La seconda verginità

med_robert-doisneau-le-baiser-de-l-hotel-de-ville-paris-1950-jpg

Mi colpisce vedere tanti ragazzi, come Attilio e Valentina, che stanno riscoprendo il dono della castità. Sarà perché sono stufi della banalizzazione e della commercializzazione del sesso, di sentirsi costretti all’orgasmo, come se fosse un dovere, un’obbligo sociale. Sarà perché la precarietà della vita li ha già disillusi su quanto sia effimero il piacere, ma sono sempre di più quelli che scoprono la Seconda Verginità.

Dopo un paio di esperienze sfortunate, cioè, rimpiangono di aver buttato via troppo presto e con troppa fretta il loro stesso corpo e cominciano seriamente a chiedersi se non sia più bello crescere insieme prima di donarsi all’altro, se non sia più rispettoso, più delicato ed alla fine dei conti segno di un amore più grande, esplorare altre forme dell’amore prima di darsi e riceversi pienamente.

Può sembrare un paradosso, ma anche la scelta di astenersi è un modo di donare all’altro il proprio corpo.

Comincia allora il rimpianto, la nostalgia. Ci si chiede, soprattutto le ragazze, se per superficialità o sentimentalismo non si sia sprecato qualcosa di irripetibile. Il grande timore è che non si possa più tornare indietro. Che, una volta iniziato, il sesso sia talmente prepotente ed invincibile da prendersi tutta la scena.

E invece non è così: una seconda verginità è possibile, perché la verginità, molto più che una condizione fisica, è uno stato mentale e spirituale, un modo di pensare se stessi e la propria relazione con il mondo.

Questa intuizione non è necessariamente legata alla fede, ma ad un modo di vedere la vita, che certo dalla fede è facilitato, ma in sé è semplicemente umano. Un modo meno aggressivo, orientato più all’essere che al fare, più all’accoglienza che al potere.

Bisogna essere bambini nell’animo, bisogna avere il senso dello stupore, bisogna aver scoperto che c’è qualcosa di prodigioso e niente affatto scontato nel fatto che un altro voglia donarsi a me, che mi trovi affascinante, al punto di desiderare di invecchiare con me, fino a desiderare che il mio volto sia l’ultimo che vedrà prima di morire, fino a promettere di accompagnarmi alla tomba.

Non stupitevi di questo linguaggio, l’amore non ha nessuna paura della morte, perché l’ha vinta e sconfitta da tempo, e per chi si ama la prospettiva di invecchiare insieme e magari addirittura morire insieme è un destino felice, a cui si guarda come una benedizione.

Proprio la castità consente di guardare alla morte in questo modo: il sesso è una ribellione contro la morte, così almeno ci assicura Freud, ma chi ha imparato a cavalcarlo come un purosangue, a metterne la prodigiosa energia a servizio dell’amore ha accesso ad una forza ancora più grande che nemmeno la morte può mettere in discussione.

Per capire la Seconda Verginità è necessario accostarsi ad essa non come ad una diminuzione o ad una autorestrizione, la castità non consiste nell’amarsi di meno, ma nell’amarsi diversamente.

Non si tratta cioè di un atteggiamento moralista, che nasce dalla paura o dalla repressione, al contrario è il desiderio di prendere sul serio il proprio corpo, di non dare per scontato il sesso, ma di esplorarlo lentamente, proprio come ci si avventura in un mondo nuovo, inesplorato e bellissimo, con cautela, perché può anche essere pericoloso, e con meraviglia e stupore per le mille sfumature, le mille sorprese,  i mille volti della bellezza che si aprono davanti a noi.

Niente è più bello del corpo della persona amata. E per corpo intendo l’insieme psicofisico, non solo la carne quindi, ma anche i desideri, le passioni, le emozioni, gli istinti.

Per questa ragione chi scopre la Seconda Verginità intuisce che non ci si può lanciare su questo corpo con la voracità del predatore, ma che bisogna invece riceverlo come un dono, piano piano.

Per questa ragione la Seconda Verginità porta con sé in realtà una crescita, non una diminuzione della passione. Ancora una volta non si tratta di amare di meno, ma di mettere in una carezza o in un bacio tutta l’emozione e l’intensità che prima si mettevano nel rapporto sessuale.

In questo modo si ritorna bambini, si ritorna a quella condizione infantile in cui una carezza basta a farci tremare e un bacio è capace di piegarci le ginocchia.

Questo modo di incontrarsi è certamente più vero, più autentico, perché la comunicazione non è drogata dal piacere, così tutti i gesti, anche i più piccoli, liberati dal pericolo dell’egoismo, si caricano di significato e di bellezza.

E’ molto più gratificante, molto più gioioso, molto più rassicurante, scoprire di essere desiderati non per la propria carne, ma per l’integralità della propria persona e questo è possibile solo attraverso la Seconda Verginità.

In questo modo si impara a cavalcare il desiderio, a sottometterlo alla volontà e alla ragione, così da indirizzarlo veramente all’amore, si toglie al sesso il suo pungiglione velenoso che è il desiderio di possesso, di avere un potere sull’altro e ne rimane solo la meraviglia, l’incanto, cioè il dono di sé e l’apertura totale al dono dell’altro.

Si tratta di scoprire che a letto non si incontrano due organi genitali, ma due persone, si tratta infine di riscoprire il romanticismo e la tenerezza, scoprendo che non sono l’anticamera del sesso, anzi al contrario il sesso è al loro servizio e ad essi deve condurre.

17 commenti

Archiviato in Spiritualità

17 risposte a “La seconda verginità

  1. Pingback: La seconda verginità | Luca Zacchi, energie rinnovate e rinnovabili

  2. E’ molto bello quanto è scritto potrei rispondere e dire mille cose , ma forse non riuscirei a dirle così bene e allora posso solo condividere, una cosa però la voglio dire,volere è potere e se una cosa si vuole fare veramente ci si riesce sempre.

    Mi piace

  3. Volere è potere , se noi decidiamo convinti di voler fare una cosa ci riusciamo ,certo ,sempre con l’ aiuto di Dio.

    Mi piace

    • @Nadia, non voglio innestare un polemica, ma potrei citarti decine di casi (alcuni anche molto personali) in cui per quanto la decisione e la volontà ci fosse, non si è “potuto”.
      E’ una frase che nel suo senso assoluto (e spesso viene pronunciata come un assoluto), non corrisponde a verità, per cui a che serve? Oltre a rimandare ad un supposto “potere” della mente dell’Uomo o della sua volontà, anche questo piuttosto fallace e opinabile.
      Cmq se la tua esperienza ti dice che è vera… buon per te, ma attenta alle delusioni😉

      Liked by 1 persona

  4. Orsola

    Tutto posso in Colui che mi da la forza.
    Amen

    Mi piace

  5. Certo che parlo di un potere della mente,della nostra volontà, io ho smesso di fumare dopo venti anni,la prima volta non ce l’ho fatta,dopo un anno ci sono riuscita ,con la mia volontà e sicuramente con l’aiuto di Dio.Per quanto riguarda l’astinenza,forse per l’uomo è più difficile, non lo so,ma per me la mia forza di volontà mi aiuta e essermi donata a DIO mi aiuta ancora di più,certo capisco anche che noi umani siamo simili ma non uguali.

    Mi piace

  6. Pingback: La seconda verginità | PsychoClub | Scoo...

  7. Giampiero Cardillo

    Forse la parola “astenersi” ricorda e produce un’aurea di misticismo eroico non adatto a tutti i cuori.
    Gli “eroismi” che si ricordano come esempi sono, di solito, quelli di cui si ricordano gli effetti sempre assai eclatanti e, di conseguenza, i modelli evocati dallo sforzo dell’astensione gonfiano di enorme difficoltà l’idea di scegliere di praticarlo.
    Parlerei, meglio, di decisione di (ri)appropriarsi della libertà di gestire il proprio corpo, non diventarne mai più schiavo, ma custode intelligente, libero dai condizionamenti del “consumo”.
    Le pulsioni sessuali hanno a che fare con il progetto di Dio, non sono un peccato in sé, non portano disordine nella nostra vita, sempre che si conosca e si riconosca ogni giorno il fine di questo naturale istinto: esserci per continuare ad esserci, come creature di questo mondo creato, che hanno una parte nell’azione creativa di una creazione che, così, non sarà mai finita, se sapremo custodirla.
    Unirsi in matrimonio, con un orizzonte fecondo troppo breve, non troppo distante della menopausa femminile, è forse la pentola dove viene cotta una zuppa avvelenata che confonde questa verità sublime e semplice, ben compresa, specialmente dalle donne dei paesi industrializzati, fino a cinquanta anni fa.
    La perdita di centralità della famiglia nelle odierne società post-industriali è una conseguenza “necessaria” al modello di produzione e consumo del nostro tempo. La “giustificazione” di ciò che è anti-naturale, sposarsi oltre i trenta anni, trova nel consumo del corpo uno straordinario cespite di guadagni,favorito dal lungo tempo che intercorre tra la sempre più anticipata improduttiva, pubere, attività sessuale,fino al giorno delle tardive “unioni”, sempre meno viste come un fatto centrale della vita affettiva e sociale e sacramentale( il matrimonio),ma come un passaggio da consumare nei “modi” di moda, neo-classici o alla”lo-famo-strano” di Verdonesca memoria.
    Un tempo, un ritardo inutile e dannoso che viene riempito da una attività di consumo, che presuppone promiscuità e multipolarità, che lascia nelle giovani vite segni indelebili di vuoto e sottile postuma insoddisfazione, come per le “esperienze” omosessuali, praticate con organi non creati allo scopo e senza scopo( rileggere Marcel Proust per verificare la profondità di questa letteraria insoddisfazione cosmica).

    Mi piace

  8. Quello che forse non si riesce a capire ,è che non deve essere una costrizione,ma una scelta libera e ponderata e se non si riesce, (diceva San Agostino a proposito)Signore aiutami,ma non subito. Quello che più preoccupa la chiesa , penso , è la promiscuità del sesso sia ne giovani che negli adulti.

    Mi piace

  9. E quanto detto Don Fabio (molto bello questo articolo…) pienamente vale per la “Prima Verginità” e dà il senso ad una seria, profonda, impegnativa scelta da fidanzati.
    E’ il bello e il vero che va proposto ai nostri figli prima di tutto e alle coppie che si affidano ad un cammino di preparazione al Matrimonio.

    I grosso problema è che il vero bombardamento che i giovani (e non giovani) subiscono è quello che ti dice che tutto ruota attorno al sesso, che se “non funziona a letto” non funziona nulla (mentre è assolutamente l’opposto…).

    La sessualità muta molto nella coppia nel corso degli anni (è anche un fatto fisiologico), poi ci sono tante situazioni contingenti, le gravidanze ad esempio, ma anche quelle serie come la malattia.
    Su quest’ultima posso testimoniare come il Signore sappia trasformare le cose, soprattutto per l’uomo che ha una sessualità spesso più “genitale”, portando la “carica sessuale ad elevarsi in senso maggiormente spirituale. Non è forse il senso profondo di tutto il cammino di conversione anche l’elevare lo Spirito al disopra delle mere “esigenze” fisiche?

    Insomma l’Eros è un gran Dono di Dio all’Uomo all’interno della coppia, ma non ne è fondamento né fine… il fine è l’Agape.😉

    Mi piace

  10. “…fino a desiderare che il mio volto sia l’ultimo che vedrà prima di morire, fino a promettere di accompagnarmi alla tomba.”

    Anche questo è un grande Dono… una Grazia.
    (Un’esperienza umanamente unica, non a tutti concessa.)

    … e come tale va chiesto.

    Mi piace

  11. Da leggere su carta, conservare e diffondere. Grazie!

    Mi piace

  12. michela

    Caro Don Fabio, meraviglioso articolo !!
    Dico anch’io: da conservare e diffondere !!!
    Non sapevo quale effetto avrebbe sortito, ma ho pensato subito di girarlo a mio nipote che sta attraversando un momento di crisi generale, con lo studio, con la ragazza (che frequenta da 5/6 anni ormai)… secondo me é proprio alla ricerca di Dio, l’unico che può colmare il vuoto che sente.
    Be’, lui é stato molto contento e mi ha detto che avevo proprio colpito nel segno!!! Grazie a Dio e grazie a te, dunque!!

    Ora, come posso fare per aiutarlo oltre a cercare di parlarci, ovvio.
    Sai, in realtà non mi sento così capace di fare grandi discorsi su questo…. magari puoi consigliarmi qualche libro da regalargli che possa aiutarlo a farsi un’idea più precisa…. , mi dispiacerebbe lasciar cadere la cosa così..

    Ultima cosa, ho una figlia di 15 anni ancora abbastanza bambina per cui forse questo articolo per lei é un po’ prematuro…. però mi piacerebbe cominciare a parlare con lei della castità, così come ci insegna la Chiesa, in modo tale che quando si troverà a frequentare un ragazzo ( forse molto presto) abbia già un’idea di come si dovrebbe vivere un fidanzamento. Aspettare di parlargliene nel momento in cui sta già vivendo un’ esperienza credo che sia troppo tardi….
    La parrocchia non ci aiuta in questo, ahimé !! Nessuno, in parrocchia, parla di castità ai nostri giovani, almeno nella mia !!
    Anche in questo caso, hai da consigliarmi dei libri che possano far conoscere la bellezza della castità ad una ragazzina di 15 anni?
    Io mi ricordo di aver letto degli scritti meravigliosi di Giovanni Paolo II ma ero già grande, avevo più di 20 anni e facevo l’università….. non penso che siano giusti per lei in questo momento.
    Io ho pensato a dei libri….. ma ogni consiglio é ben accetto !!!

    Benedico Dio per avermi fatto “incappare” nel tuo blog e chiedo a Dio di benedire te, perché tu possa continuare ad aiutarci, ad alimentarci ed illumincarci con le cose che scrivi. GRAZIE !!

    Mi piace

    • Credo che educare alla verginità significa innanzitutto educare alla grandezza d’animo. Soprattutto a quindici anni non servono saggi, piuttosto romanzi, qualcosa che scaldi il cuore, che insegni un modo vero di amare, non aver paura di esaltare il suo lato romantico, in realtà il sentimento, se è onesto e autentico, non è nemico della castità, ma suo alleato.
      Per il grande invece io conosco due libri straordinari su questo argomento che sono “Eros redento” di J. Bastaire e “La mistica della carne” di F. Hadjadi. Mi dicono bellissimo anche “Teologia e poesia del corpo” di O. Clement, ma non l’ho letto (ancora)

      Liked by 1 persona

  13. michela

    Grazie !!!

    Mi piace

    • @ Michela. Forse non esattamente quello che hai in mente per la quindicenne ma penso che potrebbe andare in quella direzione: «Via dalla pazza folla» di Thomas Hardy (in cui la protagonista sfarfalleggia assai ma alla fine scopre che il vero amore “which many waters cannot quench, nor the floods drown” le stava sotto il naso fin dal primo capitolo).

      Mi piace

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...