Il coltello tra i denti (reprint)

034_pirata_teschio_coltelloUltimamente sono indaffaratissimo, proseguo quindi con i reprint dal blog di Costanza Miriano…

Del brevissimo passaggio che ho fatto in CL (un paio d’anni, passati per lo più a fare le poste alle ragazze, che hanno lasciato poche tracce in me e ancor meno, per fortuna, nel movimento) ricordo solo una frase del Gius che in una “montagna” ci esortava a non avere “il coltello tra i denti”.

Quella frase mi si è scolpita nel subconscio ed è diventata per me uno stile di vita. Sì perché crescendo, e ancor di più oggi, guardandomi intorno vedevo e vedo un sacco di gente arrabbiata, gente con il coltello tra i denti appunto, arrabbiati con il governo, con la Chiesa, con il padre, con il sistema, con il datore di lavoro… Intendiamoci, ci sono un milione di motivi per essere arrabbiati e la rabbia a volte può anche essere un’energia positiva, quando non è diretta contro le persone. Chi combatterebbe il male se non ci si arrabbiasse con il male medesimo? Come lottare, per dire, contro la droga senza arrabbiarsi per le devastazioni che produce?

Il punto della questione però è imparare ad usare la propria rabbia senza farsene usare, in modo da farne una forza positiva e non distruttiva. In particolare penso ai miei amici cattolici, perché sono probabilmente i soli che mi ascoltano, quante volte la fede si accompagna alla rabbia?

Ci sentiamo minacciati dal “nuovo impero” e ci arrabbiamo contro il nemico di volta in volta designato, sentendoci un po’ come Rambo, paracadutato dietro le linee nemiche. Un po’ perché, ammettiamolo, è gratificante sentirsi un avanguardia incompresa, un po’ perché effettivamente minoranza lo siamo ed abbiamo il dovere di essere gelosi e fieri (non orgogliosi però) della nostra diversità cristiana.

Mi viene in mente Giovanni (lo so, sono un lector unius libri, abbiate pazienza) che nell’Apocalisse è straordinariamente discreto e non se la prende mai con le persone concrete. Perfino quando rimprovera una falsa profetessa (una certa “Jezabel”) lo fa nascondendola dietro uno pseudonimo e a ben guardare più di lei rimprovera la Chiesa che le dà credito (quella di Tiatira, Cfr. Ap. 2,18-29).

E’ vero che S. Paolo ci esorta a “combattere la buona battaglia”, ma non dobbiamo dimenticare che questa battaglia è innanzitutto contro se stessi. E poi se Paolo usa il vocabolario militare è per dire che dai soldati noi dobbiamo prendere ad esempio la dedizione e l’impegno, non certo la violenza… la nostra non deve essere una militanza ideologica, ma piuttosto l’amore della Sposa che condivide l’opera dello Sposo. Se c’è una cosa che mi piace del libro di Costanza è la sua capacità di affermare in positivo la bellezza della fede, senza bisogno di dover combattere nessuno, mostrando anzi nei fatti come alla fine della fiera il Vangelo è la proposta di vita più umana che ci sia.

Il punto, io credo, è che queste manifestazioni di rabbia il più delle volte nascondono una fragilità.

Probabilmente abbiamo bisogno di raggiungere nella nostra vita spirituale un equilibrio tra la lotta e la pace, quella condizione che in una bella canzone p. Zezinho (un prete cantautore brasiliano) chiamava la pace inquieta. Se fossimo più in pace con noi stessi e la nostra vita probabilmente saremmo meno aggressivi anche nei confronti del nostro prossimo e soprattutto dei nostri fratelli di fede.

Questo ovviamente non vuol dire assumere un atteggiamento condiscendente, per questo citavo “Sposati…” Sono sicuro che a nessuno verrà in mente di dire che è un libro che ammicca al compromesso, ma osservate la leggerezza con cui Costanza dice le cose… è proprio questa pace interiore che convince, che in fine dei conti converte, perché parla di una persona che, al di là di ciò che dice, è davvero una persona risolta e felice.

In un mondo arrabbiato il profeta sarà l’uomo più mite, più gentile… anche per questo sono felice di avere questo Papa che di mitezza è un vero campione! (Noto en passant che l’ultima frase era stata scritta nell’articolo originale regnante Benedetto XVI, ma resta perfettamente vera anche se riferita a Francesco)

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