La trasgressione delle novizie

di Sabina Nicolini

Immaginatevi un ritiro di novizie. Poco conta che vestano in jeans e felpa col cappuccio.

Simona, la mia consorella che tiene il ritiro, le spiazza quasi subito: “Per essere fedeli, bisogna essere trasgressive”. E parla di Maria, la più trasgressiva di tutte. Perché ha creduto nell’impossibile. E di quel Dio, per il quale nulla è impossibile con il sì di una piccola creatura tutta piena di amore.

La parola piace. A chi non piace la trasgressione? Mi viene in mente (chissà come mai) Chesterton. E quel suo andare controcorrente che è la cifra delle cose rigorosamente vive; e anche quel suo (cosa ancora più strana di questi tempi) Uomovivo, che ha “sfidato le convenzioni e rispettato i comandamenti” (ci ha travolto tutti, l’altro giorno nell’Aula Magna della Sapienza).

“Solo la coraggiosa follia di un’adolescente poteva fidarsi e affrontare disarmata il futuro”, continua imperterrita Simona.

Sì, degli adolescenti avremmo potuto e dovuto conservare la follia coraggiosa e incurante del pericolo, quella follia che può salvarti la vita, cioè portarla a compimento. Quando la doni tutta, ovviamente, perché non si salva chi risparmia.

Il mio incubo peggiore in questo senso è rappresentato dal ricordo di una gara di corsa. Il che non richiederebbe grandi spiegazioni, se si pensasse che la mia attitudine sportiva è inversamente proporzionale a quella delle palestrate consorelle americane (le novizie di cui sopra). Ma la ragione profonda dell’incubo è un’altra, e vive nel ricordo di una tragedia che effettivamente vissi nell’unico momento di gloria sportiva della mia vita, quando, a diciassette anni, nel pieno dell’adolescenza appunto, mi ritrovai alle selezioni provinciali della corsa campestre scolastica. Fu l’apice della mia carriera sportiva, ma anche la sua fine. Perché stranamente non mi fu dato di sentire il suono della campanella che annunciava l’ultimo giro di corsa, il gran finale. Per cui me lo persi, il gran finale. Cioè corsi quel giro in un risparmio calcolatissimo di forze, in saving power mode, per ritrovarmi al traguardo incredula, come al risveglio da un inganno. La corsa era finita e non ero neppure sudata. Non avevo dato tutto.

Ecco, a vivere risparmiando le forze si vive male. Calcolando, trattenendo, pianificando per un domani che non siamo neppure certi che ci verrà concesso. E seguendo Gesù Cristo la logica del risparmio energetico funziona anche peggio. Perché se ci stai al 60, al 70 percento, come tendiamo a fare tutti (tutti noi che siamo bravi, intendo), ti perdi proprio il meglio.

Certo, farai delle belle esperienze spirituali, lo ammettono tutti, condite con un po’ di sforzi di volontà, magari, e ogni tanto forse ti sentirai pure un po’ penalizzato per quello che ti manca, che non puoi fare, per ciò a cui stai rinunciando, e magari a volte ti capiterà anche di sentirti bravo, ben avviato sulla via della vita…

…Però… però quel tuffo di gioia perenne, quello che sentono i santi, arriva solo quando scavalli la soglia del 99 percento. Quando non trattieni più nulla e ti giochi completamente. La faccia, la testa, il cuore, fino in fondo. Scommetti sull’impossibile, e scommetti tutto. Perché se trasgredisci, allora lo devi fare bene. Se segui Gesù, lo devi fare a capofitto. E non per essere più bravo, ma perché conviene, perché una volta che Lui ti chiama è suonata la campana dell’ultimo giro: e che altro dovrebbe succedere dopo? Non c’è un dopo: tutta la vita è qui.

È la gioia inaudita, quella che solo gli sposi conoscono, anche le spose di Gesù, quella che sgorga da un impegno sottratto ad ogni condizione, ad ogni limite, ad ogni capriccio. Un dono di sé totale ed incondizionato, salvato da ogni tentazione di risparmio. Una cascata in caduta libera. È quel tuffo al cuore.

5 commenti

Archiviato in Sabina Nicolini, Spiritualità

5 risposte a “La trasgressione delle novizie

  1. Bellissima,
    È vero quando hai capito quanto è veramente grande l’amore di Gesù per
    noi allora tutto il resto non conta.

    Mi piace

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