Toccare Dio

eucaristia

Dei cinque sensi il mio preferito è sicuramente il tatto.

Mi è sempre sembrato un po’ il parente povero tra i cinque.

La vista e l’udito si prendono quasi tutta la nostra attenzione, al gusto dedichiamo perfino trasmissioni televisive di successo, in cui cuochi rinomati si insultano come carrettieri, e l’olfatto è quello per cui spendiamo forse più denaro in creme deodoranti e profumi.

Eppure se sentiamo di essere vivi è perché qualcuno ci tocca.

Ricordo ancora come fosse ieri il giorno in cui, venticinque anni fa, posai le mani sulla spalle di una donna con un alzhaimer talmente avanzato da essere incapace di riconoscere perfino i figli e lei si girò di scatto e fissandomi negli occhi disse: “lei mi ha toccato con amore”.

Dei cinque sensi il tatto è quello che comunica meno informazioni, ma sono le più basilari, quelle indispensabili: ci sono, ti amo…

E’ anche però il senso che ha la più forte connotazione emotiva: nessuna immagine, nessun suono, nessun profumo ci commuoverà mai quanto una carezza, ci ferirà quanto uno schiaffo.

Non è forse vero che quando vogliamo dire che una cosa ci ha emozionato profondamente diciamo che ci ha “toccato”?

Deve essere per questo che mi sembra che la gente abbia sviluppato una sorta di fobia del contatto fisico.

Sarà perché passiamo ore e ore pressati come sardine nella Metro, abbracciati a perfetti sconosciuti, sarà perché le emozioni forti ci fanno paura e le desideriamo al tempo stesso, ma mi sembra che nessuno più si faccia toccare volentieri.

Ricordo ancora quanto mi impressionò a New York notare l’attenzione con cui la gente evitava di toccarsi in ascensore.

Ricordo un episodio gustoso, quando uscendo dall’ascensore quasi abbracciai una signora, la quale si ritrasse in maniera decisamente eccessiva (quasi mi dava uno schiaffo) e per scusarsi dopo un istante di imbarazzo si mise a ridere dicendo: “not without flowers and dinner”.

Come se toccarsi in ascensore fosse il preludio all’andare a letto insieme.

Per questo mi commuove nel profondo dell’animo il fatto che Gesù mi voglia toccare.

Gesù amava toccare la gente, i Vangeli ce lo mostrano continuamente che tocca.

Tocca tutti, uomini, donne, bambini, anziani.

Perfino gli intoccabili, i lebbrosi.

Per tutti ha una carezza, spesso impone le mani in segno di benedizione.

Ed io non posso fare a meno di chiedermi come sarà stato essere toccati da Lui?

Se è vero che il tatto è il senso che comunica le emozioni più forti, quelli che Lui ha toccato come hanno potuto sopravvivere? Come non sono caduti di schianto sopraffatti dalla gioia?

Nel libro dell’Esodo si dice che nessuno può vedere Dio e restare vivo e non sarà questo ancor più vero per quelli che lo toccano?

Eppure Gesù toccava tutti.

E tutti potevano toccarlo.

Non si sottraeva al contatto.

A volte si concede alla folla al punto che la gente lo spinge e lo preme da ogni parte.

Precisamente la situazione che io detesto, lo confesso.

Eppure Lui sembra trovarcisi perfettamente a suo agio.

Gesù vuole essere toccato anche da Tommaso: stendi qua la mano, toccami, sentila questa carne ferita, ancora sanguinante, calda d’amore.

Gesù si è inventato un modo per essere toccato da me.

Ogni giorno prendo il suo corpo tra le mani.

Lo accarezzo, lo bacio.

E’ pane, certo, ed è il suo corpo, la sua carne, la sua presenza.

E si consegna a me. Totalmente. Irrevocabilmente.

E anche da te vuole essere toccato.

Vuole sentire attraverso il tuo tocco che ci sei, che lo ami.

Pensa a questo la prossima volta che lo prenderai tra le mani.

 

 

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10 commenti

Archiviato in Spiritualità

10 risposte a “Toccare Dio

  1. patrizia

    Meravigliose parole. Grazie don Fabio!

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  2. Eppure, contatto quello di questo dio che si consegna alle mie mani, che alcuni vorrebbero considerare quasi “blasfemo”…

    (A meno che il pensiero conclusivo: “Pensa a questo la prossima volta che lo prenderai tra le mani”, non fosse destinato ai soli fratelli sacerdoti…)

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  3. 61angeloextralarge

    Grazie!
    Sono certa di non soffrire di scrupoli, come sono certa che non sarò mai degna di toccarlo, ma preferisco ricevere Gesù Eucarestia in bocca. E’ talmente umile che si fa toccare da chiunque, anche se immensamente indegno. Confesso che sono tra i tanti che non si preparano alla Comunione così come Lui si merita.Sotto sotto, non mi dispiace, perché se mi rendessi veramente e pienamente conto di Chi vado a ricevere, forse fuggirei dalla vergogna.

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  4. 61angeloextralarge

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  5. Sinceramente non riesco molto a capire quelli che hanno orrore di ricevere Gesù tra le mani… Come se la lingua fosse più pura delle mani!
    Non so voi, ma io faccio molti più peccati con la lingua che con le mani!
    Per carità, rispetto il disagio e il pudore, e infatti sono possibili entrambe le forme, però l’aggressività violenta, che addirittura addita come diabolica la pratica di ricevere Gesù nelle mani, è del tutto immotivata.
    Il punto è fare una buona preparazione e sapere ciò che si sta facendo.
    Poi, nelle mani, direttamente in bocca, in piedi, in ginocchio o quel che volete sta alla spiritualità di ciascuno e mi par giusto così.
    Facendosi pane Gesù crea una vicinanza scandalosa con noi, non vorrei che per un malinteso senso di sacralità finiamo proprio col perdere la dimensione carnale, fisica dell’Eucaristia

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    • 61angeloextralarge

      Hai ragione in abbondanza. Personalmente non ho orrore di ricevere la comunione nelle mani. Non so spiegartela a parole perché ancora non l’ho capita fino in fondo, ma credo riguardi un po’ la sacralità che dentro di me ho nei confronti di voi sacerdoti. Non sono forse cresciuta nel fatto che
      “quel” pezzo di pane diventa Gesù grazie alle vostre mani e poi venga distribuito anche da altri e addirittura chiunque possa toccarlo… Nella mia testa sono le vostre mani che possono offrirlo.
      Ti confesso che se mi comunico dal sacerdote sono più gioiosa. Ti confesso pure che se mi comunico con una parte dell’Ostia grande consacrata nella Messa e non con la piccola prelevata dal Tabernacolo… sono ancora più gioiosa. E per finire aggiungo che se mi comunico con le due speci… faccio tombola.
      Dimmela da prete… sono da ricoverare?

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      • Betty

        Anche se so benissimo che è lo stesso Cristo che ricevo – sia Quello innalzato dal sacerdote, sia Quello attinto dalla riserva eucaristica o Quello adagiato nella patena – sento anche io un’emozione diversa se mi viene donato Gesù “spezzato” durante la messa. Avverto più forte il senso del Sacrificio della croce. Per come la vedo io: cosa importa, tutto è Grazia!!

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  6. Betty

    “Da Lui usciva una forza che sanava tutti!” Toccare il lembo del Suo mantello, toccare Dio. Ho scritto anche io, sul bollettino della mia parrocchia, uno scritto molto simile al suo. Non credo che sia stato capito, ma non importa. Condivido col cuore la frese: Lo incontro, Lo tocco, Lo bacio. Nel 2001, in ospedale, avrei voluto comunicarmi ma non potevo farlo, perché non era possibile. Il prete, molto sveglio, mi disse: “BaciaLo, va bene così!” Da allora, ogni santo giorno: Lo incontro, Lo tocco, Lo bacio. Ed è mio. Alla faccia del lembo di un mantello. Grazie.

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