Homo Eligens


In uno dei suoi saggi più brillanti il sociologo Zygmunt Bauman dice che per uscire dalla crisi della post modernità è necessario evolversi da Homo Sapiens a Homo Eligens. Mi approprio di questa espressione, pur non condividendone del tutto i postulati, perché secondo me esprime molto bene la nostra situazione.

Cos’è un Homo Eligens? È un uomo che sceglie, un uomo cioè capace di orientarsi nel dedalo di offerte e proposte che la vita ci presenta. In questo mondo trasformato in un immenso supermercato e reso ancor più grande dalla Rete però scegliere è diventato pressoché impossibile.

Siamo alle strette, prendere decisioni non è mai stato così necessario e non è mai stato così difficile.

Perché dico che scegliere è diventato quasi impossibile? Per un fenomeno che gli esperti di marketing conoscono molto bene: la saturazione del mercato. Trovandosi di fronte ad una offerta praticamente infinita di opzioni più o meno indistinguibili tra loro e ad una pressione sempre maggiore che lo spinge in una direzione o nell’altra, il cliente di fatto non sceglie, non esegue più cioè un giudizio di valore sul prodotto, ma semplicemente si abbandona alla corrente o all’istinto del momento.

Applicando questo schema alla dimensione etico/religiosa e alle scelte esistenziali (Sposarsi o convivere? Generare o no? Come impegnare il proprio tempo libero? Cosa leggere? Chi frequentare? Insomma le mille decisioni quotidiane che dobbiamo prendere e che definiscono chi siamo, formando il nostro “volto spirituale”) scopriamo che scegliere e diventato praticamente impossibile.

La trasformazione del mondo in un grande mercato genera infatti due conseguenze: dapprima ci illude che, essendo le opzioni tutte possibili, esse rimangano disponibili sempre, che sia sempre possibile cioè resettare il sistema, tornare indietro e ricominciare da capo, come se ogni scelta che prendiamo non portasse con se delle conseguenze che devono essere godute o sopportate e dunque, in una parola, delle responsabilità.

Il grande marketing esistenziale fa di tutto per alimentare questa illusione offrendo tutta una gamma di (costosissimi) correttivi che consentano di scaricare la propria responsabilità, dalla maternità surrogata al divorzio facilitato, dall’aborto ai mille artifici finanziari che generano una finta ricchezza basata non sul lavoro ma sui flussi del denaro (falsa ricchezza che prima o poi presenta, e sta presentando, il conto).

Tutto insomma pur di non interrogarsi su di se e mettere seriamente in discussione il proprio stile di vita.

Il risultato è un uomo sostanzialmente vile, che invece di prendere la vita di petto, affrontandone con coraggio le ondate, si barcamena in un patetico slalom tra le scelte, cercando di evitare quelle più onerose, come uno che cerchi di schivare ogni responsabilità, ogni impegno.

Solo che prima o poi la vita presenta il conto, prima o poi arriva l’onda che non si può evitare, una malattia, un tradimento, una disgrazia, qualcosa insomma a cui non si può sfuggire e allora ecco che veniamo ricondotti alle nostre responsabilità, ecco che, come scrive Rimbaud (uno dei primi e più geniali interpreti di questo folle e disumano stile di vita), siamo ricondotti a terra “con la realtà rugosa da stringere / e un dovere da cercare“.

Quando ci si rende conto di questo il terrore ci assale, il peso della responsabilità, a cui nessuno ci ha mai abituati, ci schiaccia e scegliere diventa impossibile.

Non è raro allora vedere persone che si trascinano nella vita senza prendere nessuna decisione: quarantenni che ancora vivono con i genitori, coppie che restano insieme vent’anni senza mai decidersi a rendere definitiva la loro situazione, eccetera.

Si vorrebbe anche prendere una decisione, ma la paura di sbagliare ci terrorizza, il timore delle conseguenze ci porta a rimandare all’infinito…

E così cerchiamo dei consulenti.

Questa è l’epoca dei consulenti, abbiamo consulenti per tutto, dalla scelta del vestito a quella della moglie, dall’acquisto di una macchina alla scelta della propria religione. Cerchiamo continuamente qualcuno a cui delegare la responsabilità.

Ma un consulente non è un consigliere e su questa differenza si gioca tutta la partita.

Chi, come me, ha dedicato la vita all’accompagnamento spirituale sa bene che la maggior parte delle persone non cerca un consigliere, ma un consulente. Non è disposta, cioè, a rimettere in discussione il proprio stile di vita, il proprio sistema di riferimento, ma vuole solo essere confermata nelle decisioni che ha già preso o nella sua “Nolontà” (o volontà di non decidere). Al massimo accetta poche variazioni cosmetiche, mai un cambiamento sostanziale.

Ma un consigliere, se è saggio, spesso deve lavorare “contro” il “cliente” (brutta parola, ma meglio di “paziente”, e serve a capirsi) per il suo stesso bene. Deve stimolarlo a fare qualcosa che egli non vuole fare, proprio perché ha in vista il suo vero bene.

Deve, in una parola, non accettare di farsi scaricare addosso la responsabilità delle decisioni ed invece rendere il “cliente” un Homo Eligens, ridargli cioè il gusto e la capacità di scegliere ed assumersi la responsabilità.

Educare alle scelte, costruire l’Homo Eligens, è un duro lavoro, specialmente se non lo hanno fatto prima i genitori, perché stimolare nel fanciullo, ancora relativamente plasmabile, il gusto della decisione è molto più facile che in un adulto terrorizzato, però è proprio indispensabile, specialmente se passiamo all’ambito delle scelte etiche e religiose.

Per questo come ho detto nel mio articolo precedente sogno una nuova generazione di Cristiani capaci di svolgere questo compito di Consiglieri, perché sinceramente non vedo altro modo di sfuggire al disastro imminente.

15 commenti

Archiviato in Attualità, Spiritualità

15 risposte a “Homo Eligens

  1. Giampiero Cardillo

    Grazie.
    È molto meglio leggerti che commentarti, per non rischiare di essere fraintesi, per difetto di altrettanta lucida chiarezza.

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  2. paolopugni

    Scrive Patrick Lencioni nel suo Getting naked testo rivolto a consulenti scritto da un consulente, che il consulente deve superare alcune paure, la principale è quella di dare sempre ragione al cliente per paura di perderlo.

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  3. Mi piace l’idea dei cristiani-consiglieri, ma qual’e’ la strada per arrivatci?

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  4. 61angeloextralarge

    Ottimo! Aspetto il seguito. Smack!😀
    “Uomo vile”… Signore, metti in noi il tuo coraggio!

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  5. Sempre interessanti le tue analisi Don Fabio…😉

    Non so se si tratta sempre di “non-volontà” di scegliere, anche se “scegliere”, prendere posizione, soprattutto se contro-corrente è sempre scomodo… quasi impossibile poi scegliere “contro se stessi”, contro il proprio primo istinto, contro la propria pancia, contro la propria logica, contro il proprio spirito di “autoconservazione” o “autoprotezione”.

    Certo è un lavoro da Uomini Adulti, da Uomini che hanno preso seriamente in mano la loro vita. “Questo affinché non siamo più come fanciulli sballottati dalle onde e portati qua e là da qualsiasi vento di dottrina, secondo l’inganno degli uomini, con quella loro astuzia che tende a trarre nell’errore.” (Tanto per citare S. Paolo).

    Ecco ancora – restiamo in tema – la necessità di formare, crescere, educare, questa maturità… anche, ed è ritengo un passo necessario, sfrondando la Vita e le scelte da tutto il “superfluo”, da quell’abbondanza di offerta (da supermarket) che intontisce, intimidisce, rende impossibile la scelta… Complica la vita, invece di offrire nuove possibilità.
    Non dico si debba divenire tutti asceti o “stiliti”, ma certo ridare ordine alle priorità, rimettere in fila le esigenze…. prendere carta e penna e segnare dal punto 1) al punto 5) ( già dieci sono troppi😉 ).
    E facile qui sarebbe citare il Primo tra i Comandamenti… ma mi piace fare un ragionamento che possa anche essere “laico”, perché sono convinto che il tornare alle domande (o alle esigenze) primarie è anche un aiuto per l’Uomo a farsi le domande primarie.
    Quelle esistenziali, quelle che sempre sono soverchiate e annullate dall’abbondanza dei beni e …del “marketing”😉😐

    Concludo (sebbene altro mi sovviene, ma non voglio abusare…) ricordando a noi tutti, adulti genitori, che questa è una delle principali responsabilità che abbiamo verso i nostri figli: non scegliere per loro, non indicare loro le scelte, non “preservarli” dalle scelte (la peggior cosa), ma educarli a scegliere, ha essere responsabili e fedeli alle loro scelte (anche pagandone il fio…). Sapendo e mostrando loro con l’esempio, che la scelta che mai delude è una sola: compiere la Volontà del Padre.

    Sapendo anche che nel dubbio, nell’ansia, nel combattimento che precede la “scelta”, che è fare discernimento, pregando lo Spirito Santo con la disposizione a fare ciò che ci verrà suggerito, mettendo da parte il nostro “istinto”, la via ci verrà svelata e ogni dubbio sciolto.

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    • Condivido ciò che dici, aggiungendo che questa situazione si è creata proprio perché spesso i genitori hanno abdicato alla loro funzione.
      Non ci sarebbe bisogno di “padrini” e “madrine” se i padri e le madri avessero fatto sempre il loro dovere.
      Quanto all’analisi per cui mi fai i complimenti però in larga parte non è mia. Io mi sono limitato a trasferire sul piano religioso la più generale analisi di Bauman. In particolare l’affermazione che scegliere non è mai stato così necessario e così difficile è sua.

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    • 61angeloextralarge

      Mario: condivido anche io. Mi piace “educarli nelle scelte”. Si dovrebbe cercare di farlo anche se in pratica è difficoltoso perché ognuno di noi cerca di “guidare”, “pilotare” le scelte altrui, inconsapevolmente o meno ma lo si fa.

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      • Non si tratta tanto di “educare nelle scelte”, ma di educare a scegliere.
        A volte per educare a scegliere bisogna anche fare un passo indietro ed accettare che scelgano in modo diverso da come noi auspicheremmo.
        E più importante che facciano vere scelte, piuttosto che facciano scelte vere, perché una scelta sbagliata nel tempo si corregge, una non scelta invece innesca un pericolosissimo loop da cui è molto difficile uscire.

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        • “Educare a scegliere” è esattamente quello che intendevo (e ho scritto…).
          Non a caso ho aggiunto (anche pagandone il fio…).
          Oggi ho una figlia ormai adulta, che sta facendo scelte diverse dalle mie e anche che non condivido, ma sono sue e deve farsene carico.

          Viene un momento per i genitori, in cui – pur non abdicando alla Verità delle cose (che i nostri figli in fondo ben conoscono…) – dobbiamo fare nostro il “modus” di Dio Nostro Padre, che rispetta la libertà dei Suoi Figli, ma non distoglie lo sguardo e sa attendere…

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        • 61angeloextralarge

          Giusto! Ho interpretato male io…

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  6. Ho sempre pensato che la vera libertà sia proprio la libertà di scelta e che essa costituisca l’essenza della vera conoscenza. Don Fabio anche a me di recente hanno ronzato in testa queste idee (da studiosa di sociologia conosco Bauman e pur con le dovute pinze e a volte in disaccordo con le sue risoluzioni ne ho apprezzato molte riflessioni) e trovo che la tua idea del “counseling spirituale”, che io forse definirei più “coaching spirituale” per quel tuo porre giustamente l’accento sul consigliere che non sul consulente, su un’idea di “insegna ad un uomo a pescare, non procurargli semplicemente il pesce” che non abdica ad un’idea educativa, sia veramente un’ottima sintesi e un punto di partenza assai fecondo. Come passare dalla teoria ai fatti? (Lo chiedo a me stessa per prima ovviamente).

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