Quanto è bella Valentina (e quanto è bello Attilio)?

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Qualche giorno fa ho accennato alla gioia e allo stupore con cui alcune coppie che preparo al matrimonio scoprono la castità prematrimoniale. Alcuni si sono sentiti così provocati da questa frase da raccontare la loro esperienza, dolorosa. Credo allora che sia bello mostrare come le cose possono andare diversamente.

Ci hanno fatto credere che una coppia può essere felice solo con un coito abbondante e soddisfacente, ma la realtà è molto più complessa e variegata: una sola cosa ci fa felici, ed è amare ed essere amati. Il segreto è capire che la castità prematrimoniale non chiede una rinuncia all’amore, ma la scoperta di un modo nuovo di amarsi, più sottile, più delicato, pieno di sfumature, ma altrettanto emozionante, forse anche di più.

Prima di cedere alla tentazione di una lezione noiosissima però voglio lasciare la parola a chi questa esperienza l’ha vissuta, ho così chiesto a Valentina ed Attilio, una coppia che ho preparato al matrimonio e che si sono sposati da pochi mesi, di scrivere la loro testimonianza su come hanno vissuto questa scoperta. In un successivo articolo la commenterò, magari cercando di aggiungere qualcosa, ma non voglio rubare niente per ora alla freschezza della loro viva voce.

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A 9 anni pensavo “devo ancora vivere tutti i giorni che ho vissuto finora per avere 18 anni”. Questo era il mio pensiero più ricorrente da bambina, perché l’ansia di diventare grande era il sentimento più frequente.

E la stessa ansia, man mano che crescevo, influenzava i miei comportamenti. Avendo avuto da sempre un’educazione cattolica, sia nella forma, quella più semplice, quella della nonna che la domenica ti porta a messa, sia nella sostanza, con degli esempi forti accanto a me, esempi di amore, carità, dolcezza cristiana, ho vissuto gran parte della mia adolescenza in una costante battaglia interiore.

Adeguarmi agli atteggiamenti di tutti i miei amici, far parte del “gruppo” oppure essere coerente con i valori che sentivo essere miei?

Valori controcorrente (secondo il mio pensiero di allora) ed esigenti da una parte, dall’altra desiderio di appartenere al gruppo, hanno messo a tacere nel tempo quella vocina che sentivo dentro di me.

Uniformato il mio comportamento a quella che era la normalità e la superficialità dei miei 20 anni, il passo è stato breve e per sfuggire alle ultime “percezioni cristiane” che sentivo dentro di me, ho voltato le spalle e mi sono allontanata con l’illusione che magari di spalle e abbastanza lontana da Dio, Lui non avrebbe neppure fatto caso a me!

E’ passata una vita da allora e lo scorso anno io e quello che oggi è mio marito, abbiamo iniziato un cammino prematrimoniale con don Fabio (nel seguito “donFa”).

Da quando il nostro matrimonio ha cominciato ad essere vivo, da quando si è tramutato in realtà vicina, da sogno lontano ed astratto che era, insieme alla gioia e all’emozione, si è riaffacciata in punta di piedi dentro di me, quella vecchia amica, compagna di gioventù, la mia piccola grande battaglia interiore, stavolta accompagnata e condita da un pizzico di senso di colpa e da una manciata di vergogna.

Ho rimpianto mille volte di non poter donare me stessa “integra” a quello che sarebbe stato mio marito e ho avuto ogni giorno timore e vergogna: stavo per fare una promessa a Chi mi scruta nel profondo e conosce di me ogni attimo vissuto. Come potevo mai presentarmi ad un appuntamento così importante e non avere il mio abito migliore pronto per l’occasione, anzi, presentarmi addirittura con una patacca d’olio in bella vista?! Per di più, Lui lo sapeva perfettamente che ero stata proprio io ad impataccarmi in quel modo!

La prima volta che ho proposto al mio futuro sposo un periodo di castità prematrimoniale, lui mi ha guardato come si guarda una povera pazza che dice cose senza senso e ha dato davvero poca importanza a quella mia proposta. Forse, giustamente, notava un’incoerenza tra quelle parole e quella che era la nostra vita fino a quell’istante e come tutte le cose incoerenti, ne percepiva il non senso. Anche perché già vivevamo insieme da un paio d’anni.

Qualche giorno dopo lo stesso invito ci è arrivato da qualcuno di influente, da lui che avrebbe celebrato le nostre nozze, donFa.

DonFa ci ha stupiti, spiegandoci che tutto l’universo era in attesa del nostro matrimonio, perché tutto esiste in funzione di quel momento preciso in cui un uomo ed una donna si incontrano… ci ha incantati, descrivendoci la poesia di quella che sarebbe stata la nostra unione quando saremmo diventati una sola carne.

C’era da pensarci un attimo prima di “ringraziare, rifiutare l’offerta ed andare avanti”.

Quella che era stata fino a quel momento una battaglia interiore, tutta personale, eccola qui presentarsi davanti a me, ma stavolta con tutte le sue argomentazioni logiche, poetiche, vere.

Eppure sentivo in me il dramma, sapevo di aver perso ormai la mia verginità e pensavo di non poter più ritrovare in me quella poesia, quella bellezza. Ho visto la salvezza quando ho sentito donFa dire che la verginità è innanzitutto una condizione mentale e spirituale e che la castità prematrimoniale ci avrebbe permesso di scoprire una nuova sconosciuta tenerezza, una dolcezza data dal non-possesso dell’altro e un modo di donarsi l’un l’altro del tutto nuovo!

Una gioia mai provata, una seconda occasione, che solo un Padre buono sa regalarti.

Dall’altra parte, quello che ci si stava ponendo davanti era un cammino da intraprendere insieme, per forza di cose.

Ho pregato ogni giorno per farmi dare una mano, non sarei mai stata capace di dissolvere da sola i dubbi e le resistenze del mio fidanzato: io per prima, con tutta la mia debolezza, avevo sempre perso di fronte al dubbio, come potevo essere abbastanza forte da affrontare anche i suoi?

Ed ecco arrivare il secondo dono, quello che proprio non ti aspetti.

Ho ricevuto da Attilio la più grande prova di amore, una prova che mai avrei osato chiedergli, che nemmeno immaginavo potesse semplicemente essere pensata: Attilio mi ha veramente donato se stesso rinunciando alla sua volontà, affidandosi anche senza capire, donandomi davvero il suo corpo proprio nel momento in cui temporaneamente rinunciava al mio e, anche se non ancora del tutto convinto, ha deciso di provare.

Avevamo raggiunto un compromesso: “un periodo di prova”, ma durante questo, giorno dopo giorno, il Signore ci ricompensava per esserci messi alla prova ed avergli consegnato speranzosi la nostra coppia: sperimentavamo che tutto quello che donFa ci aveva promesso diventava realtà.

La delicatezza di uno sguardo, il sapore dolce di un bacio, stringersi in un abbraccio e riprovare quelle sensazioni ormai dimenticate, quelle che provi solamente da bambina la prima volta che sfiori la mano di un uomo, di quell’uomo che ti fa vibrare l’anima.

A volte l’impegno che ci ha richiesto rispettare quella scelta è stato smisurato, altri momenti li abbiamo vissuti nella gioia, nella sorpresa delle piccole cose.

Abbiamo imparato a parlare tra noi (perché quando non ci sono palliativi, i problemi si risolvono solo parlando e comprendendosi), ci siamo riscoperti, spesso siamo stati dagli amici etichettati come dei folli, ma questo ci ha unito ancora di più, eravamo insieme anche in questo, fianco a fianco in una sfida al mondo intero.

Abbiamo vissuto il nostro ultimo anno da fidanzati nuovi e rinnovati, ogni giorno abbiamo avuto la percezione di fare qualcosa di concreto per dare importanza alla nostra unione, abbiamo consacrato il nostro donarci l’un l’altro con ogni attimo di castità prematrimoniale.

Questo è il dono che abbiamo ricevuto: la grazia di rivivere insieme la nostra prima volta, quella vera, quella speciale per davvero!

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5 commenti

Archiviato in Piccole storie nobili, Spiritualità, Vita da prete

5 risposte a “Quanto è bella Valentina (e quanto è bello Attilio)?

  1. 61Angeloextralarge

    Solo grazie!

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  2. Bella testimonianza.
    Il vivere la Castità Prematrimoniale è l’esercizio più sicuro per vivere poi la Castità Matrimoniale (cos’è questa cosa? Ne vogliamo parlare…?), e allena l’uomo – forse anche la donna, ma “loro” sono un po’ “diverse” 😉 – a difendere la propria fedeltà, perché come ci insegna Cristo, l’adulterio non è solo quello che si consuma in un amplesso.

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  3. una testimonianza molto bella.

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  4. Lidia

    molto bello! è la stessa cosa che mi ha raccontato una mia amica, che ha fatto la stessa esperienza col suo fidanzato.

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  5. Pingback: La seconda verginità | La fontana del villaggio

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