L’impero della luce

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Ho visto questo quadro per la prima volta a dodici anni. Magritte lo ha dipinto nel 1954 e io ho dovuto aspettare vent’anni prima di poter andare a Bruxelles, dove per la prima volta mi è apparso. Una tela enorme, di un paio di metri quadrati, forse tre.

La prima volta che l’ho visto ho avuto una specie di attacco di sindrome di Stendhal, non riuscivo più a staccarmene e il giorno dopo ho fatto il diavolo a quattro per essere accompagnato di nuovo (avevo dodici anni ed ero ospite degli zii) a vederlo.

Da allora accompagna tutte le mie giornate. Chi è venuto a visitarmi sa che la sua riproduzione campeggia sopra la mia “postazione”, nel salottino che dedico alla direzione spirituale e agli incontri e che è più o meno il mio posto di lavoro. Non potrei farne a meno, sia per ciò che rappresenta per me, sia perché spero sempre di trovare qualcuno in cui instilli le medesime sensazioni.

Cosa volevi dirmi Reneé con questo dipinto? Cosa intendevi rappresentare? Descrivendolo una volta hai detto: “Ho rappresentato due idee diverse, vale a dire un paesaggio notturno e un cielo come lo vediamo di giorno. Trovo che questa contemporaneità di giorno e notte abbia la forza di sorprendere. Chiamo questa forza poesia.”

Ma davvero si limita tutto a questo? Davvero era tutto un mero esercizio di stile?

Scusami, ma non posso crederlo. Quell’olmo nero che come una minaccia si allarga nel cielo azzurro eppure la luce che dall’alto si riflette nell’acqua e attraverso il lampione raggiunge anche la casa dicono molto più di questo!

Mi parla della morte questo quadro, mi parla della morte come nient’altro in questo mondo, ma non con la disperazione di chi si arrende, ma con la speranza di chi attende, perché dopotutto questo è l’impero della luce: quindi la luce regna. Certo, non senza una lotta, non senza una tensione, eppure il titolo mi dice che la battaglia è già vinta, la luce è qui per rimanere.

Nella casa il buio sta per soffocare tutto, le luci alle finestre sono morenti, eppure il giorno arriva ed alle spalle della notte non sta sorgendo, ma è già ben chiaro.

Come due mondi entrambi presenti l’uno all’altro, distinti ma compenetrati.

Come noi credenti siamo nel mondo: cittadini di entrambe le città, uomini della luce e della notte. Della vita e della morte.

Come la Grazia abita in me, nonostante il mio peccato.

Come la luce di Dio si riflette nelle acque oscure del mio inconscio.

Come la mia vita, come questa casa, a malapena rischiarata da un lampione e che tuttavia basta a renderla accogliente nella notte, finché non sarà giorno pieno e non ci sarà più notte alcuna.

Due mondi, certo, separati e distinti, ma non impenetrabili no. La luce li unisce, passa dall’uno all’altro e dall’altro all’uno ritorna. Azzurra, gialla, arancione e bianca (in vari colori, a varie temperature) la luce lega il cielo alla terra, perché la luce è amore ed ogni amore viene dal cielo e sebbene alcuni amori siano azzurri ed altri gialli o bianchi tutti al cielo tornano.

La purezza del cielo mi commuove. Come una promessa. Come una nostalgia.

Mi parla di ciò che sono nel profondo, del mio desiderio più alto e segreto, della mia ansia di perfezione, del mio voler salire, sempre di più. Del mio non volermi accontentare.

Non voglio restare nella notte! Voglio arrampicarmi su quell’olmo fino a raggiungere il cielo.

Non per rubarlo però, lo so che non posso abitarlo, non ancora almeno, ma voglio bere di esso, della sua luce, respirare le sue nuvole bianche, riflettere dovunque quell’azzurro.

Amico mio, che vieni a trovarmi e che mi parli, alzi qualche volta lo sguardo dal mio volto al dipinto alle mie spalle? E trovi la stessa traccia nel dipinto e nel volto? Sono presuntuoso se penso di assomigliare in qualche modo ad esso?

E riesco a trasmetterti la medesima speranza, la medesima forza che accende in me?

Già perché questo dipinto mi parla perfino della mia occupazione prediletta, quella che di solito svolgo davanti ad esso: la direzione spirituale. O non è forse la direzione spirituale questo accompagnare in un percorso dalle tenebre alla luce?

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4 commenti

Archiviato in De oves et boves, Vita da prete

4 risposte a “L’impero della luce

  1. a volte determinate cose ci colpiscono in modo particolare e ogni uno le interpreta nel suo modo di vedere e di sentire con la sua sensibilità.Però devo dire che se vogliamo in ogni cosa possiamo trovare il bello e il buono il tutto e l’ incontrario di tutto se lasciamo parlare il nostro cuore, la nostra fede. Tu si don Fabio, trasmetti speranza e forza quando parli,fanno parte di te del tuo credere e quando il sentire è vero si riesce sempre a trasmetterlo. Grazie di tutte le cose buone e belle che dici e che scrivi.

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  2. Ho sempre amato questo quadro dalla prima volta che l’ho visto e davvero non sono riuscita a capacitarmi quando scoprii che l’autore era lo stesso che disegnava mele davanti ai volti o pipe che non sono una pipa… ma non sapevo perché lo amassi tanto, l’arte mi fa uno strano effetto che a volte mi impedisce di descrivere a parole quello che mi suscita… e questo quadro in particolare mi tocca emozioni quasi inconsce… fino ad oggi leggendo questa riflessione, grazie don Fabio.

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  3. Luca Zacchi

    L’ha ribloggato su Luca Zacchi, energia in relazionee ha commentato:
    Conoscete “L’impero della luce” di Magritte… se leggete questo post forse potrete rispondere di si…

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