Elogio della sottomissione

foto-profilo2

Voglio ritornare sul tema della sottomissione (ne avevo già parlato qui) perché mi sento molto provocato dalla fatwa mediatica che si è scatenata di recente contro la mia amica Costanza Miriano, prima in Spagna e ora, di ritorno, anche qui in Italia.

Intanto noto con un sorriso sghembo che finché si occupava di questione femminile Costanza era considerata sì un po’ originale, ma sostanzialmente tollerata, tanto che, anche se spesso in un contesto dialettico, almeno i suoi interlocutori stavano a sentire ciò che aveva da dire.

Da quando invece ha cominciato ad occuparsi di gender theory, diventando (sospetto suo malgrado) l’intellettuale di riferimento in Italia del vasto movimento di opinione che si oppone alla legge Scalfarotto e che si collega in qualche modo alla manif pour tous il linciaggio si è fatto totale e sgangherato, i suoi libri vengono boicottati e se ne invoca la censura, arrivando addirittura a bruciarli in piazza senza nemmeno averne letto il titolo, perfino il Fatto Quotidiano (che pure in passato le aveva dedicato critiche se non favorevoli certamente non pregiudizialmente contrarie) la lapida mediaticamente sulla base di parole da lei mai pronunciate, che vengono poi amplificate e rimandate in ogni dove sul web senza che a nessuno sia permesso almeno di far notare che tutto il can can è sollevato su una frase inesistente.

Uno più malizioso di me potrebbe pensare che il nuovo femminismo, la corrente di pensiero che domina sui media, è l’ideologia di genere.

A ben pensarci in effetti femminismo e gender theory hanno molto in comune. Non era Simone de Beauvoir a teorizzare che donne non si nasce si diventa? Forse l’elemento che più li accomuna è proprio il rifiuto della sottomissione. Non può certo essere sottomesso un gay, che ha fatto del coming out la sua ideologia, il suo stile di vita! Nè ovviamente può esserlo una donna che sceglie di essere pari e quindi per definizione non sottomessa.

Ma allora capisco perché Costanza dà così fastidio. Perché al di là di qualsiasi discorso politico c’è nei suoi libri una chiave antropologica, un’interpretazione della donna e di riflesso dell’uomo e più profondamente dell’umano che è in radice contraria ad ogni possibile femminismo (e anche ad ogni machismo se è per questo) e ancor più ad ogni gaysmo. La sottomissione è la chiave di volta della sua antropologia e allora, senza il suo consenso, voglio provare a decodificarla.

Dunque perché la sottomissione è bella? Perché può essere addirittura la chiave di volta di una antropologia?

Cominciamo con il dire che sottomissione e sopraffazione sono due cose assai diverse e fare l’elogio dell’una non vuol dire in alcun modo approvare o o tollerare l’altra. C’è la stessa differenza che c’è tra un dono e un furto: a nessuno verrebbe in mente, credo, che se uno dice che gli piace fare dei regali stia per questo invitando gli altri a derubarlo.

Già, perché questo è la sottomissione: il dono spontaneo di sé, fatto per amore, mentre la sopraffazione è la pretesa di avere potere su una persona suo malgrado.

Bisogna essere molto liberi e padroni di sé per donarsi, bisogna anche essere eccezionalmente forti, perché solo chi si possiede può darsi, solo chi non ha paura lo fa, chi si sente così sicuro di sé da non dover dimostrare nulla. Non per niente il sottotitolo di entrambi i suoi libri fa riferimento alle “donne senza paura”, mostrando che l’ideale di donna di Costanza è appunto una donna libera dalla paura.

Eppure il dono di sé è l’espressione più alta dell’amore, non c’è forma dell’amore che non passi di qui e non si esprima quindi nel sacrificio e non richieda perciò in qualche modo una sottomissione. Perfino la collaborazione tra buoni colleghi in ufficio a volte lo richiede, figuriamoci un rapporto che impegna per la vita.

Amare significa dire a una persona “non posso vivere senza di te”, significa riconoscere la propria insufficienza, la propria radicale dipendenza da un altro… quale sottomissione maggiore di questa?

E allora quale immagine di uomo, quale immagine di donna viene da questo rifiuto di sottomettersi? Direi senz’altro l’immagine di un uomo incapace di amare, incapace di confessare apertamente che farebbe qualsiasi cosa, rinuncerebbe a qualsiasi cosa, per la persona amata.

L’amore è il presupposto della sottomissione e al di fuori del contesto dell’amore il concetto risulta ovviamente incomprensibile e inaccettabile, ma è così difficile capire che se si parla di vita di coppia, è di amore che si sta parlando e che quindi quello è il contesto semantico in cui cercare di interpretare il discorso?

Ma oggi il top della condivisione sembra l’essere “compagni”, come se questa parola fosse una qualità in più rispetto a moglie o marito, quando invece ne è una svalutazione terribile, perché riduce l’essere a una funzione, presenta il condividere il pane (questo significa compagnia, da cum panis), il mangiare insieme, il giocare nella stessa squadra, come se fossero non le conseguenze, ma la sostanza dell’amore, ed è vero invece il contrario. è ovvio che due che si amano siano compagni o desiderino esserlo, ma non certo in questo consiste l’amore! Cosa sarebbe infatti la compagnia senza il dono di sé?

L’amore è libera sottomissione reciproca, ma mentre nessuno mette in questione la sottomissione maschile, che anzi viene spesso esaltata in letteratura (basta pensare al dolce stil novo), viene ritenuta una romantica dimostrazione di forza, una disponibilità al servizio eccetera, per quanto riguarda le donne la si svilisce confondendola con la sopraffazione, riducendola ad una mera questione di obbedienza, come se l’infinita complessità della vita di una coppia potesse semplicemente declinarsi in termini di rapporti di potere.

E poi il concetto di sottomisssione è un concetto relativo, è legato cioè alla relazione. La sottomissione che propone Costanza non sta nell’abbassare se stessa, ma piuttosto nell’innalzare il marito. Semplificando all’estremo il suo concetto lo si potrebbe riassumere così: “se tuo marito è un idiota, fallo sentire un genio”.

Qualcuno può declinarmi l’amore in altro modo? E’ possibile amare qualcuno senza innalzarlo, al limite anche al di sopra di se stessi? La sorpresa poi sarà che chi s sottomette alla persona amata innalzandola al di sopra di sé ne riceverà indietro una forza tale che lo (la) renderà tanto forte da non sottomettersi a nessun altro.

Proprio perché sottomessa al marito, Costanza ha la schiena abbastanza dritta da afforntare con il sorriso tutta la campagna d’odio scatenata contro di lei. Proprio nella sua sottomissione quindi mostra tutta la sua eccezionale libertà. Perché la sottomissione è amore e niente dà forza come l’amore.

Siete proprio sicure care amiche, cari amici, che l’inseguire ad oltranza un ideale di autonomia non vi chiuda alla fine dei conti in un cerchio di solitudine ed autoreferenzialità? Già perché la forza del ragionamento di Costanza è che non è teorico: lei parla di sé e della sua famiglia, racconta la sua esperienza, non presenta dogmi, ma spiega come ha potuto costruire e vivere un matrimonio felice. Dall’altra parte il più delle volte vedo il freddo vuoto dell’ideologia dove la rabbia nasconde a malapena l’insoddisfazione di una infinita serie di relazioni fallite.

Annunci

6 commenti

Archiviato in Attualità, De oves et boves, Spiritualità

6 risposte a “Elogio della sottomissione

  1. Pingback: Elogio della sottomissione | Luca Zacchi, energie rinnovate e rinnovabili

  2. lucazacchi

    Mi piace moltissimo questo post, e mi piace moltissimo Costanza e quello che scrive!

    Mi piace

  3. …..“se tuo marito è un idiota, fallo sentire un genio”

    Cavolo….da “sottomessa” (messo tra virgolette, non si sa mai) a giudice di primo, secondo e terzo grado!
    Il passaggio epocale….

    Mi piace

  4. Purtroppo famiglie come quella di Costanza ne sono rimaste poche, chi si è risposato dopo aver divorziato, chi convive , chi è separato. E’ una giungla, un caos c,è un egoismo sfrenato,ogni uno pensa a se e se qualcosa non va arrivederci e grazie,come possono queste persone pensare ad una sotto missione nel nome dell’ amore?a questo punto se ne fregano anche dei figli se capissero il dolore immenso che danno loro …………….ci penserebbero un pochino di più a fare meno stupidaggini a tornare a dare un senso vero alla vita e che all’infuori della famiglia e dell,amore non c’è nient’altro.
    (se non la fede)

    Mi piace

    • Hai ragione Nadia! Oggi è impossibile come discorso , tutti vogliono godersi la vita e la propria libertà. Ma la libertà da cosa o da chi? Invece caricandosi ognuno della propria croce ci si potrebbe salvare a vicenda.

      Mi piace

  5. Giampiero

    Articolo necessario. Argomento straordinariamente elastico, replicabile nella profondità delle intuizioni e nel coraggio anticonformista anche per altri temi solo apparentemente distanti, come “La santificazione attraverso il lavoro” che è all’origine dell’Opus Dei, ancora sconosciuta nella sua dimensione teologica e portata sociale, forse anche un po’ per colpa loro.
    Giampiero Cardillo

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...