Fac cor nostrum secundum cor tuum

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Rendi il nostro cuore come il tuo cuore.
Questa è una delle più tradizionali preghiere ispirate alla devozione al Sacro Cuore e mi è sempre sembrata bellissima.

La leggo in un duplice senso, da una parte, secondo l’interpretazione moderna del termine cuore, come un invito ad avere in noi i medesimi sentimenti di Gesù, ad amare ciò che Lui ama, a detestare ciò che Lui detesta.
Dall’altra, in una chiave forse più biblica, considerando che nella Bibbia il cuore non è la sede dei sentimenti, ma piuttosto il centro della persona. Sarebbe forse più opportuno tradurre cuore con coscienza.
Letta in questa chiave questa preghiera diventa sorprendente: “Rendi la nostra coscienza come la tua”.
Bellissima preghiera!
Bellissima e coraggiosa perché diventa un attacco frontale a quell’idolatria dell’io che sembra essere la cifra più caratteristica del nostro tempo.
Anzi a ben guardare in entrambe le accezioni la preghiera ha questa connotazione, perché significa comunque un espropriarsi dal centro di se per mettersi interamente alla sequela di un altro.
Cosa c’è di più espropriante, di più radicale che dire: “io non voglio provare i miei sentimenti, voglio provare i tuoi”?
In un tempo in cui i sentimenti hanno la pretesa di attingere la sfera sacra del diritto, così da elevarsi ad assoluto, rinunciare deliberatamente ai propri sentimenti per volere quelli di un altro è un gesto tanto radicale da essere eversivo.
E che dire della coscienza?
La coscienza è il santuario dell’intangibilità della persona, il luogo in cui nessuno ha diritto di entrare… Certamente!
Ma se io stesso la mia coscienza non la dono, se non la sottometto ad un maestro, se la rinserrò in un orgoglio autoreferenziale smarrisco questo dono immenso che Dio mi ha dato.
Nessuno può violarla, nessuno può rubarla, ma se non la dono la spreco.
Tutti devono rispettare la mia coscienza, tutti!
Tutti tranne me!
La mia coscienza invece io devo maltrattarla, stressarla, tenderla, affaticarla, solo così la farò crescere.
E soprattutto devo sottometterla al mio maestro, perché solo così potrò andare oltre me stesso.
Fac cor meum secundum cor tuum, cioè rendimi discepolo, perché non c’è fede senza discepolato, ne discepolato senza obbedienza.

(È la prima volta che pubblicò un articolo direttamente dall’I-Pad, quindi abbiate pietà se la resa, soprattutto grafica non è eccellente, ma la mia preghiera di stasera mi era parsa così bella che desideravo proprio condividerla)

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3 commenti

Archiviato in Spiritualità

3 risposte a “Fac cor nostrum secundum cor tuum

  1. Patrizia

    Grazie!!!

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  2. 61angeloextralarge

    Smack! 😀

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