Per aspiranti detectives

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di Sabina Nicolini

Non saremo tutti assassini o ladri di professione, d’accordo, ma il signor Chesterton sostiene che i libri che raccontano meglio la nostra vita sono i gialli. Le detective stories, come dicono gli inglesi. Che cos’è in fondo la trama delle nostre giornate, se non una lenta investigazione alla ricerca del significato degli oggetti, delle situazioni, degli imprevisti, fino all’avvenimento maestoso e sommamente imprevedibile della nostra vita?

Non andiamo forse in giro in impermeabile e con la lente di ingrandimento, eppure siamo alla ricerca di indizi, di “segni” che spieghino, indichino una direzione, svelino un segreto. Che ci rivelino le persone che amiamo, e quelle che ci fanno soffrire. A volte coincidono. A volte no. Tutti gli altri sono casi semplici, già archiviati. Nell’indagine può accadere, improvvisamente, che un indizio finisca col rivelare noi a noi stessi. Allora entra una luce, forse dolorosa. Perché le carte si scoprono, e l’indagato numero uno sono io. Il grande mistero che io sono a me stesso, come diceva S. Agostino.

Ma lo sappiamo, non tutti i detective collegano gli indizi allo stesso modo. C’è quello perfetto, maniacale direi, al quale non sfugge nulla, ossessionato dai dettagli. Dei moderni Sherlock Holmes, tanto per capirci, quei tipi eccentrici che sembrano capitati nella realtà per pura coincidenza. Poi c’è l’investigatore che passa per l’uomo prudente, ma è così distratto da aver dimenticato l’enigma da cui era partito e da incamminarsi ogni giorno su una pista diversa. Tanto non deve più arrivare da nessuna parte. Chesterton ci presenta il suo Padre Brown, per il quale invece nulla del reale è estraneo al suo cuore di prete, anche se è talmente impacciato che nessuno gli darebbe due soldi.

Ma c’è anche Basil Grant, che traccia per il nostro mestiere una pista sorprendente:

“I fatti come fatti nascondono la verità. Ogni particolare ci conduce a qualcosa, certo, ma quasi sempre alla cosa sbagliata. I fatti ci conducono in tutte le direzioni, come i mille rami di un albero. È solo la vita dell’albero che possiede un’unità e si innalza; è solo la linfa verde che zampilla, come una fontana, verso le stelle”. (G.K. Chesterton)

I fatti. Che noi cerchiamo, per soddisfare la sete di intelligenza, o semplicemente la nostra curiosità, illudendoci di avere così a che fare con dati certi, inequivocabili. Il nostro bisogno di certezze sa costruire un ottimo reticolato intorno alle situazioni e alle persone. La zanzariera ideale. A prova di polvere. Non entra più nemmeno il dubbio, a volte. E quasi sempre la direzione è quella sbagliata.

È la linfa dell’albero a tracciare la strada, ma scorre dentro, invisibile agli occhi. Affonda nel mistero dell’interiorità, che può essere consegnato e ricevuto solo come atto di amore. Quando, cioè, sei disposto ad abbandonare tutto, a districarti dalla tua zanzariera e a scendere nel tuo stesso abisso di domanda, di paura, di desiderio. Per incontrare, umilmente, quello dell’altro.

Solo chi ama conosce, diceva Von Balthasar. Come a dire che la verità è questione più di cuore che di testa. Di cuore, dico, non di sentimento, non di prima impressione (al giorno d’oggi bisogna chiarire bene le cose semplici). Chi ama, conosce. Chi è disposto anzi a sacrificare la reazione immediata. Chi non tiene conto del male ricevuto. Chi ha il coraggio di esporre le proprie ferite, chi non si chiude nel vittimismo, chi è paziente.

La Magna Charta della carità, nel capitolo 13 della Prima Lettera ai Corinzi, diventa così anche l’identikit del buon investigatore. Che non può smarrire quell’unità irripetibile che è la vita di ogni albero, e che sola sostiene la folta chioma dei suoi rami. I rami possono essere contorti, bizzarri, perfino contraddittori, ma “la linfa verde zampilla, come una fontana, verso le stelle”.

1 Commento

Archiviato in Sabina Nicolini, Spiritualità

Una risposta a “Per aspiranti detectives

  1. Ascoltami, ti prego, con lo stesso cuore aperto con cui ti parlo, cominciando dalle domande che entrambi abbiamo dentro.
    Vorrei farmi tuo compagno di strada: ascoltare le domande vere del tuo cuore, confessarti le mie. Questo è importante: non è possibile trovare e dare risposte, se non si sono riconosciute le domande.
    (Carlo Maria Martini, Regola di vita del cristiano).
    Quando si è inquieti, si è investigatori? Che dici? Io la penso così:
    http://11chilometri.wordpress.com/2013/10/22/linquietudine-del-cuore/

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