Sento la vita che mi scoppia dentro il cuore

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Max Horkheimer, il fondatore della Scuola di Francoforte, conclude il suo saggio più profondo, “La nostalgia del Totalmente Altro”, una sorta di testamento spirituale, con una frase terribile:

“purtroppo, il fatto che la conseguenza di un ragionamento sia la disperazione non è una prova della sua falsità”.

Fin da quando ero studente di filosofia mi sono sentito provocare con forza da questa frase e ci ho messo tanto per venirne a capo.

Davvero è così? Davvero, mi chiedevo, l’universo è indifferente alla nostra gioia? Davvero la nostra mente deve applicarsi ai meri dati di fatto per cui felicità e infelicità, tristezza e gioia saerbbero meri accidenti transitori che vanno e vengono senza aggiungere nulla al significato della vita?

Ma se davvero fosse così allora come misurarlo il significato della vita? Come classificare gli eventi che accadono e i pensieri? Come mettere ordine tra le cose senza avere la felicità per guida?

D’istinto sapevo che Horkheimer aveva torto, ma non sapevo dimostrarlo e per uno che ha una mente inguaribilmente ordinata e razionale (sono fermamente convinto che l’ordine mentale di un uomo è inversamente proporzionale all’ordine della sua scrivania) era quasi una sofferenza fisica.

Poi ho capito, la prova della falsità del ragionamento di Horkheimer si ottiene rovesciandolo: non so se la disperazione sia la prova della falsità di un ragionamento, ma sono certo che la gioia è una prova della sua verità.

In altre parole qualsiasi ragionamento sull’uomo, qualsiasi stile di vita, si dimostra vero se produce in me gioia, ovvero se mi consente di esprimere e realizzare pienamente tutte le mie possibilità e potenzialità, se corrisponde pienamente alle mie aspirazioni, se risponde alle aspirazioni più profonde del mio essere.

Allora la gioia è più di una mera emozione superficiale, è un indicatore importante, è il test della vita, il segnale della sensatezza dell’universo. Alla fine dei conti il fatto che io sia felice è una prova dell’esistenza di Dio.

Perché mai infatti dovrei essere felice?

Perché provo piacere per il puro e semplice fatto di esistere?

Perché la vita in sé è un bene?

Se la vita non avesse un senso in se stessa, se il senso della vita fosse qualcosa di arbitrario che ognuno appiccica a suo piacimento alle cose e non piuttosto qualcosa che riceviamo perché in un certo modo precede la stessa vita, tanto che noi lo dobbiamo scoprire e non creare da noi stessi, perché essere felici della vita?

Eppure tutti abbiamo saltuariamente sperimentato nella nostra esistenza attimi di pura gioia in cui la consapevolezza di essere vivi ci assale, quasi ci sorprende a tradimento, come canta Gaber nella sua bellissima canzone L’illogica Allegria.

Certo, non sono sciocco, so bene che a volte la vita può diventare un peso insopportabile, un continuo dolore da cui si vorrebbe solo essere liberati.

Però appunto LO DIVENTA. Nel suo nascere, nel suo iniziare, la vita in sé è sempre gioia e fonte di gioia.

Basta osservare i bambini delle favelas mentre giocano per rendersene conto, come riescono ad essere felici anche in un totale degrado e in una spaventosa povertà.

Presto perderanno l’innocenza che oggi li fa ridere, troppo presto. Mani avide e astute li deruberanno anche della gioia, che oggi è il loro solo tesoro, ma dal punto di vista filosofico, rispetto alla mia contesa con Horkheimer, questo è un fatto accidentale e quindi irrilevante, il punto è che in sé la vita è gioia, è bello esistere, è bello essere felici.

E’ come un presentimento, un’attesa che sta all’inizio delle cose ed è in se stesso una prova.

Infatti se non esistesse l’acqua come potrei aver sete? Se non esistesse alcun senso alla vita, se il mero fatto di esistere non fosse in sé l’essere scagliati come una freccia verso l’Amore, cioè verso una pienezza (posto che l’amore è la fonte della gioia) di che cosa dovrei gioire?

Ci sono momenti in cui torno bambino, momenti in cui questa gioia primordiale mi afferra. Allora sento la vita scoppiarmi nel cuore, sento una gioia così grande da non potersi dire.

Fammi essere sempre un bambino, perché questa gioia continui a scorrere in me.

 

7 commenti

Archiviato in Filosofia, Spiritualità

7 risposte a “Sento la vita che mi scoppia dentro il cuore

  1. “purtroppo, il fatto che la conseguenza di un ragionamento sia la disperazione non è una prova della sua falsità”…ecco, questa frase è appropriata per l’omelia che dura diciotto minuti…credo che dopo aver sentito diciotto minuti di un ragionamento si arrivi alla disperazione…però ciò non vuol dire che ciò che è stato detto era falso… 😀

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  2. È vero, la vera gioia nasce da l essere come bambini che vogliono sempre giocare ridere scherzare É nell’ innocenza e nell’ amore la gioia .
    Crescendo poi non sempresi riesce a rimanere bambini.

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  3. Parabolico

    c’è “la verità che è gioia dell’intelligenza” ( Tommaso d’Aquino a memoria approosimativa )..e per questo “sento dentro di me la certezza crescente di avere un deposito d’oro puro da consegnare”( Simone weil a memoria )

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  4. Giovanni

    Mi è piaciuta la riflessione. Misteriosa, suggestiva. Ma allora perchè i bambini nascono piangendo e non sorridendo? La goia é naturale, ma la si scopre nella vita e non sempre la si trasforma in una esperienz guida, la si puó perdere (e ovviamente, sempre trovare). Ma perchè possiamo perdere la nostra natura più profonda? Grazie della opportunità di riflettere

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  5. Daniela

    Per me la meraviglia più grande è stata venire a sapere che i nostri primi sorrisi li abbiamo fatti già nel grembo di nostra madre… Nessuno da imitare, eppure già avevamo dentro di noi qualcosa, sicuramente di inconsapevole ma comunque presente, che ci ha portato a sorridere! Che bellezza! 🙂 (…Al contrario dell’avatar che mi è capitato, ahahah!)

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