L’epoca del SUV

fotosuvdivieto

Era il tempo della Cinquecento.

La simpatica vetturetta incarnava l’ottimismo e lo slancio del periodo postbellico, parlava di egualitarismo, con il mito dell’auto per tutti faceva socializzare, creava ponti tra gli Italiani.

Dalla Cinquecento nacque la Millecento, che è come una Cinquecento per famiglia, così dal miracolo economico nasceva la famiglia italiana, quella bella, positiva, intergenerazionale. Gli italiani, mentre aumentava il benessere, cominciarono intelligentemente a risparmiare e far figli, così la famiglia numerosa aveva bisogno di una Cinquecento più grande.

Venne poi la Due Cavalli e la sua rivale, la Golf, due macchine che con filosofia totalmente diversa incarnavano lo stesso mito: un mito di libertà, di viaggio, di indipendenza, di barriere abbattute.

La Due Cavalli era l’equivalente italiano del mito “on the road” americano, la nostra Harley Davidson.

Quando la generazione delle Due Cavalli mise su famiglia venne il tempo della Espace e di tutte le monovolume, macchine pensate sempre per viaggiare, altrettanto indistruttibili, ma al tempo stesso comode e soprattutto familiari, macchine per famiglie numerose, per famiglie che vogliono allargarsi. Macchine per chi voleva ampliare il proprio spazio vitale.

Amavo moltissimo le Espace, non ne ho mai avuta una per ovvii motivi, ma l’ho sempre sognata, amavo il senso di libertà e di aggressione dello spazio che comunicava, amavo l’idea del viaggio che si portava dentro.

Ed infine all’improvviso, senza che ce ne accorgessimo, senza che potessimo prepararci, dall’Espace è nato un figlio bastardo: il SUV.

Ed il SUV si è preso tutto lo spazio ed ha soppiantato la madre, tanto che oggi potremmo ben dire che è l’epoca del SUV.

Detesto i SUV: pomposi, arroganti, si impongono come carri armati, parlano di giovani palestrati per i quali è più facile menare le mani che usare il congiuntivo, ma parlano anche dell’arroganza del potere, parlano della spietatezza dei colletti bianchi, parlano di una maleducazione diffusa, specchio del nostro tempo.

Nei giorni di Natale sono stato testimone involontario di un episodio che mi ha molto rattristato: ero andato a salutare una coppia di amici in un quartiere-bene di Roma. Al momento di andarsene il mio ospite è uscito anche lui con me, per riaccompagnare a casa l’anziana madre.

Come spesso accade alle persone anziane, al momento di salire in macchina la signora, affetta da Alzhaimer ed altri acciacchi fisici legati all’età, si è dilungata oltremisura e così l’operazione di farla salire a bordo si è rivelata più laboriosa del previsto.

Niente di drammatico, intendiamoci, ma in un minuto si è formata alle nostre spalle una piccola fila, quattro SUV manco a dirlo.

In pochissimi secondi la tensione è salita alle stelle.

I clacson hanno cominciato a strepitare. Qualcuno ha insultato la madre del mio amico, il quale ha risposto per le rime. Tutti sono scesi dalle macchine e hanno cominciato a spintonarsi come calciatori. Le mogli, ovviamente, aizzavano i mariti. Nel frattempo c’era gente che si affacciava alla finestra per dire la sua (con l’educazione adeguata alla circostanza).

Non si è venuti alle mani solo per quel residuo di autorità che ancora qualcuno riconosce al mio abito.

Dopo esser riuscito con grande fatica a sedare la rissa nascente, in macchina con il mio amico, mentre riaccompagnavamo la madre (la quale grazie all’Alzhaimer era la più serena di tutti), pensavo a tante cose, pensavo al Natale, alla rabbia, alla mia omelia (che proprio della rabbia parlava), ma soprattutto, ve lo confesso, pensavo a quei SUV, vera icona di questo tempo maleducato e arrogante che si condanna a morire di solitudine.

12 commenti

Archiviato in De oves et boves, Umorismo, Vita da prete

12 risposte a “L’epoca del SUV

  1. D’accordo al 100 %!!! Sanno di prepotenza, di: “Ma tu sai CHI sono IO????”
    Poi, voglio dire, in città… che sia Roma, Milano, Firenze, non importa, un senso non c’è oltre alla disperata ostentazione di qualcosa che manca alla persona. La sicurezza, la stima, l’amore,… non lo so, ma sono di una cafoneria unica.
    Diverso è l’impatto nei paesi di montagna e diversa è la gente del luogo che guida i SUV per un motivo di sicurezza, li non mi danno fastidio.
    E poi, quanti si indebitano per potersi permettere un “panzer per tutti” solo per scena. Dopo il fastidio mi fanno pena.

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  2. Tutto questo ci rattrista ma
    La semplicità la lealtà l ingenuità l educazione di un po di anni fa forse non tornerà mai più?
    Speriamo in Dio

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  3. 61Angeloextralarge

    Francescana sono! Quindi non amo né i SUV né le auto da ostentare.
    Amo la vecchia 500… ricordi di giuventù, quando riuscivamo a salirci in 7… ma non ero ancora extralarge.
    Amo l’educazione ed il rispetto. Ma soprattutto amo la comodità, quindi le auto dove per salire ci vuole la scaletta non rientrano nei mie sogni. Povera mamma dell’amico tuo! E poveri tutti quelli che per motivi di artosi e affini non riescono a salire tranquillamente nelle auto “alte”…

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  4. Giampiero Cardillo

    I quartieri ” bene” di Roma dai tempi de “L’attico”, de “La vita agra” e di ” Io la conoscevo bene” sono stati lo scenario di una tragicommedia italiana, un po’ ridicola, un po’ cafona, molto disorientata dal fatto di essere la palestra di ricchi “sine nobilitate” (snob) nel migliore dei casi e del macellaio fratello di Noce ( Laura Antonelli) che abitava ( in un bel film) nella villa neo-barocca di lungotevere della Vittoria, disegnata da Paolo Portoghesi, quasi che il suo cliente fosse un Barberini o un Colonna. A tutti mancava e manca quella “nascita nobile”, che faceva del Marchese del Grillo una simpatica opprimente canaglia, ma pur sempre “uomo di mondo” per tutte le stagioni, che sembrava meritare soldi e potere perché li aveva respirati nella culla e non temeva di doverli perdere neanche con una rivoluzione francese.
    A noi proletari e borghesi del novecento ci ha rovinati Benedetto Croce, che ha mortificato il lavoro manuale e lo ha condannato ad essere pagato poco, anche in periodi d’oro, cosicché i nostri nuovi ricchi, nati dalla terra odiata e ripudiata, hanno perduto la radice cafona, ma di grande sapienza e civiltà contadina, per assumere le sembianze di un animale senza radici, ridicolo senza storia,senza coscienza e senso di responsabilità familiare ( sono divorziati perlopiù) e sociale ( vivono tutti oltre le regole che neanche capiscono), che teme ogni giorno di perdere ciò che il caso e la trasgressione continua gli ha regalato. E perciò girano armati, quando non di pistole, di SUV, anticipo ridicolo di forze corazzate urbane.

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  5. Ettore

    In linea generale sì, i SUV danno l’idea di prepotenza e di aggressività. Però non mi sento di fare di tutta l’erba un fascio, sono dell’opinione che la differenza la fa sempre la persona che sta al volante, che sia un SUV, una semplice utilitaria, uno scooter, una moto e perfino una bicicletta. E’ l’educazione, il senso di civiltà e il rispetto verso il prossimo che mancano.

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  6. Lidia

    L’anno scorso sul bus, a Roma, un SUV ha tagliato la strada all’autobus, l’autista ovviamente ha insultato il guidatore inveendone contro i parenti defunti e una signora ha esclamato: “E comunque, già solo ‘r fatto che te fai er SUV a Roma vor dì che c’hai problemi!” 🙂 Epic!

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  7. Lidia

    *inveendone contro…non è italiano. Chiedo venia data l’ora.

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