ‘virilità’, nell’esser più o meno ‘tosti’, ma nella fede, nella scommessa definitiva della fede, nel riconoscere in Cristo, nel Cristo rivelato nei Vangeli, il Signore del mondo e della storia, il Figlio di Dio che si è lasciato crocifiggere per amore a me.

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    • Aleph

      Sono d’accordo con te. E poi le donne vere sono forti, anche se in un modo femminile, sanno amare in modo coraggioso, hanno la tenacia dei muli, l’ostinazione ferrea di quelle madri che non si arrendono mai, che lottano come leonesse per i figli… altro che sdolcinate! La tenerezza vera non è sentimentalismo.

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  5. restifar

    Credo che il Buon Dio quando si mise in testa di creare il mondo e si pose il problema di come popolarlo ritenne che, fatta eccezione per alcune specie animali che non potevano essere costruite altrimenti, fosse necessario pensare ad un “sistema” che consentisse di perpetuare le specie con una partecipazione di due individui che, pertanto, dovevano essere dotati di strutture e temperamenti diversi ed, al tempo stesso, complementari. L’invenzione dei due sessi è finalizzata, quindi, alla procreazione che, tuttavia, per quanto riguarda l’umanità assume connotati razionali e spirituali particolari e propri del ruolo che ad essa è stato affidato. A differenza del regno animale e vegetale, noi abbiamo ricevuto il potere di gestire questi e l’intero pianeta e, via via, l’universo (ma questa è una mia convizione personale). Purtroppo, ben presto, noi abbiamo mostrato di non essere in grado di esercitare pienamente il nostro compito ed anzichè gestire il pianeta abbiamo finito per essere da questo gestiti con tutte le conseguenze che ciò ha comportato nelle relazioni umane che da Caino in poi sono precipitate nell’odio, nella prevaricazione, nella discriminazione e, quel che è più grave, nel creare il “vitello d’oro”, nuovo dio che, sotto forme diverse, continua ancora oggi ad avere fedeli adepti (oggi è il “denaro”). E così il Buon Dio ha mandato il Suo Figlio per indicare alla babele che si era creata la via giusta. Per la società di allora non poteva che scegliere il sesso maschile, ma nel suo agire Egli ha mostrato tratti tipici del sesso femminile senza venir meno alle caratteristiche naturali di quello maschile. In Lui c’è una sintesi mirabile e straordinaria del genere umano che lo pone al di sopra delle ordinarie passioni alle quali noi siamo soggetti. Ma non dimentichiamo che la Sua esperienza umana si compie con l’intervento di un uomo straordinario, come Giuseppe, e di una donna colmata dalla Grazia, come Maria. L’unica sentimento che lo turba è la paura della Passione che Egli, come Dio, conosce e che dovrà affrontare come uomo a tutti gli effetti. La sua missione non ha gli consentito, nè poteva consentirlo, che Egli si legasse a qualcuno perchè il suo fine era l’intera umanità. Ciò conduce ad una semplice riflessione: i c.d. attributi sono un criterio di valutazione che vale solo per noi poveri uomini, maschi e femminucce! Ma Lui quando occorre sa essere dolce ed amorevole ed, insieme, forte e deciso. L’amore si alimenta e, talora, si difende anche con la forza.

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  6. a.s

    Un’immagine del genere e un modo smielato di pregare di certe suore laiche che vennero a scuola a farci dire il Rosario, all’età di 16 anni – già nel mezzo di una bufera di domande – mi fecero definitivamente allontanare dalla Chiesa! 4 anni più tardi suore senza sentimentalismi, a suon di Liturgia delle Ore, mi hanno riconquistata a Gesù Cristo!

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  7. Pingback: Elogio della tenerezza | La fontana del villaggio

  8. V.A

    Ricordiamoci però che accanto al Tu sei Fortezza, San Francesco dice Tu sei Dolcezza!
    P.S: Comunque San Pio chiamava Gesù il Biondo Nazareno, e Maria a Lourdes (e in altre apparizioni più o meno confermate dalla Chiesa) appare con gli occhi blu, quindi non userei certi aggettivi a scopo dispregiativo, visto che sono evidentemente quelli che Dio si è pur scelto per la sua veste umana. Nè avrei messo su questo articolo l’immagine di Gesù Misericordioso, che suor Faustina fece dipingere con gran fatica. Non è per polemizzare ma solo per invitare a essere precisi in tutto. E a non strafare sulle cose che appaiono superflue, mai: nemmeno per dire la verità su quelle più “importanti” .

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