La sconcertante ragionevolezza della croce

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Molti dei miei lettori conoscono Mario Adinolfi e la sua battaglia coraggiosa e generosa “contro i falsi miti di progresso”. Recentemente Mario ha deciso di avviare una drammatica e apparentemente folle nuova fase, fondando un nuovo quotidiano: “La Croce”.

Tra le altre firme ha ingaggiato anche me, incaricandomi di tenere sul giornale una rubrica settimanale, che si intitolerà “GKC’s Weekly”, in onore dell’altrettanto coraggiosa rivista fondata dal gigantesco Inglese. In questa rubrica sceglierò e commenterò un brano chestertoniano ogni settimana, lasciandomi ispirare dall’attualità.

Sono veramente onorato di essere stato scelto per questo, ho conosciuto Mario solo di sfuggita alla prima veglia delle “sentinelle in piedi” qui a Roma e trovo incredibile che si sia anche solo accorto di me. Ma tant’è…

Questo il pezzo che ho scritto per il numero zero del giornale, ragionando proprio sul nome scelto per la testata.

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LA SPLENDENTE LUCIDITA’ DI CHESTERTON
di don Fabio Bartoli per la Croce

Quando ho saputo che Mario aveva deciso di fondare un quotidiano per proseguire la battaglia culturale e politica iniziata con “Voglio la mamma”, devo dire che ho provato sentimenti contrastanti. Da una parte sono stato entusiasta dell’idea in sé, la lotta ormai si è fatta incandescente e il quadro di riferimento muta con tale rapidità che uno strumento di informazione e raccordo agile come un quotidiano era ed è assolutamente necessario, dall’altra però il titolo scelto mi ha dato qualche mal di pancia. «Ma come?» dicevo a me stesso «Continuiamo ad insistere sulla laicità delle nostre idee, facciamo sforzi pazzeschi per smarcarci dall’etichetta di “Cattolici” usata per ghettizzarci e Mario sceglie un titolo che più confessionale non si può? La sua forza, la sua originalità consiste proprio nel fatto che è impossibile ricondurlo allo schema del Cattolico di allevamento e poi mi sciupa tutto così?» Devo ammettere che sulle prime ho pensato che si trattasse di un clamoroso autogol. Ma poi mi è capitata in mano una famosa pagina del grande Chesterton, splendente di intelligenza e lucidità come sempre, ed allora ho capito. La pagina in questione è tratta dal prologo de “La sfera e la croce”, in cui dialogano un anziano monaco, Michele, e Lucifero stesso. La riporto qui per comodità:

«Come ti stavo dicendo» seguitò Michele «anche quell’uomo aveva adottato l’opinione che il segno del Cristianesimo fosse un simbolo di barbarie e di irragionevolezza. È una storia assai interessante. Ed è una perfetta allegoria di ciò che accade ai razionalisti come te. Egli cominciò, naturalmente, col bandire il crocefisso da casa sua, dal collo della sua donna, perfino dai quadri. Diceva, come tu dici, che era una forma arbitraria e fantastica, una mostruosità; e che la si amava soltanto perché era paradossale. Poi diventò ancora più furioso, ancora più eccentrico; e avrebbe voluto abbattere le croci che si innalzavano lungo le strade del suo paese, che era un paese cattolico romano. Finalmente, si arrampicò sopra il campanile di una chiesa, ne strappò la croce e l’agitò nell’aria in un tragico soliloquio sotto le stelle. Una sera d’estate, mentre ritornava lungo un viale, a casa sua, il demone della sua follia lo ghermì di botto, gittandolo in quel delirio che trasfigura il mondo agli occhi dell’insensato. Si era fermato per un momento, fumando la sua pipa di fronte a una lunghissima palizzata: e fu allora che i suoi occhi si spalancarono improvvisamente. Non brillava una luce, non si muoveva una foglia; ma egli credette di vedere, come in un fulmineo cambiamento di scena, la lunga palizzata tramutata in un esercito di croci, legate l’una all’altra, su per la collina, giù per la valle. Allora, facendo volteggiare nell’aria il suo pesante bastone, egli mosse contro la palizzata, come contro una schiera di nemici. E, per quanto era lunga la strada, spezzò, strappò, sradicò tutte quelle assi che incontrava sul suo cammino. Egli odiava la croce ed ogni palo era per lui una croce. Quando arrivò a casa era pazzo da legare. Si lasciò cadere sopra una sedia, ma rimbalzò subito in piedi perché sul pavimento scorgeva l’intollerabile immagine. Si buttò sopra un letto; ma tutte le cose che lo circondavano avevano ormai l’aspetto del simbolo maledetto. Distrusse tutti i suoi mobili, appiccò il fuoco alla casa, perché anche questa era ormai fatta di croci; e l’indomani lo trovarono nel fiume».
Lucifero guardò il vecchio monaco mordendosi le labbra. «È vera questa storia?»
«No» disse Michele «è una parabola: la parabola di tutti voi razionalisti e di te stesso. Cominciate con lo spezzare la croce, ma finite col distruggere il mondo abitabile. Tu hai detto che nessuno deve entrare nella Chiesa contro la sua volontà e un minuto dopo dici che nessuno ha la volontà di entrarvi. Sostieni che non è mai esistito l’Eden, e il giorno dopo affermi che non esiste l’Irlanda. Cominci con l’odiare l’irrazionale e arrivi a detestare ogni cosa, perché tutto è irrazionale». (da La sfera e la croce, Piemme 1991, 20-22)

Cominciate con lo spezzare la croce e finite col distruggere il mondo abitabile”! Provate a togliere la Croce dalla nostra cultura, dalla nostra umanità, e vi troverete rapidamente a non aver più in mano né una cultura né un’umanità.

È vero, la croce è arbitraria, irragionevole, contraddittoria, ma proprio per questo è il simbolo più umano che ci sia.

È insieme il segno di una delle torture più crudeli mai inventate dall’uomo e dell’atto d’amore più gratuito e sconvolgente della nostra storia, esprime contemporaneamente quanto di più alto e quanto di più basso c’è in ciascuno di noi e proprio per questo può rappresentarci meglio di qualunque altra cosa.

La croce è nemica di ogni ideologia, perché racconta innanzitutto un fatto, un avvenimento: un uomo ha amato tanto da dare la vita. È in se stessa contraddittoria, in questa sua pretesa di protendersi contemporaneamente verso l’alto e orizzontalmente, ma proprio per questo può cogliere ed abbracciare tutta la realtà, perché questa è la medesima contraddizione che ogni uomo porta in sé.

Paragonatela alla forma razionalista per definizione: la sfera. Armonica, uguale da ogni lato, perfetta nella sua essenzialità, ma anche chiusa in sé, inaccessibile dal di fuori. La croce non ha l’armonia e l’equilibrio di una sfera non c’è dubbio, ma se vi capitasse di cadere sareste capaci di aggrapparvi ad una sfera? Non è infinitamente più appropriata la Croce a questo scopo?

La Croce è il simbolo dei deboli, rappresenta il forte che si fa debole per amore, ed è per questo nemica di ogni totalitarismo.

Il fatto è che l’uomo è irrazionale, la realtà è irrazionale, e per adattarla alla sfera perfetta delle nostre teorie bisogna tagliarne inevitabilmente dei pezzi e va a finire che qualcuno rimane sempre fuori. E, guarda un po’, sono sempre i più deboli: bambini, anziani… insomma quelli di cui parla “Voglio la Mamma”. Per questo la Croce, sommamente irrazionale è anche sommamente ragionevole, perché è la sola che può abbracciare l’uomo, tutto l’uomo.

(Saremo in edicola dal 13 gennaio 2015, ma intanto vi stiamo spiegando chi siamo. Abbiamo aperto la campagna abbonamenti e oggi, lunedì, si apre la prima settimana “intera” di attività. Ringraziamo i tanti che già nelle prime ore della campagna ci hanno inviato la concreta adesione al nostro quotidiano pro life e contro i falsi miti di progresso. Ci si abbona a La Croce con un bonifico da inviare al conto intestato a Associazione Voglio La Mamma, Iban IT89T0103003241000000318244 specificando in causale il tipo di abbonamento prescelto (abbonamento semestrale: 99 euro, abbonamento annuale 180 euro, abbonamento sostenitore 500 euro, se volete aiutarci con qualcosa in più potete inviare una donazione libera). Dopo aver inviato il bonifico scrivete alla email adinolfivogliolamamma@gmail.com per segnalare i vostri dati anagrafici e l’email a cui a partire dalla mezzanotte tra il 12 e il 13 gennaio 2015 riceverete il pdf del quotidiano)

7 commenti

Archiviato in Attualità, De oves et boves, GKC's Weekly

7 risposte a “La sconcertante ragionevolezza della croce

  1. Wow! Che bello! In bocca al lupo per questa nuova avventura editoriale!!! Mi sembra davvero interessante! Ti aspetto in edicola😉 Maria

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  2. L’ha ribloggato su Luca Zacchi, energia in relazionee ha commentato:
    Ribloggo un bell’articolo di Fabio Bartoli

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  3. Lidia

    Io su un giornale che si chiama la croce non ci scriverei mai (del resto, non credo che nessuno mi chiederebbe mai di farlo – a me le parole “battaglia dei cattolici” fanno venire un’orticaria tale…pensavo la nostra fosse una battaglia di pace), perché la croce la portiamo tutti e noi cristiani la vediamo come segno di salvezza: cosa ciò c’azzecchi con un giornale che già si annuncia di parte (parte ammirevole, ma di parte) e battagliero (Adinolfi combatte una battaglia, giusto?).
    Anche se meglio così che falsamente “solo umano” (nel senso migliore del termine): meglio che lo dicano apertamente, che sono un giornale cattolico, e così possiamo dormire sonni tranquilli, la gente dirà (giustamente) che sono pensieri validi solo per cristiani e perciò continuerà a dormire sonni sereni senza porsi il problema se per caso queste tematiche non vadano più in là del cristianesimo solo.
    Alla peggio, c’è il Papa che parla con Repubblica. E dato il proliferare di giornali tipo “la Croce” non mi stupisce – qualcuno lo deve pure fare.
    A me tutte queste iniziative mettono una tristezza profondissima. Speriamo che io mi sbagli e che siano davvero feconde, anche se lo scopo mi sfugge. Mi pare che invece di creare ponti qui costruiamo muri – chi sta di là, ci sta bene; chi sta di qua – starà meglio perché leggerà cosa vuole sentire, e non cambierà niente.
    Mi spiace essere così amara, magari poi mi passa, don Fabio. Però mi fido del tuo giudizio, speriamo che tu abbia ragione. Mi spiace dover criticare persone che si mettono in gioco così, la mia stima rimane alta e so che lo fanno in buona fede, ma…non riesco proprio a condividere lo spirito.

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  4. Lidia

    (io penso che la tua intuizione, quella del mal di pancia, fosse quella giusta. ma io sono proprio contraria a tutta la “battaglia” – posta così, almeno, perciò temo di non fare testo. Mi dispiace davvero…ma è buon segno, l’unità dei cristiani non vuol dire uniformità. Forse è bene che ci sia la Croce e gente come me che un giornale così non lo comprerebbe mai e però siamo tutti ugualmente cristiani. Basta che nessuno salti su a dire “se non la pensi così allora non sei cristiano”: e siccome già ne ho sentiti vari…speriamo bene)

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    • Ciao Lidia, mi permetto una citazione e un vocabolario.
      Citazione: «bonum certamen certavi cursum consumavi fide servavi»
      Voce di vocabolario:
      «Certamen. 1 gara, lotta
      2 contesa, contrasto, controversia, disputa
      3 combattimento, battaglia.»

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      • Lidia

        Sì, lo so, il latino ancora me lo ricordo, adesso sto lavorando sulla morfosintassi dell’estone e del finlandese e le belle, semplici declinazioni latine mi mancano🙂
        Capisco il tuo commento, anche a me questa citazione di san Paolo è venuta in mente – solo che ecco: a me tutta questa faccenda della lotta, della battaglia e del quotidiano la Croce non piace. O meglio: battaglia sì, ma insieme e non contro; sempre “per”. E a me i toni, negli ultimi mesi, sembrano molto, molto, molto “contro”.
        Magari mi sbaglio; spero di sbagliarmi. E ripeto: sia benedetta la non uniformità dei cattolici, difendiamola come un bene prezioso.

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        • Scusa la saccenza. Il vocabolario sono andata a riguardarmelo per prima cosa per me (mi era venuto il dubbio di non ricordare bene il significato di “certamen”).Negli ultimi mesi ho pensato spesso che tutto sarebbe stato più semplice se il cristianesimo fosse una questione di AUT-AUT. Invece è una questione di ET-ET che in certi casi – gli ultimi mesi per esempio – sembra più che altro il ponte della spada, quello che ci si cammina sopra di taglio, non di piatto. Per il resto, certo che deve essere per (gli altri) ma anche contro (noi stessi). E anche il contrario però. Via stretta e pure spinosa🙂

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