Fatica e Stanchezza

Orso bianco 06Si sa che a Marzo le ferie sono molto più vicine che a Maggio.

Quando le stai pianificando e immaginando ti sembra che sia quasi ora di preparare i bagagli, ma quando ti trovi a trascinare il tuo stesso cadavere nella calura romana, in credito di sonno e allegria dal capo, dalla vita, dai clienti, da tutto lo stupidissimo mondo mondiale, allora la data scritta sul biglietto aereo improvvisamente sembra allontanarsi di un paio d’anni e riesci solo a pensare “nun ja possofà”.

Così ho pensato, ho pensato e pensato (il vostro curato di città ama pensare, ve l’avevo già detto?) e ho concluso che la stanchezza e la fatica non sono proprio la stessa cosa, che gli animali si stancano, ma non si affaticano, forse perché non lavorano. Io invece sono al tempo stesso stanco e affaticato e allora mi fermo e mi chiedo, caspita e perché? Perché sono affaticato?

Alt! Macchina indietro, riavvolgi il nastro, due punti e ricomincia: cos’è la fatica?

La fatica non è la stanchezza, l’ho già detto? Pazienza, repetita juvant.

La stanchezza è una roba del corpo, è quando manca il sonno e la caffeina ti ha così saturato che non fa più effetto, è quando i muscoli fanno male, è quando il sedere è diventato ormai quadrato per la posizione innaturale a cui la tua scrivania lo ha costretto.

La fatica no, la fatica è una roba dell’anima, la fatica a volte si prova anche a non far niente, la fatica è una mancanza di senso, di allegria nel lavoro, di orientamento nelle scelte, di verità nella comprensione di sé.

La fatica è inutilità, vuoto, assenza. Al limite disgusto di sé e di ciò che si fa.

Ma come, ieri mi piaceva tanto il mio lavoro e oggi mi fa schifo, che è successo? Forse che il lavoro è cambiato? Si, ma non perché son cambiate le cose che fai, ma perché non le fai più con la stessa motivazione, con lo stesso senso, con la stessa allegria.

La cura è pressappoco la stessa: riposo. Ma c’è riposo e riposo e non è detto che sia tutto uguale e vada tutto bene.

Già, perché se sono stanco allora è il mio corpo che ha bisogno di riposo e quindi servono gran dormite, abbondanti mangiate e bevute, bagni caldi, sole, magari un bel massaggio per chi ha un paio di euro in più. Insomma riposo per il corpo.

Ma se sono affaticato invece allora è l’anima che deve riposare e le cose che fanno riposare l’anima non sono necessariamente le stesse che fanno riposare il corpo. Se l’anima è affaticata dormire e non lavorare non serve a niente. S. Tommaso scriveva: “Il riposo non consiste nel non lavorare, ma nel lavorare con gioia”.

Il riposo dell’anima è nel Senso, nella Gioia e nell’Amore.

E allora è necessario (ri)dare un senso al lavoro (cosa che si fa nella preghiera) entrando nel Sabato, fermarsi e dire al proprio lavoro: “quanto sei bello!”

E’ necessario ricevere ogni istante del tempo (compreso ogni imprevisto sul lavoro) come un dono e non come una disgrazia, come una nuova chance offerta alla nostra fantasia creatrice. E a quella di Dio.

E’ necessario rinnovare ogni relazione, quelle sul lavoro e le altre, nella loro bellezza e significato.

Insomma si riposa dalla fatica pregando.

E servendo.

E amando.

Non dormendo.

Come si vede il riposo del corpo richiede di centrarsi su se stessi, di lasciar fuori il mondo per un attimo e poi ritornare alla battaglia.

Il riposo dell’anima invece richiede di uscire da se stessi e dal proprio egoismo.

E’ il paradosso cristiano: è fuori di me che trovo me stesso.

8 commenti

Archiviato in De oves et boves, Vita da prete

8 risposte a “Fatica e Stanchezza

  1. E’ vero, però non mi è mai capitato di essere affaticata senza essere nello stesso tempo stanca, così tanto che spesso non c’è più la forza per pregare e offro come preghiera la stanchezza stessa. Non è che mi aiuti sempre…
    Ciao, don Fabio! 🙂

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  2. “Il riposo non consiste nel non lavorare, ma nel lavorare con gioia”
    CHE BELLO! 😀

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  3. Irene

    in risposta alle mie difficoltà di questo momento! Grazie!

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  4. Giampiero Cardillo

    Carissimo don Fabio, sei coraggioso e ardito, come è nella tua natura a parlare così a chi potrebbe fraintendere, ritenersi preso in giro e offendersi per le tue parole di verità.
    Questo, infatti, è un tempo in cui il lavoro, qualsiasi sia, è considerato un miraggio da un giovane su tre e,a volte, da un giovane su due.
    Troppe persone il lavoro, amato o odiato che fosse, lo hanno perso e disperano di ritrovarne uno qualsiasi.
    Ma quello che hai scritto andava scritto e va gridato con forza.
    La nostra Costituzione dice che la Repubblica è fondata sul lavoro. Quella tedesca dice meglio della nostra, perché si fonda sulla dignità della persona.
    Ma tu chiarisci che lavoro e dignità sono, se non proprio sinonimi, almeno causa ed effetto, per non avere un popolo affaticato e oppresso, magari stanco di un lavoro ben fatto.
    Il lavoro come Cammino di Santità.
    È la ragione della fondazione dell’Opus Dei, ad esempio. In passato ho frequentato eroiche famiglie dellOpera del fondatore S.Josémaria Escrivà,che dedicavano la loro vita ai giovani sbandati delle periferie romane. Ho conservato due preghiere del Santo fondatore, che ogni tanto riesco a comunicare a gente disperata perché la reciti:
    ” prego perché Dio nostro Signore mi orienti nello sforzo di trovare un lavoro e mi benedica facendomi ottenere un impiego onesto, degno e stabile; e mi aiuti, poi, a vedere il mio compito professionale come UN CAMMINO DI SANTIFICAZIONE e di servizio per gli altri, dove mio Padre Dio mi aspetta ad ogni ora e mi chiede che imiti Gesù, quando lavorava come falegname a Nazaret. Lui mi aiuti a comprendere che ciò che dà significato a qualsiasi lavoro è l’amore con cui lo facciamo: in primo luogo amore per Dio, per coloro per cui offriamo il lavoro; e amore per il prossimo, a coloro che vogliamo servire ed essere utili.”
    A corollario alcune riflessioni sul lavoro del Santo:
    -” Questa dignità del lavoro è fondata sull’amore. Il grande privilegio dell’uomoè di poter amare, trascendendo così l’effimero e il transitorio ;
    – Fate tutto per amore, così non ci possono essere cose piccole: tutto è grande,. La perseveranza nelle piccole cose è eroismo;
    – nella semplicità del lavoro ordinario, nei particolari monotoni di ogni giorno, devi scoprire il segreto, nascosto per tanti, della grandezza e della novità: l’amore.”
    Riconosco in quello che fai il coraggio e l’eroismo di far bene per amore, do Fabio. Hai predecessori santi.
    La Chiesa di questi tempi dovrebbe e, con l’aiuto fi Dio, lo farà sforzarsi di far bene il proprio di lavoro: creare le condizioni perché il lavoro sia al centro dell’agire civile, perché esso è un veicolo sicuro per la santificazione comune. Il Papa lo ha chiesto a te e a tutta la Chiesa, l’ha esortata a farlo nell’Evangelii Gaudium, con lucidità e forza, perché onestà, stabilità e dignità discendono da un lavoro che è il presupposto per essere onesti, stabili e dignitosi. La tua risposta alla chiamata del S. Padre mi pare chiara, ma, in genere, nella Chiesa, specialmente nella Gerarchia troppo attaccata all’otto per mille, langue. Ma non disperiamo. Preghiamo e facciamo. Ora et labora.
    Grazie don Fabio.

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