10 risposte a “Inno alle parole

  1. paolopugni

    Un capolavoro! Mitico nel senso pieno della parola.

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  2. 61angeloextralarge

    Caspita! Pane al pane e vino al vino… stronzo compreso, sul quale concordo appieno anche se non sono di Roma…

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  3. Si vede, anzi si sente, che ami le parole Don Fabio… e le usi bene.
    Ottimo “pezzo”😉

    I nomi delle cose, nascondono o megllio rivelano anche la loro profonda Verità… sarà per questo che oggi si continuano a cambiare i nomi della cose e alla cose più atroci o a quelle che più metton paura… si cambia il nome.

    Se ne trova reinventato (ma non con lo spirito che aveva Adamo nel suo “battezzare” le creature viventi), mistificato, edulcorato…
    Come se la morte, il peccato, le storture, potessero divenir “più belle”… ma uno “stronzo”, anche coperto di glassa, uno stronzo rimane.. e quando lo assaggi te ne accorgi!! (Tanto per restar nell’alveo della licenza poetica)😉

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  4. 61angeloextralarge

    Un sacerdote che conosco ha due modi di dire “stronzo”: il primo, quando ci sta benissimo, il secondo… “Tu si strunz!”, quando, oltre allo starci benissimo, vorrebbe probabilmente “non assolvere” il peccatore ma sa che un padre, ma soprattutto il Padre… non sarebbe contento di questa sua reazione.

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  5. bellissimo…
    ma perché mio marito continua a dirmi che basta uno sguardo?!!!
    …sporattutto quando c’è la partita!!!!!!!!!!!!!!!!mahhhh

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  6. “Io credo soltanto nella parola. La parola ferisce, la parola convince, la parola placa. Questo, per me, è il senso dello scrivere.”
    Lo diceva Flaiano.

    Questa lettura me l’ha fatta venire in mente.

    Viviamo in un mondo nuovo in cui ci sono nuove difficoltà e nuove sfide.
    La paura di non farcela è un sentimento che si diffonde sempre di più nella società e ognuno di noi vive con il continuo terrore, la continua frustrazione di non arrivare in qualche maniera alla fine del mese.
    La società ci riempie di parole, ci bombarda, ce le regala come fossero caramelle.
    A volte sono utili, a volte di 10000 parole ne basterebbe una e non riusciamo a trovarla o a leggerla.
    Ci hanno insegnato ad urlare le parole, a scambiarcele sopraffacendo l’altro con la forza.
    Ci hanno urlato che il tono deve essere la gittata dei nostri cannoni.
    Ci hanno gridato che dobbiamo diventare qualcuno e per diventare qualcuno bisogna urlare o comunque dobbiamo parlare.
    E così tutti parlano, tutti esprimono la loro su tutto.
    Ci hanno dato i social per parlare ma con meno parole possibili.
    Ci stanno dicendo che le parole non sono importanti e così facendo ci dicono che noi come uomini non siamo importanti.
    Urlano per farci dimenticare di essere importanti.
    Urlano e urlando eliminano il silenzio
    Vogliono eliminare il silenzio annullando il dialogo interiore.
    Ma io ho imparato che il silenzio a volte è frastuono e che chi domina il silenzio domina le parole.
    Il dialogo interiore domina il silenzio.
    Per il dialogo interiore servono le giuste parole.
    Conoscendo le parole conosciamo le emozioni, i moti dell’animo e sappiamo leggere gli eventi.
    La parola è uno strumento di pace.
    Conoscere le parole, saperle usare è un modo per acquietare il prossimo e se stessi.
    E’ un modo per definire i moti del proprio io e saper distinguere il bene dal male.
    E’ un modo per sminuire la portata della realtà, per allentare la pressione e per capire il prossimo.
    E’ un modo per incontrare il prossimo.
    Chi non sa usare le parole non sa neanche incontrare il prossimo.
    Chi non sa incontrare il prossimo non sa amarlo.
    Chi non sa amare il prossimo soffre e non sa amare se stesso.
    E allora si rifugia nelle alternative che in qualche maniera fanno da palliativo: il sesso, il gioco, la droga, la televisione.
    Non sapersi esprimere porta a dipendere.
    Non sapersi esprimere porta a perdere se stessi.
    Per esprimere se stessi è necessario qualcuno che ascolti.
    Per ascoltare ci vuole tempo.
    Per esprimersi davvero ci vuole tempo.
    Si vive in una società dove chi cerca di esprimere se stesso viene spazzato via in nome della velocità e dell’efficenza.
    Con le parole giuste però si concilierebbe tutto.
    Scegliendo le parole giuste ognuno di noi saprebbe esprimersi.
    Scegliendo le parole giuste ognuno di noi troverebbe pace.
    Scegliendo le parole giusto si potrebbe evitare di urlare.
    Le parole sono importanti e si potrebbe dire, parafrasando Flaiano, che il senso del parlare è trasmettere emozioni.
    Trasmettere emozioni è esprimere se stessi come essere umani.
    Evviva le parole!

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  7. Giovanni

    Bel pezzo, don Fabio, ma io non sono così amico delle parole. Sarà perchè ne sento tante, forse troppe, anche da uomini di chiesa. Per me le parole devono essere poche, comprensibili e ancorate alla realtà. Quante prediche verbose ho in mente, quante lettere pastorali sbrodolate e ripetitive. A me colpisce più una frase o un discorso asciutto che un discorso chilometrico. Tutti poi vogliono parlare, ma quanti sanno ascoltare ?
    Un caro saluto a te don Fabio e a tutti gli amici del tuo blog
    Giovanni

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