Perché ci piace tanto parlare di sesso?

Maria-Sposalizio

La scorsa settimana uno dei ragazzi che preparo al matrimonio mi ha posto, un po’ infastidito questa domanda: “perché la Chiesa parla sempre di sesso?”

La domanda sembra legittima: non è forse il sesso la cosa più privata ed intima che ci sia? E allora perché dovrei aver bisogno di un prete che venga a spiegarmi come devo comportarmi sotto le lenzuola?

A parte il fatto che se fai sesso con un’altro e non con la tua mano destra già non è più una questione privata, perché riguarda almeno due persone, tanto è che c’è una schiera di maestri in fila per spiegarti come comportarti sotto le lenzuola: psicologi, filosofi, medici, sessuologi, pornostar… perfino i giornalisti… insomma tutti, ma proprio tutti, sembrano autorizzati ad insegnare alla gente come far l’amore tranne noi, ma, a parte questo, è proprio l’assunto di base che è sbagliato: non c’è niente di meno privato del sesso in realtà!

Nell’articolo che citavo Sabato Pasolini faceva un’affermazione sorprendente, ma vera se la si comprende nella maniera giusta: il sesso è politica.

Pasolini ha ragione se si dà al sesso una nozione appena un po’ più larga del puro e semplice unirsi delle carni. Hadjadi nel suo brillantissimo “Mistica della carne” forza un po’ la logica del discorso, ma non di molto, quando dice che il rapporto sessuale comincia con il corteggiamento e finisce quando il figlio va all’università.

La provocazione del simpatico e bravo filosofo franco-armeno ha il merito di porre il sesso nella sua giusta cornice: non è cioè semplicemente un incontro di carni, ma un incontro di persone. Se riduciamo il sesso al coito allora ci condanniamo a non capirne nulla, a dover talmente mortificare la realtà dell’incontro umano che, dopo averla dissezionata, non saremo più capaci di rimetterla insieme.

Allora certo che il sesso diventa politica, perché riguarda il complesso di tutto l’agire umano e se è politica allora a fortiori riguarda la morale ed è quindi un argomento su cui anche noi preti possiamo e dobbiamo intervenire. Del resto non c’è religione al mondo che non abbia sviluppato una sua etica sessuale, cioè un codice di comportamento tra le lenzuola.

Quando un uomo e una donna si aprono l’un l’altro offrendosi la propria intimità e la propria profondità la posta in gioco è troppo alta per non immaginare dei meccanismi di tutela della parte più debole, che non è necessariamente la donna.

Il puro e semplice arbitrio sessuale, il fare ciò che si vuole, non solo non è umano, ma non è nemmeno naturale.

Solo gli uomini nella loro barbarie peggiore possono immaginare un sesso senza regole, in natura le cose non vanno affatto così, osservate i complicati riti di corteggiamento a cui tutte le specie si sottopongono se volete capire. Il cosiddetto sesso selvaggio di selvaggio non ha proprio nulla ed è lontanissimo dal mondo degli animali, quando Eugenio Finardi (che peraltro è una bravissima persona e un papà innamorato), dice che vuole far l’amore come un animale evidentemente non ha mai visto nemmeno un documentario di Quark.

Senza il controllo esercitato dalla morale il sesso diventa inevitabilmente un esercizio di sopraffazione e potere e l’amore si rovescia nel suo contrario, cioè nel soddisfacimento del desiderio. Non per nulla la metafora del mangiare è una delle più usate per descrivere l’atto sessuale, come se questo si potesse davvero compiere nel consumare il partner per soddisfare se stessi.

Per imparare un po’ di disciplina a letto tuttavia non c’è bisogno del prete, basterebbe amare sinceramente il proprio compagno/a e ascoltarlo con amore, basterebbero in effetti un po’ di buon senso e di affetto reciproco.

Solo che al mercato queste merci non si trovano e di questi tempi anzi i fornitori alternativi alla Chiesa sono quasi tutti chiusi o in fallimento.

Non so se sia vero l’aneddoto che racconta che la posizione cosiddetta “del missionario” si chiama così perché sono stati i missionari cristiani ad insegnarla alle tribù indigene che evangelizzavano, ma se fosse vero mi sembrerebbe una cosa bellissima. Infatti credo che se una coppia non ha mai fatto l’amore guardandosi negli occhi, insegnargli a farlo sia un oggettivo e grande passo avanti nella loro promozione umana.

Spero che non siamo arrivati al punto di doverci mettere ad insegnare ai nostri ragazzi anche le giuste posizioni nell’accoppiamento, ma non ci scommetterei, vista la dilagante disumanità. Comunque certamente dobbiamo ricominciare ad insegnare tenerezza e buon senso molto prima di poter anche soltanto parlare di castità prematrimoniale, o meglio non possiamo parlare di castità senza parlare anche di tenerezza e buon senso.

A parte tutto questo, dicevo, appare sempre più evidente che il tentativo di restituire al sesso una dignità morale non è l’obbiettivo primario della battaglia culturale che stiamo combattendo, la posta in gioco in realtà è molto più alta.

La reale posta in gioco è la definizione di uomo. Quale idea di uomo abbiamo in mente? Per che cosa ci battiamo? Per cosa sacrifichiamo tempo energie e risorse?

I nostri padri hanno lottato per la libertà di esprimere la propria opinione, di lavorare con un salario dignitoso, di educare i propri figli, per ideali concreti e nobili al tempo stesso. Oggi tutto questo è diventato la libertà di scopare come e quando vogliamo (chiedo scusa per il francesismo, ma quanno ce vo’ ce vo’), di drogarci, di vendere, comprare e buttar via bambini come se fossero pezzi di ricambio.

Non vi viene almeno il sospetto che qualcosa è successo nel frattempo? Che la libertà di cui parlavamo cent’anni fa non è la stessa di cui parliamo oggi?

E se la libertà non è più la stessa non sarà perché l’uomo è cambiato?

O forse l’uomo non c’è più. Annegato, distrutto dal consumo, trasformato in un sensore, sensibilizzato ad ogni più piccolo mutamento dell’umore, condannato a seguire i suoi stimoli primari come un cane di Pavlov. Siamo già saturi di stimoli fino all’overdose e ne vorreste ancora di più?

Ma non vi accorgete che il mercato (e la politica che ne è la serva obbediente) usa la stessa logica dello spacciatore di eroina che crea apposta la dipendenza per legarti a sé?

Tutte le culture di tutti i tempi hanno sempre saputo che la mollezza, l’indulgere nella ricerca ossessiva del piacere, è un segno di decadenza, ma almeno fino adesso questa disgrazia è stata riservata alle elites di governo, oggi ci troviamo di fronte al paradosso di un elitarismo svenduto sul mercato, di una trasgressione un tanto al chilo, che ovviamente di trasgressivo non ha più niente, se non lo slogan pubblicitario (che suona peraltro sempre più frusto, sempre più vuoto).

Aveva ragione Pasolini, il sesso ormai è il migliore strumento del mercato. Il suo uso immorale ha prodotto una generazione di consumatori obbedienti, privi di senso critico.

Eppure forse non è ancora troppo tardi, vedo all’orizzonte segnali di risveglio, non solo e non soltanto nel milione di coraggiosi che la Manif pour tous ha portato in piazza in Francia. Non solo nella testimonianza delle Sentinelle in piedi, ma in tanti ragazzi che conosco che riscoprono il valore della castità, nello sguardo grato e stupito che vedo negli occhi di molte coppie di fidanzati quando li invito ad astenersi fino al matrimonio.

Nonostante tutto io credo che nulla possa strappare dal cuore umano l’aspirazione alla bellezza e il disgusto della volgarità. Ciò che dobbiamo fare allora è restituire bellezza al sesso per restituire dignità all’amore e credo che la guerra non sia ancora persa. Perderemo forse alcune battaglie, ad esempio sono quasi certo che la legge Scalfarotto sarà approvata, ma già vedo iniziare la rivoluzione della castità, credo infatti che la generazione veramente perduta sia la mia, quella che oggi ha 50 anni e che purtroppo è al potere, quelli che vengono dietro hanno mediamente un pizzico di buon senso e di buon gusto in più.

Sarà che sono saturi, ma mi sembra che si stiano risvegliando da questa sbornia colossale che abbiamo patito. Hanno però bisogno di una direzione, di qualcuno che indichi la via ed allora prendo coraggio e se a trent’anni non avevo il coraggio di dirlo oggi lo grido forte: l’insegnamento della Chiesa sul sesso è il più umano che ci sia. Non è questione di fede, se ce la fate restate pure atei (non so come fate, ma è un problema vostro), ma vi prego nell’intimità siate uomini e donne che si amano, cioè persone, e non delegate al vostro apparato riproduttivo la volontà e il pensiero.

Quindi caro amico, per rispondere alla domanda che mi hai fatto e che ha provocato questo articolo: a me non piace affatto parlare di sesso. Preferirei parlare di unione mistica con Dio, di spiritualità, della Parola di Dio, di tante altre cose che potrei insegnarti anche sul matrimonio e sul tuo amore per la tua fidanzata, ma non posso farlo, così come non posso tenere una lezione sulla metafisica di Talete, che vedeva nell’acqua il principio primo, ad un uomo che sta annegando.

21 commenti

Archiviato in Attualità, Etica & morale, Filosofia

21 risposte a “Perché ci piace tanto parlare di sesso?

  1. Non è solo l’insegnamento “più umano”, ma è quanto di più vicino si possa portare l’umano Amore a quello Divino.

    Non è l’unione coniugale tra l’Uomo e la Donna, il piacere che genera (pensato da Dio e non un fatto fisico-accidentale), sino all’estasi, alla profonda comunione, all’abbandono che ne seguono, ai frutti che sono generati nella coppia e “fuori” della coppia, con la generazione dei figli (e non ne sono escluse le coppie a cui non è dato di generare fisicamente), non sono tutti questi frutti che ci ricordano e rimandano alla Comunione con Dio, all’estasi spirituale?

    Non è (anche) per questo, che il rapporto può essere che unico, solo e casto con colui e colei che nel Sacramento divengono un “carne sola”?

    Non è un caso che chi si consacra totalmente a Dio, rinuncia completamente a questo aspetto della comunione carnale e spirituale che ne deriva, non a mortificare la carne e lo spirito, ma proprio a sublimare questo desiderio di Comunione e a testimoniare al mondo che Dio basta!
    E che la cosiddetta “altra metà” a costituire “l’intero”, sta proprio in Dio, già qui e ora, così come sarà per tutti nella Gerusalemme Celeste dove non ci sarà più alcun bisogno di essere “moglie e marito”.

    Così come è anche su questa terra perché dove moglie e marito fanno l’Amore, Dio è presente …non a caso uno degli altari considerati teli, è lo stesso talamo nuziale.

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    • Carissimo, certo che avrei potuto dire molto di più (…scrivendo un libro!), ma diciamo che il mio intento era pedagogico, o mistagogico se preferisci.
      Il mio interlocutore mentale mentre scrivevo era innanzitutto quel ragazzo e poi mi interessava allargare il discorso alla “gestione del piacere” in generale, che da un punto di vista etico è l’aspetto che mi preoccupa di più.
      Per quanto riguarda la “mistica della carne” come la chiama Hadjadi nel libro che mi ha folgorato ci sarebbe infinitamente di più da dire ed ugualmente per quanto riguarda il sacramento del matrimonio che su di essa si appoggia, ma non si può ovviamente dire tutto ogni volta, i post di un blog sono necessariamente frammenti di pensiero, sebbene legati da una visione generale coerente (ed è per questo che in coda all’articolo ho messo il link ad altri cinque articoli che ho scritto che trattano di argomenti correlati)

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      • E il mio commento voleva essere un semplice contributo, non certo un sottolineare lacune o mancanze 😉 .. anzi neppure questo voleva essere, è semplicemente ciò che il tuo articolo mi ha suscitato.

        E’ un argomento affascinante e di un ricchezza inestimabile e lo dico come uno che da non convertito a vissuto la sessualità in tutt’altro modo, per rendersi conto che tutto questo gran parlare che ne fa il mondo, non vale un centesimo rispetto la Sapienza che ne ha la Chiesa.
        Lo dimostra il fatto che di sesso tutto il mondo è ahimè affamato e resta inappagato, quando poi da meraviglia, non lo rende una delle cose più crudeli e tristi.

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  2. 61Angeloextralarge

    Grazie, Don Fabio! Questo si chiama “parlare chiaro” e senza peli sulla lingua.
    Ovvio che per fare questo occorre anche essere belli dentro, altrimenti diventa solo un “parlòare di sesso” tanto per… e questo lo fanno già in tanti.

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  3. Massimo

    Ma cosa opporre al principio così ricorrente anche tra i credenti del “se c’è amore, non c’è bisogno di aspettare il matrimonio”?

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    • Se parliamo di Matrimonio parliamo già all’interno della fede, né credo del resto che si ponga seriamente il problema qualcuno che intende sposarsi solo civilmente.
      La risposta a questa domanda infatti appartiene all’orizzonte della fede, non credo che questa norma morale sia comprensibile senza richiamarsi alla dimensione sacramentale del matrimonio, ma siccome l’argomento è intrigante (e spinoso) permettimi di riservarmi di rispondere con un post intero nei prossimi giorni

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      • Lidia

        don, ti lascio uno spunto per il post… 🙂
        Allora, io non ho mai avuto dubbi sul fatto che sesso si fa solo dopo il matrimonio. Quando stavo col mio ex-fidanzato (ateo) non abbiamo mai toccato l’argomento se non un paio di volte, lasciandolo nel limbo delle cose “di cui non si parla” (non ci avevo mai fatto caso prima discrivere queste righe, ma il fatto che – a parte un paio di volte – non abbiamo mai parlato seriamente di questo argomento è già un segno che almeno io stavo affrontando la questione male, in effetti). Fatto sta che, certo, era difficile per me, come è naturale, ma non ho mai pensato di comportarmi in modo diverso, non ho mai avuto granché di lotta su questo punto, non è uan di quelle tentazioni che dici “eh…compro il decimo Twix della giornata o lascio i soldi nella cassetta per i bambini africani..?”, è una lotta abbastanza facile, se sei deciso.
        Il mio ex-fidanzato lo ha accettato (non che gli avessi lasciato altra alternativa), e basta. Ok, tutto a posto, finché non ci siamo lasciati – o meglio, lui ha lasciato me (ma ad essere sincera anche io pensavo che le cose andassero malino). Sono passati due anni e vuoi per questo vuoi per quello ancora non mi sono del tutto “ripresa” (cioè ci penso ancora, e sono ancora molto triste). Ecco, in questi due anni ho avuto una marea di dubbi: “avrò fatto la scelta giusta a non andare a letto con lui?”, “e se avessi fatto altrimenti..?”, e se…e se… Ora, lo so bene che non è questo che cambia le cose, anzi; e so bene che quando uno è addolorato il diavolo, o semplicemente la natura, giocano con tutte le paure e i colpevolismi del mondo; e in realtà non ho dubbi razionali sul fatto che ho fatto bene. Però costa molto, emotivamente.
        Racconto tutto questo perché penso che ci siano molte altre giovani e molti altri giovani cristiani che soffrono allo stesso modo, in una società in cui la tua scelta è davvero controcorrente, o quantomeno inspiegabile (la mia coinquilina mi ha detto che priam di conoscere me pensava che persone che aspettano il matrimoio per fare sesso esistessero solo in sperdute comunità semi-extraterrestri). Ho amiche e amici a cui costa non solo il fatto di aspettare in sé ma anche e soprattutto di non sentirsi capiti (anche se rispettati) dalla persona a cui chiedono anche di aspettare. Oppure che si chiedono “e se mi fossi comportato altrimenti..?”.
        Mi spiace per la lunghezza, ma penso che lo spunto possa essere interessante! 🙂 spero di sì!

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        • Ciao Lidia,

          secondo me, l’unica cosa da “ricordarsi” quando il Signore ti farà conoscere la persona giusta (e magari, come è successo a mia moglie, sarà un ateo a cui devi indicare la via della conversione) è che essere coppia vuol dire prendere le decisioni in due.

          Quello che intendo dire è che “decidere di rispettare” è sintomo di libertà mentre “rimuovere il problema” e sintomo di asfissia del rapporto.

          La “persona giusta” decide assieme a te, non togliergli la possibilità di fare questo atto di Amore.

          Pace e bene

          Guido

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        • Carissima, l’argomento è denso e talmente trasversale rispetto alla mentalità corrente che voglio trattarlo per bene, quindi datemi un paio di giorni (e forse un solo post non basterà), ok?
          Però grazie della tua storia, la testimonianza personale è sempre una cosa preziosa.
          E non aver paura: hai fatto la scelta giusta e proprio il fatto che lui se ne è andato è ciò che te lo dimostra

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  4. Grazie, articoli come questi sono acqua fresca di cui dissetarsi e fare tesoro.

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  5. Massimo

    Grazie Don Fabio per la disponibilità ad approfondire la questione. E, cara Lidia, io mi sono trovato nella stessa situazione e ho fatto la scelta opposta. È finita male lo stesso e non mi sono mai sentito amato

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    • Cat

      Anch’io mi sono trovata a vivere un’esperienza del genere, ovvero ho perso quello che per me era un amore perché ad un certo punto ho preferito fare “un passo indietro” … La certezza di aver fatto la scelta giusta purtroppo non cancella la sofferenza … Attendo con ansia il prossimo articolo! Grazie Don Fabio!

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  8. Mah, a me sembra piuttosto che alla Chiesa vengono fatte troppo spesso solo domande sul sesso. Chi vuole avere altre risposte fa anche altre domande. L’ha detto molto bene Papa Francesco qualche mese fa.

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  9. Daniele Bailo

    Caro don Fabio,
    vorrei ringraziarti per questo articolo e anche per altri sul blog per un motivo a mio parere fondamentale: quello che dici è molto vicino ala mia umanita è NON E’ ASSOLUTAMENTE imbevuto di clericalismo o di moralismo.
    Tante volte la castità viene comunicata come un “tu che segui Gesù obbedisci a quello che lui ti chiede” (in questo caso astenersi), oppure – peggio ancora – “non fare questa cosa sporca del sesso, non è di Dio” mentalità purtroppo latente in alcuni ambiti della chiesa, e che mi ha tanto rovinato i rapporti di amore e affetto che sarebbero potuti essere più sereni.
    Io credo che ci sia un ENORME bisogno – perlomeno per persone come me che hanno scoperto Dio, che hanno un certo grado culturale, e che tentano di seguirlo sinceramente (facendo tanti sbagli… però, che devi fare, questa è la vita) – un enrome bisogno, dicevo, di messaggi come quello che esponi in questo blog, che svelano il buon senso, l’umanità, la bellezza che il nostro cuore desidera in quello che la chiesa propone.
    Non solo, anche chiarezza rispetto a quello che la chiesa propone. Perchè se la proposta è “non scopare”, fa veramete pena.
    Se la proposta è “sii felice il più possibile amando davvero tanto – e bene – la persona che hai accanto” allora tutto cambia.
    Insomma grazie, vediamo se su questo blog trovo altri spunti di riflessione che possono aiutarmi ad essere più umano (quindi più cristiano…).
    Un abbraccio anche se non ti conosco.

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