Mendicanti d’amore

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Oggi ho trovato sul faccialibro questa vignetta di Boligan che mi ha commosso e intenerito sulle prime, e poi  mi ha fatto riflettere. Molto. Moltissimo. (il vostro curato di città è uno che riflette tanto).

Al di là dell’ovvia e anche un po’ moralista satira sul virtuale vs. reale, nello sguardo di quel bimbo con il pallone c’è molto di più, c’è una verità metafisica.

Cosa ci dice quello sguardo infinito, misto di tristezza delusione e stupore?

C’è una domanda muta: “perché nessuno vuol giocare con me?”, che è la stessa domanda che anche io mi faccio ogni giorno, che, ne sono certo, anche Dio si fa.

Ogni giorno spediamo in giro centinaia di messaggi in bottiglia, come Sting, sperando che non finiscano arenati sulla spiaggia, ammassati insieme ad altre centinaia di milioni.

Centinaia di milioni di naufraghi, centinaia di milioni di uomini soli.

Soli anche in mezzo a una folla, soli al lavoro, soli allo stadio, soli a scuola e a casa, soli in famiglia, che è la solitudine peggiore.

Ma perché? Perché siamo tutti così soli? Cosa posso imparare dallo sguardo di quel bimbo che mi insegni qualcosa per la mia vita?

Una cosa credo di poterla imparare, una sola, piccola.

Ed è chiedere. Quel bambino non chiede. La sua domanda d’amore resta inespressa, muta. Forse si vergogna, forse ha avuto tante delusioni ed ha paura, non lo so.

Quello che so, però, è che l’amore va chiesto.

Bisogna armarsi di coraggio e dichiararsi.

Come quando, a dodici anni, per la prima volta hai osato dare un bacetto alla compagna di scuola. Rischiando il ridicolo e il rifiuto.

E’ stato forse l’atto più coraggioso della tua vita.

Ma era necessario, era molto necessario. Perché non si può vivere senza.

Niente avrebbe potuto riempire il vuoto lasciato dai suoi occhi, se li avesse voltati da un’altra parte.

Niente avrebbe potuto far tornare il sole se lei non ti avesse più sorriso.

E allora ti sei armato di coraggio e ti sei dichiarato.

E in quel giorno hai capito, se sei stato fortunato, una verità fondamentale.

La sola verità, quella che bisognerebbe scrivere a lettere d’oro nel cielo e che dimentichi sempre.

Hai capito che sei un mendicante.

Perché la sola cosa che conta, quella senza la quale niente è bello né vivo: lo sguardo di una persona che ti dica “voglio giocare con te”, quello non si può che mendicare.

Non lo puoi comprare l’amore, non lo puoi esigere, non lo puoi rubare. Non c’è tattica o strategia che te lo possa procurare. Lo puoi solo mendicare.

Perfino Dio lo può solo mendicare da te.

(E tu, povero Aristotele, che credevi che essere Dio significasse non dover chiedere niente a nessuno).

Perfino Dio è costretto ad inginocchiarsi davanti ad una ragazzina (Simone Martini aveva ragione ad immaginarlo inginocchiato) e come un trepido adolescente chiedere un sì.

E quanto deve aver trepidato affidando a quelle labbra incerte millecinquecento anni di storia, di promesse, di fatica.

Quanto sangue versato, quante lacrime, quanti tradimenti, quante battaglie, quanta santità, quanto eroismo, quanto perdono per poter arrivare a quel momento, per potersi inginocchiare davanti a Maria e chiedergli un sì!

Dio è un mendicante. Anche di me in fondo.

Anche del mio amore.

Quante volte me lo ha chiesto, quante volte ha bussato alla mia porta supplicandomi di aprire, quante volte mi ha pregato di lasciarmi perdonare.

Come se io avessi avuto un’altra scelta!

Come se avessi potuto anche solo pensare di andare da qualcun’altro!

Dio è un mendicante perché l’amore è un mendicante. Lo devi capire, lo devi accettare e non è facile.

Perché significa che in ultima analisi la tua felicità non dipende da te, ma da un altro, che potrebbe anche negartela.

L’amore è gratuito, o non è. E’ libero, o non è.

Non importa quanto sei buono, quanto sei bello, quanto sei perfetto, niente e nessuno può costringere un altro ad amarti.

Significa che devi cedere il controllo, che devi arrenderti, che devi sottometterti come dice Costanza Miriano (lei sì che l’ha capita ‘sta cosa).

Ed è una legge universale, vale per tutte le relazioni umane. Si devono sottomettere gli sposi, ma pure gli amici, e i colleghi, e i confratelli in una comunità religiosa, pure tu che sei il superiore, perché l’amore si può solo mendicare e tu alla fine dei conti sei lì per questo, no?

E d’altra parte, che sorpresa, che meraviglia, che incanto, che danza, che comunione, che festa, che banchetto quando scopri che senza averne nessun merito (perché l’amore non si merita mai) un altro ti ama, e vuol giocare con te.

Non l’avresti mai saputo se non chiedevi.

Non l’avresti mai saputo se non fossi stato abbastanza umile da mettere da parte la paura.

E l’orgoglio, ché la paura viene dall’orgoglio.

E qui c’è l’ultima cosa che mi dice questa vignetta e il cerchio si chiude e la meditazione torna al suo inizio.

Perché gli altri bambini preferiscono chattare sull’I-Pad invece di giocare a pallone?

Forse hanno paura del rifiuto, forse temono lo scontro, forse temono di essere feriti.

Ma l’amore ferisce, fa male.

Chi disprezza le pene di amore non sa di cosa parla, non c’è dolore peggiore.

Però non si può farne a meno.

Se mi ami ti farò del male. E tu me ne farai.

Perché nella promessa c’è la possibilità del tradimento, nel dono c’è la possibilità dell’inganno.

Ma è lecito aver paura del tradimento e dell’inganno? Così tanto da rinunciare al dono? E chi potrebbe mai vivere senza un dono e una promessa?

Forse allora è tempo di buttare via l’I-pad e rischiare il gioco, quello vero, quello che ti fa i lividi alle ginocchia e fa sanguinare il cuore.

Perché l’alternativa è molto peggio.

Grazie Boligan di questa verità che mi hai insegnato.

11 commenti

Archiviato in Letture, Spiritualità

11 risposte a “Mendicanti d’amore

  1. Pingback: Mendicanti d’amore | Luca Zacchi, energie rinnovate e rinnovabili

  2. 61Angeloextralarge

    Eh, sì! Tutti sottomessi… 😉
    Don Fabio, questo post sull’amore è molto bello, profondo e vero. Dovrò rileggerlo spesso per entrarci bene ed uscirne meglio.
    Dunque… per ora ho capito questo: Dio, sottomesso e mendicante verso di me… Io sottomessa e mendicante verso Dio… Tutto questo moltiplicato per ogni fratello e sorella che ho accanto (o anche lontano)…
    Caspita se ho da laorare!

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    • Per dirti la sincera verità, non è che ami molto questa impostazione.
      Cioè intendiamoci, non voglio affatto criticare il Papa, c’è già fin troppa gente che lo fa, mi sembra. Né voglio attribuire ad un omelia più valore di quanto dovrebbe averne, se uno dovesse fare le pulci alle mie di omelie probabilmente non ne resterebbe molto, ma…
      Ma tutta questa insistenza sulle opere dell’amore non mi piace mica tanto. ha generato nel tempo un cristianesimo volontarista, forse perfino moralista, come se uno potesse imparare ad amare semplicemente compiendo le opere dell’amore.
      E’ vero che l’amore non è sentimentalismo, in questo il papa ha ragione e fa bene a dirlo, ma non è nemmeno nella mera operatività, altrimenti una vecchietta di ottant’anni cosa dovrebbe fare? Come potrebbe vivere la Carità? E un carcerato? E un malato costretto a letto tutto il giorno?
      Non dice forse S. Paolo che se anche dessi tutte le mie sostanze ai poveri, se lo faccio senza amore non ho fatto nulla? E non dimostra con questa frase che l’amore non consiste solo nelle opere?
      Le opere rendono vero l’amore, ma lo seguono, non lo precedono.
      Non voglio enfatizzare una distinzione, né mettere puntigliosamente i puntini sulle i, ma solo invitare ad una ulteriore riflessione…

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      • 61Angeloextralarge

        Grazie per la precisazione. Rifletterò, rifletterò.
        Concordo sul cristiano volontarista e ripenso a Don Oreste che puntava molto sul fatto che le opere di carità vanno fatte ma serve tanta preghiera, prima, durante e dopo… altrimenti si è degli operatori sociali.

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        • Io sono molto d’accordo con Don Fabio, sulle sue precisazioni.
          Anche perché c’è chi compie molte opere (anche buone) molto più di tanti cristiani, ma non é segno dell’Amore di Dio (molte opere meritorie poi sono fatte per gloria propria o pro qualche “idea”), quindi… Apriamoci alle Opere buone che il Padre a predisposto perché noi le compissimo e per conoscerle.
          E per conoscerle? Per usare un termine che ti é uscito prima per errore, la-oriamo 🙂

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  3. In certe occasioni, l’amore ti prende il cuore, anche se tu non volevi, anche se non l ‘aspettavi,e lo devi vivere in silenzio non si può nemmeno mendicare.Si ama e basta,si ama e si soffre,ma con l’aiuto di DIO si superano tante cose,rimangono i lividi,ma l’importante che insieme a tutto questo si possa trovare la pace del cuore .
    Nonostante tutto è bello amare.

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  4. E’ assolutamente vero che bisogna chiedere, osare per ricevere. Ho dovuto impararlo, spesso davo per scontato che gli altri potessero leggere nel mio pensiero e sapessero già di che cosa avessi bisogno. Ma proprio no, anche a Dio piace di essere “corteggiato” e di ricevere la fiducia che sta nella nostra richiesta.

    Anch’io ieri avevo visto la stessa vignetta e sono rimasta impressionata dal contrasto dell’azione contro l’inazione, la passività. Il ragazzo con il pallone sta in mezzo tutto colorato, il corpo è teso verso l’azione, in questo caso un invito a un gioco gioioso, contagioso, ma senza risultato. Lui forse non aveva chiesto se gli altri volevano giocare con lui, oppure l’aveva fatto ma non ha ricevuto risposta e per quello è triste. Ma gli altri? Non avrebbero dovuto chiedere loro di giocare con lui? Invece rimangono fermi nel loro grigiore. I colori che rappresentano la vita sembra non avessero nessuna presa su di loro. Si, qualcuno avrebbe dovuto chiedere.

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  5. Giampiero Cardillo

    L’Amore c’era anche prima di Cristo, come anche dopo per chi è,o è stato, senza Cristo : l’universo è nato da un atto di Amore di Dio. Dopo Cristo abbiamo l’opportunità di CONQUISTARE tutti la libertà di vivere consapevolmente questa straordinaria Verità. Per alcuni è stato più facile, per molti difficile o impossibile. Sui pochi eletti evangelizzati di tutti i tempi grava il compito “apostolico” di favorire coloro che sono svantaggiati, con ogni mezzo che sia testimonianza di quell’Amore. Dopo due guerre mondiali e una terza guerra economica in corso, gli spazi liberi per il decollo ulteriore dell’apostolato si sono ridotti laddove quell’Amore si è diffuso più facilmente in duemila anni di storia. Da avanguardie delle legioni di Cristo siamo ridotti allo stato di retroguardie affamate, circondate dal nemico “interno”. L’Evangelii Gaudium di Papa Francesco si rivolge appunto ” ai Vescovi, ai Presbiteri, ai Diaconi, alle persone consacrate e ai fedeli laici sull’annuncio del Vangelo nel mondo attuale”, contro ” la tristezza individualista che scaturisce dal cuore comodo e avaro, dalla ricerca malata di piaceri superficiali, dalla coscienza isolata”, che non fa sentire la voce di Dio e la ” dolce gioia del suo Amore”; ” anche i credenti corrono questo rischio, CERTO E PERMANENTE”.
    Il riscatto da questa condizione prevede uno sforzo anzitutto verso la propria riconversione, sempre possibile, per mezzo di un rafforzamento della vita che si dona, salvandola dall’isolamento.
    Orbene, per far questo occorre,appunto, “fare”, con metodo e pervicace convinzione. Dalla battaglia interiore, a quella delle parole, alla battaglia politica e civile, per dare non solo un senso storico alla Verità immutabile, ma per esercitare la testimonianza attiva e concreta in noi e attorno a noi.
    L’isolamento politico e civile di comunità cattoliche tutte “interiorizzate” e autoreferenziali non darà frutti concreti, ma astrattamente salvifici, in una battaglia tutta di retroguardia,che,più che unire, divide e ridicolizza il fronte dei credenti.
    Il secondo capitolo dell’Esortazione del Papa lo dice chiaramente: bando al pessimismo cosmico e alla difesa di recinti virtuali dove si guarda il proprio ombelico con inutile tenacia. Non disperdere, inutilizzandola, la credibilità che, nonostante tutto, la Chiesa ha ancora nel mondo cristianizzato. Esercitare la solidarietà organizzata e la sussidiarietà, pretendendo che siano non categorie astratte, ma modalità di governo, secondo i principi della Economia Sociale di Mercato, che discende dalla Dottrina Sociale Della Chiesa. Si potrà “pretendere” occupando i posti del potere politico, amministrativo e civile, per creare con metodo quegli spazi nuovi, specialmente urbani, che consentano di superare concretamente gli ostacoli di una vita soffocata dalla globalizzazione culturale e materiale.
    Guardiamoci attorno. Individuiamo coloro che si stanno spendendo per questa rinascita di una coscienza civile cattolica e aderiamo agli appelli lanciati in questo senso da molti volenterosi, selezionano con cura i migliori.
    Sfondiamo i muri dell’isolamento.

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